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Rifiuti. Perché fermare l’ inceneritore

A quali condizioni si può realizzare un impianto per il trattamento rifiuti? Il nostro punto di vista e le nostre proposte su quello che per tutti ormai è “l’ inceneritore “

I convulsi sviluppi della questione “ inceneritore ”, non esclusa la mancata votazione nel Consiglio comunale dello scorso 12 febbraio a causa dell’uscita dall’aula delle opposizioni, opposizioni che pur avevano chiesto – e ottenuto – una seduta monotematica, mettono ancor di più in risalto la necessità di fermarsi ulteriormente a riflettere prima di prendere una decisione definitiva sull’opportunità o meno di andare avanti e realizzare l’impianto di ossicombustione nella zona industriale di Bari.

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Chi crede nel progetto di un impianto di ossicombustione?

inceneritore Oberhausen valle Ruhr

L’inceneritore di Oberhausen, nella valle della Ruhr

Partiamo dalla considerazione che non ci si può mettere sempre di traverso ad ogni iniziativa, e specialmente quando si propongono impianti che sono innovativi, che vogliono sperimentare nuove tecnologie, che vogliono proporre, verificare ed indicare strade migliori da percorrere in futuro nell’ambito della gestione e dello smaltimento dei rifiuti.

È pur vero, però, che non può mai accettarsi un qualsivoglia investimento di nuova generazione quando, per primi, gli azionisti di una società, o coloro che controllano gli azionisti, non credono nel progetto innovativo, lo ostacolano, ne mettono in dubbio le strategie, il loro valore.

L’innovazione va sempre favorita, ma occorre crederci, perché occorre attivare un impianto in via sperimentale e nel contempo monitorare i parametri ambientali significativi per verificare se gli stessi rispondono ai risultati dei modelli previsionali applicati nella fase di valutazione. Se in futuro non emerge la rispondenza, occorre attivare delle verifiche e delle calibrazioni degli impianti, per consentire il continuo miglioramento ambientale e riportare i parametri ai valori che hanno consentito l’espressione di un giudizio favorevole di compatibilità ambientale. È questo ciò che si fa con gli impianti sperimentali, ma ciò è possibile se si hanno azionisti che ci credono e che impongono un efficace sistema di gestione ambientale che serve a sovrintendere a tutti i processi produttivi.

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Rivedere la VIA

Inoltre non si può non sottolineare che il cosiddetto (perché tale tecnicamente non è, dato che utilizza una tecnologia diversa da quella impiegata nei classici inceneritori rifiuti) inceneritore è stato oggetto di VIA (valutazione di impatto ambientale) sulla base di determinate condizioni a contorno, prima fra tutte che il bacino di provenienza dei rifiuti fosse locale (anche se poi il locale urbano è divenuto locale metropolitano, ossia dell’intera provincia barese). Questa è stata una condizione posta dal Comune di Bari e sulla base di ciò si è valutato l’impatto del cosiddetto inceneritore sulla città e sulle infrastrutture. Inoltre la provenienza certa dei rifiuti consente di ottenere determinate garanzie sulle caratteristiche dei rifiuti in ingresso.

Sembra che queste ed altre condizioni siano ora variate e pertanto il giudizio espresso viene minato alla base.  In particolare non si comprende come possa avviarsi un impianto che è condizionato nel suo funzionamento dall’utilizzo esclusivo dei rifiuti di Bari. L’investimento è fallimentare; se poi per renderlo economicamente sostenibile occorre spostarsi nella città metropolitana, occorre preventivamente valutarlo.

 Inceneritore o impianto di ossicombustione: un dibattito pubblico previsto per legge

impianto ossicombustione Gioia del Colle

L’impianto sperimentale di ossicombustione a Gioia del Colle (Bari)

Occorre rivalutare la compatibilità del cosiddetto inceneritore e questa volta, anche alla luce di quanto accaduto, procedere con l’attivazione di un pubblico dibattito per coinvolgere e informare le popolazioni interessate dalla realizzazione della struttura. Per questo motivo il legislatore ha potenziato lo strumento del dibattito pubblico, come previsto dal Codice Appalti (d.lgs. 50/2016), che si ritiene sia estensibile all’impianto proposto visto che è finanziato anche con fondi pubblici e presenta nella compagine sociale soggetti controllati da un Ente Pubblico.

In Puglia la legge sulla partecipazione consente un nuovo percorso avvicinando alle istituzioni i cittadini: è il cammino che va ora intrapreso, ma intanto il cosiddetto inceneritore va subito fermato e non realizzato; in autotutela si revochi la determina di compatibilità ambientale perché sono mutate le condizioni alla base del’espressione del parere. Solo così potrà aprirsi una nuova fase, strategica, che porti a valutare il futuro dell’impianto.

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