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Rifiuti. Bari, l’ inceneritore della discordia fa saltare il Piano regionale?

 Via libera con il rilascio dell’AIA da parte della Regione all’impianto di trattamento e smaltimento rifiuti tramite ossicombustione da realizzare nella zona industriale di Bari alle porte di Modugno. Una decisione nell’interesse dei cittadini o di natura politica?

Via libera con il rilascio dell’AIA da parte della regione all’impianto di trattamento e smaltimento rifiuti tramite ossicombustione (ma per tutti è un inceneritore) da realizzare nella zona industriale di Bari alle porte di Modugno. Le proteste delle associazioni, le posizioni dei politici, i dubbi su questa operazione. Una decisione nell’interesse dei cittadini o di natura politica? Intanto giovedì 1° febbraio riunione monotematica della Consulta per l’ambiente aperta al pubblico.

I fatti

Lo scorso 25 gennaio il Consiglio regionale ha dato il via libera alla realizzazione di un impianto di ossido-combustione che si occuperà di bruciare 80mila tonnellate annue di rifiuti provenienti dall’impianto di bio-stabilizzazione di AMIU Puglia. L’impianto sorgerà in via Corigliano, nella zona industriale di Bari ai confini con Modugno, a poca distanza dalla sede dell’Amiu.

Pochi giorni prima gli uffici competenti della regione Puglia avevano rilasciato alla Newo, società nata il 2014 con sede a Foggia, la Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) necessaria alla costruzione dell’impianto. L’avvio dell’iter per l’ottenimento della VIA (Valutazione di Impatto ambientale) e dell’AIA risale a maggio 2016. A tutto novembre 2017 l’impianto aveva incassato l’ok di Arpa Puglia, Asl e Comune di Bari.

La Newo: non è un inceneritore, è un impianto di ossicombustione

Amiu Bari

La sede dell’Amiu alla zona industriale di Bari

Il progetto prevede che verranno smaltiti da questo nuovo impianto rifiuti solidi e liquidi per essere poi rimescolati e bruciati, producendo scorie vetrose da utilizzare come materiale per l’edilizia. L’AMIU Puglia ha collaborato con la Newo  alla progettazione dell’impianto che dovrebbe sorgere nei pressi del canale Lamasinata,  in un raggio che comprende oltre a un impianto Amiu per la trasformazione dei rifiuti in compost, anche l’impianto di compostaggio Tersan, nel territorio di Modugno.

L’impianto – che non è propriamente un inceneritore e si giova di una tecnologia sperimentale innovativa e mai attuata in Italia, precisa la Newo– verrebbe a costare 30 milioni di euro in parte già ottenuti dall’UE e dovrebbe godere anche di un finanziamento regionale, pare di 20 milioni di euro,  nell’ambito del Piano regionale Rifiuti (PRGRU). La Newo ha condotto vari test di ossicombustione sui rifiuti, evidenziando (ma senza presentare dati sperimentali) che l’impianto può “gestire e trattare anche questi rifiuti nella massima sicurezza ambientale e impiantistica”, dice la relazione prodotta dall’azienda.

Il sit in delle associazioni

In occasione del consiglio  regionale del 25 gennaio che avrebbe dovuto ratificare (come è stato) l’AIA, le associazioni ambientaliste di Modugno, Palo del Colle, Bitetto e Bari  hanno tenuto un sit-in di protesta davanti alla sede della Regione di via Capruzzi a Bari, chiedendo l’intervento del presidente Michele Emiliano per bloccare l’opera. Prima di entrare nella sede del Consiglio regionale Emiliano, in via informale, aveva assicurato che la Regione era contraria e che l’inceneritore non si sarebbe fatto. Ora si aspetta solo il parere definitivo del Comitato regionale VIA che, dopo il primo parere espresso di compatibilità dovrà probabilmente tornare ad interessarsi della questione per alcuni approfondimenti.

 Come funziona l’impianto

Quello che dovrebbe sorgere alle porte di Modugno è propriamente un impianto di recupero di rifiuti tramite ossicombustione flameless, cioè senza che produca fiamma; tale impianto dovrebbe essere usato per i rifiuti  urbani (RU) soprattutto solidi, conferibili da AMIU o da terzi. La tecnologia prevede una distruzione dei rifiuti ad altissime temperatura fino a 1500 °C ed ha luogo senza fiamma”(flameless) e senza produzione di ceneri (e polveri) che, fondendo, formano scorie vetrificate; il comburente usato è “ossigeno tecnico” e non aria (che contiene azoto): per questo il procedimento prende il nome di “ossicombustione”;verrebbe esclusa la formazione di inquinanti organici (IPA, diossine, furani, PCB), metalli pesanti, ossidi di azoto.

