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L’inceneritore che guarda all’ambiente

inceneritoreDanimarca. La parte più meridionale della Scandinavia. A dispetto di quello che si può pensare, il Paese che si estende a nord-ovest della Germania non è così avvezzo alle temperature gelide, favorito da una clima temperato – grazie alle correnti che arrivano dall’Atlantico – e da una composizione territoriale che si presenta perlopiù come una grande distesa pianeggiante, con poche alture. Anche per questo motivo il Paese di Hans Christian Andersen, della Sirenetta e dell’Amleto shakespeariano non ha mai raccolto un grande consenso in quelle discipline tipiche dell’ambito montanaro, come lo sci, l’arrampicamento ed il trekking. Almeno fino agli ultimi anni.
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La natura… su un inceneritore – E’ in fase di ultimazione, infatti, un progetto innovativo e quasi provocatorio nel cuore della capitale Copenaghen: la realizzazione di un impianto sportivo/naturale sulla parte superiore del nuovissimo inceneritore di Amager Bakke. L’impianto – grande all’incirca 42mila metri quadrati e di cui mostriamo alcuni render – è in grado di ospitare, grazie alla sua architettura moderna con tetti inclinati, zone adibite al free climbing, al trekking ed anche una pista da sci, con rifugi dove potersi mettere comodi e godere del meraviglioso paesaggio che la Danimarca offre. Il termovalorizzatore è un’idea di Bjarke Ingels, architetto e profeta in patria (nativo proprio di Copenaghen, classe 1974) che ha fondato il BIGBjarke Ingels Group – nel 2006, e che nella sua professione cerca sempre di coniugare architettura e praticità. In un Paese, poi, che mostra sempre di avere un occhio di riguardo per l’ambiente, con diffuse e minuziose pratiche di riciclaggio e con un ampio ricorso alle fonti alternative di energia, la sfida di Ingels ha fatto ricredere anche gli scettici.
BIG_02Oltre le difficoltà e le perplessità – Malgrado l’inceneritore, infatti, fosse annoverato tra le 50 migliori invenzioni dell’anno 2011 – secondo l’autorevole opinione del Times – la realizzazione dell’edificio ha dovuto fare i conti con l’altrettanto “diffidente” giudizio dell’amministrazione di Copenaghen, che vedeva nell’opera un progetto virtualmente dannoso per l’ambiente. Le emissioni sarebbero potute essere maggiori in virtù di quell’impianto eretto sul tetto dell’Amager Bakke, si stimava il 30% in più. E per un grosso e dispendioso progetto come questo – 600 milioni di euro – calcolare i pro e i contro era quantomeno doveroso. Timori che sono stati tuttavia fugati col tempo, con l’impegno ed il pragmatismo del BIG: dalle stesse tonnellate di rifiuti che saranno bruciati sarà prodotta l’energia per gli impianti sportivi; beneficeranno anche un corrispettivo di circa 150mila famiglie nella capitale; e poi diminuiranno al tempo stesso le emissioni di anidride carbonica ed ossidi di azoto. Per una nazione che dagli anni Sessanta/Settanta ha iniziato un lento, ma costante processo di “pulizia” da quelle pratiche ambientali deleterie, e che non fa mistero di voler puntare nel giro di una quarantina d’anni a diventare autosufficiente dal punto di vista energetico, l’inceneritore Amager Bakke sembra essere quell’altro ulteriore passo, in tale direzione, di cui la Danimarca necessita.
E che sia di esempio su scala internazionale. Tanto architettonicamente, quanto ambientalmente.

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