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Inchino a Venezia

La prua della Msc Divina vista da via Garibaldi

Il “caso” della Costa Concordia naufragata all’isola del Giglio ha acceso i riflettori su una combinazione che potrebbe svelarsi molto ben più grave. L’ “inchino”,  infatti, che è costato la vita di trenta passeggeri e l’affondamento della nave da crociera di maggior tonnellaggio mai naufragata della storia, è una costante quotidiana che pericolosamente si ripete nella Laguna di Venezia. Più grave perché a rischiare sono i bellissimi ma altrettanto fragili palazzi storici della Serenissima. Nei giorni scorsi c’è stata addirittura un’affluenza record, con ben tredici grandi navi che sono transitate nelle acque del canale della Giudecca e del bacino di San Marco. Per il piacere delle migliaia di crocieristi assiepati sui ponti dei grattacieli del mare, apparecchi da ripresa in mano, che fa lievitare gli incassi di compagnie di navigazione, porto e indotto, anteposti agli altri interessi della città.

Lo sfregio alla Serenissima ha innestato la protesta degli attivisti. Oggi vi transitano navi di stazza superiore alle 100.000 tonnellate, lunghe oltre 300 metri, i più moderati chiedono che in Laguna siano ammesse ad attraversare i canali soltanto quelle compatibili, indicate nel Decreto Clini-Passera, di non oltre le 40.000 tonnellate di stazza. Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, suggerisce come nuovo porto crocieristico quello di Marghera, perché, dice, “le grandi navi devono uscire al più presto” ed è tassativo sui tempi di realizzazione,  “non sulla base di progetti che potrebbero richiedere anni per vedere la luce”.

La manifestazione degli attivisti contro le grandi navi

Il più intransigente dei comitati, quello di No Grandi Navi, ha chiesto, invece, il blocco del transito delle crociere non soltanto nel canale della Giudecca e nel Bacino di San Marco ma anche negli altri corridoi lagunari. Così che sabato 21 settembre scorso, manifestanti del comitato No Grandi Navi hanno ostacolato il passaggio delle crociere tuffandosi nel canale della Giudecca mettendo in atto un braccio di ferro con le barche delle forze dell’ordine. Le navi da crociera sono rimaste ormeggiate al molo della Marittima in attesa della conclusione della protesta, mentre dalla riva delle Zattere, occupata da centinaia di persone, si sono scatenate urla e fischi di entusiasmo. Più duri i No Global che all’aeroporto hanno sfasciato gli interni dell’area riservata ai crocieristi ed esposto sulla catasta di sedie e mobili lo striscione con la scritta «Stop Cruises».

La querelle dell’“inchino a Venezia”  ha coinvolto personaggi del calibro di Adriano Celentano. L’ambientalista della Via Gluck – che cantava “per voi che restate a piedi nudi a giocare nei prati, mentre io in centro respiro il cemento” – ha pubblicato a sue spese sulla pagina del Corriere della Sera che «domani non sarà un bel giorno per il nostro Paese, anche se ci sarà il sole. Con l’ignobile sfilata delle tredici navi dentro la Laguna di Venezia si celebra l’Eterno Funerale delle bellezze del mondo».

I No Global devastano il terminal dell'aeroporto

La reazione di Roma è stata più che immediata. Infatti il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha fatto sapere con un comunicato diffuso dall’ANSA che ”è mia intenzione proporre nella prossima riunione un percorso che porti all’opzione zero del passaggio delle grandi navi su Venezia, partendo da uno spostamento di quote crescenti su Marghera in attesa di soluzioni strutturali definitive”. E il presidente del Consiglio Enrico Letta ha convocato una riunione a palazzo Chigi per il 1° ottobre con il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e quello dell’Ambiente, per risolvere la questione.

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