I rischi

Da più parti l’ossicombustione viene considerata una tecnologia applicata essenzialmente al miglioramento di vecchie centrali termoelettriche a carbone o alla realizzazioni di centrali di nuova generazione e sembra essere una soluzione innovativa per ridurre la CO2 derivante dalle centrali elettriche alimentate con combustibili fossili.  L’adattamento di questa tecnologia agli impianti di trattamento rifiuti è ancora in fase sperimentale ed è stata effettuata su piccola scala. Proprio in Puglia a Gioia del Colle da più di 10 anni un impianto sta sperimentando la “combustione senza fiamma” su rifiuti speciali (industriali e farmaceutici), radioattivi e RU, questi ultimi forniti dall’Amiu. Non ci sono però dati validati scientificamente sulle emissioni di inquinanti atmosferici prodotti; quindi non c’è certezza sulla sicurezza del costruendo impianto targato Newo.

impianto ossicombustione Gioia del Colle

L’impianto sperimentale di ossicombustione a Gioia del Colle (Bari)

Proprio questo è l’aspetto evidenziato nel parere emesso da Arpa Puglia, che pur approvando il progetto insiste sulla necessità di monitorare gli effetti del trattamento rifiuti in termini anche di emissioni, e lascia intendere che sarebbe il caso di valutare se e quanto sia opportuno situare l’impianto tra Amiu a Tersan alle porte di Modugno, rinviando alla  Regione la decisione in proposito.

In effetti Modugno è stata inserita tra le 11 città più a rischio per inquinamento nella regione Puglia e in estate l’aria diventa irrespirabile a causa delle emissioni odorigene prodotte dagli impianti già esistenti. L’impianto, anche se sperimentale, sarebbe collocato in un’area densamente urbanizzata e già molto critica dal punto di vista ambientale; di conseguenza questo impianto andrebbe ad aggiungere inquinamento ad inquinamento. Da precisare che sin da subito il sindaco Nicola Magrone e il Consiglio comunale di Modugno si sono dichiarati contrari al progetto.

Il progetto Newo, inoltre, non specifica, perché non quantizzabili, i consumi idrici previsti nel funzionamento a regime e lo scarico dei reflui.  «E se quest’ultimo avvenisse all’insaputa di tutti nell’alveo del vicino canale Lamasinata, già in passato oggetto di vandalici versamenti ad opera di “ignote” aziende?», domanda preoccupato Sante Sabatiello, rappresentante dell’Ordine dei geologi nella Consulta Comunale per l’Ambiente.

Le reazioni dalla Regione Puglia

Levata di scudi bipartisan (sia pur con dei distinguo) in Consiglio regionale sin dal mese scorso, cioè da quando l’impianto ha ottenuto dagli uffici regionali la Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Un «no incondizionato» è quello del modugnese Peppino Longo, vicepresidente del Consiglio regionale pugliese (eletto nelle liste dei Popolari), che parla di «scempio ambientale» e, pur precisando che «che la politica del no a tutto non solo non ripaga, ma alla lunga produce danno all’intero tessuto sociale ed economico delle nostre comunità», annuncia la sua disponibilità a scendere in campo per impedire la realizzazione della struttura e al tempo stesso propone di «individuare al più presto un nuovo sito per collocare l’ inceneritore e soprattutto che sia a distanza di sicurezza da centri urbani, scuole, ospedali».

«Non si può continuare a lasciar decidere ai privati quanti impianti servono e dove vanno localizzati – dice il consigliere regionale Antonio Trevisi (M5S, componente della Commissione Ambiente) – anche perché, come nel caso di Modugno, l’effetto cumulativo di tutti gli impianti rischia di generare situazioni assolutamente intollerabili e pericolose per la popolazione». Proprio per salvaguardare aree a serio rischio ambientale, Trevisi ritiene fondamentale introdurre anche in Puglia il “fattore di pressione” ( lo strumento che impedisce l’apertura di discariche o l’ampliamento di quelle esistenti in zone già ambientalmente stressate): «Oltre a tutelare i territori, garantirebbe la disponibilità di una adeguata estensione delle aree idonee per la localizzazione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti, anche nel rispetto dei criteri localizzativi già previsti».

Filippo Caracciolo

L’assessore regionale all’ambiente, Filippo Caracciolo: «Come Regione non possiamo impedire a privati di presentare richieste o istruttorie che vengono esaminate sulla base delle leggi in materia»

Anche l’assessore alla Qualità dell’Ambiente, Filippo Caracciolo ribadisce, ad AIA concessa, la  contrarietà della Regione Puglia alla realizzazione della struttura e sottolinea che  si tratta di un impianto non previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti, che invece si orienta verso i principi dell’economia circolare. «Come Regione, però – continua Caracciolo – non possiamo impedire a privati di presentare richieste o istruttorie che vengono esaminate sulla base delle leggi in materia».

Parlano i rappresentanti dei comuni

Il sindaco di Bari Antonio Decaro, già in una nota del 7 dicembre scorso (quando si parlava ancora di “presunto” impianto), rendeva noto di non condividere  la realizzazione dell’impianto così come già comunicato oltre un anno prima ai proponenti del progetto. «Tanto è vero che già allora – spiega Decaro – in qualità di socio unico di maggioranza dell’AMIU ho rifiutato qualsiasi tipo di partecipazione dell’azienda comunale alla compagine societaria della Newco, né vi è alcun tipo di accordo». E concludeva con la necessità di concentrare piuttosto gli sforzi sulla riuscita della raccolta differenziata e del porta a porta.

Concetti ribaditi in una lettera del 17 dicembre (ma resa nota pochi giorni fa) a Emiliano e rafforzati dal richiamo a quanto stabilito dal piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, dove si chiede di privilegiare ”impianti per il recupero di materia da CSS in quanto si ricorre ad un trattamento che valorizza al meglio la risorsa rifiuto con un impatto ambientale molto basso”. Ora Decaro annuncia ricorso al Tar. Alla carica anche le opposizioni in Consiglio comunale a Bari che, per bocca dei consiglieri Carrieri e Melini, chiedono una seduta monotematica  sull’argomento.

Una proposta radicale viene dall’assessore all’ambiente di Modugno, Tina Luciano. «Premesso che l’autorizzazione all’impianto Newo poggia sulla collaborazione esclusiva tra Newo e Amiu (la stessa Newo ha dichiarato in più sedi che lavorerà solo con Amiu), e considerato che l’Ager ha dichiarato che non utilizzerà l’impianto Newo per destinarvi i rifiuti prodotti dagli impianti di biostabilizzazione della Puglia – dice l’assessore – , riteniamo  necessario che anche il Comune di Bari, in qualità di socio unico di Amiu Puglia SpA, pronunci in modo chiaro ed inequivocabile che Amiu non utilizzerà la Newo per distruggere i rifiuti speciali prodotti.

«Invitiamo, pertanto, il Consiglio comunale di Bari ad approvare  un atto di indirizzo che aderendo alla Strategia Rifiuti Zero escluda l’impiego di impianti di incenerimento per la distruzione di rifiuti speciali pericolosi e non. Si sancirebbe così che l’Autorizzazione integrata ambientale (che, ribadiamo, prevede la collaborazione esclusiva tra Amiu e Newo) non ha alcuna ragion d’essere e dunque non deve essere concessa, esattamente come il Comune di Modugno va chiedendo da tempo».

La Consulta per l’Ambiente: “La questione – inceneritore è politica”

Capofila della mobilitazione sull’opportunità dell’impianto  è la Consulta Comunale di Bari  per l’ambiente, in costante contatto con la sua omologa di Modugno. Sin dalla sua costituzione la Consulta (che ricordiamo, riunisce una cinquantina di associazioni ambientaliste baresi)  si è interessata alla questione rifiuti con un apposito tavolo tecnico; in occasione della presentazione del Piano regionale Rifiuti nel 2013 ribadiva la necessità di trattare i rifiuti solidi urbani attraverso impianti di compostaggio e di digestione anaerobica e di puntare sulla educazione ambientale dei cittadini verso il riuso e il riciclo. Un documento pubblicato nel 2017 ha ribadito la sua contrarietà alla realizzazione di inceneritori e il sostegno alla strada della differenziata e del porta a porta intrapresa dal Comune.

In questi giorni con una dura nota la Consulta chiede di chiarire come può presentarsi coerente con gli obiettivi di raccolta differenziata fissati annualmente dalla Regione, un sistema di raccolta che abbia come destinazione finale del rifiuto il trattamento di ossicombustione. «Abbiamo convocato una riunione monotematica con tutti gli organismi competenti ma aperta al pubblico per il 1° febbraio – dice decisa la presidente della Consulta Elda Perlino – e aspettiamo anche una risposta da Newo, che abbiamo invitato all’incontro. Il vero problema non è la tipologia di smaltimento rifiuti, la raccolta differenziata o l’inceneritore; si tratta di una scelta politica, che deve vedere il coinvolgimento di tutti i soggetti sociali e politici. La Regione Puglia deve decidere da che parte stare».

Le reazioni delle associazioni

Critiche vengono dal movimento Ecodem Puglia (“non vengono rispettati i principi dell’Economia Circolare; non ci sono riscontri oggettivi sul reale impatto dei materiali trattati e sulle conseguenze sulla salute della popolazione; l’ulteriore produzione di energia elettrica derivante dall’impianto non è necessaria ai pugliesi; si contraddice nettamente la scelta di dotare la città metropolitana di un impianto combinato digestione anaerobica/compostaggio molto meno impattante”). Sulla stessa lunghezza d’onda l’Associazione biologi ambientalisti pugliesi (“l’economia circolare è una scelta obbligata che va praticata nei fatti con azioni concrete e tangibili”).

Punta invece soprattutto sugli effetti socioeconomici l’associazione Fareverde. Citando le stime del Massachussets Institute of Tecnology –MIT, mostra che “per ogni milione di tonnellate di rifiuti si creano 80 posti di lavoro nel caso che la scelta sia l’inceneritore; salgono a 600 nel caso delle discariche ed arrivano a 1600 se si opta per il riciclaggio. Il riciclagggio, ed ancor più il riuso (vuoto a rendere con cauzione), produce un’occupazione indotta di 20 volte superiore rispetto all’incenerimento”. Quanto poi all’energia recuperata, l’associazione dimostra, sulla scorta di altri autorevoli studi, che la raccolta differenziata con il conseguente riciclaggio garantisce un risparmio da 3 a 5 volte superiore rispetto a quello ottenibile con l’inceneritore.

Durissimo il Movimento Legge Rifiuti Zero Puglia. In una nota ricorda le occasioni in cui il presidente Emiliano ha stigmatizzato il business che ruota intorno alla gestione  dei rifiuti privati e confronta le sue dichiarazioni sia con la linea dirigista imposta dalla Regione Puglia con l’istituzione dell’Ager (Agenzia regionale gestione rifiuti) sia con la piega che ha preso l’affaire inceneritore sulla cui autorizzazione, come dichiarato dallo stesso Emiliano, dato che si tratta di iniziativa privata, ”noi non possiamo impedire ciò che la legge permette”. Senza mezzi termini anche la presa di posizione di Legambiente: «Già nel giugno del 2016 abbiamo presentato le nostre osservazioni in merito al progetto. Oggi ribadiamo che, nella nostra regione, per chiudere il ciclo dei rifiuti si deve puntare alla realizzazione degli impianti di compostaggio, riuso e recupero dei rifiuti»

I dubbi

Il progetto dell’impianto di ossicombustione è stato presentato da Newo insieme ad Amiu, società in-house, ossia SpA il cui capitale è detenuto da un ente pubblico. Nel nostro caso, socio unico è il Comune di Bari, che quindi può intervenire per sospendere o bloccare le iniziative dell’Amiu. Come può una società controllata dal Comune concludere accordi con una società privata senza che il Comune possa intervenire in merito?

Il Presidente dell’Ager, Gianfranco Grandaliano, ha dichiarato che quell’impianto non è destinato a raccogliere alcun rifiuto proveniente dai biostabilizzatori pugliesi e che il progetto prevede che l’inceneritore sia autorizzato a bruciare rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi che potranno provenire anche da altre regioni. Quale sicurezza per la salute ne deriva per i cittadini?

Il sindaco di Bari Decaro ha manifestato la propria contrarietà assoluta alla realizzazione dell’ inceneritore della discordia. Eppure lo stesso Comune ha approvato a novembre 2017 il progetto chiedendo a compensazione tariffe più vantaggiose rispetto a quelle normalmente applicate per lo smaltimento rifiuti, opere di ristoro ambientale a favore dei Comuni della città metropolitana che dovessero servirsi dell’impianto e tra le opere di compensazione, l’allestimento di “un’area giochi attrezzata per bambini possibilmente nelle vicinanze dell’impianto a farsi”.

protesta anti inceneritore

Uno striscione di protesta durante il sit in delle associazioni ambientaliste il 25 gennaio davanti la sede del Consiglio regionale a Bari (foto Ilikepuglia)

«Il “possibilmente”  – spiega preoccupato Agostino Di Ciaula, referente del movimento “Rifiuti zero” – significa che il Comune di Bari preferirebbe portare bambini a giocare in un’area da tutti (persino dagli stessi proponenti dell’inceneritore) certificata come critica dal punto di vista ambientale». Il primo cittadino di Bari precisa che il sì del Comune riguarda solo la localizzazione di un impianto che, non essendo tecnicamente (aggiungiamo noi) un inceneritore, non confligge con la politica regionale di smaltimento rifiuti.

Noi la pensiamo così

Ciò che a noi preme sottolineare maggiormente è la presenza non solo di dissapori e lamentele, ma di differenti visioni sia sulla opportunità di realizzare l’impianto che sulla sua localizzazione. Apparirebbe pertanto necessario riaprire, oppure aprire ex novo, la discussione sulle alternative tipologiche e/o localizzative degli impianti.

Queste proposte, però, non vanno lasciate solo ai proponenti: devono scaturire dai suggerimenti e dalle proposte dei vari stakeholders e della società civile, degnamente rappresentata dall’associazionismo. E non di tratta di lasciare le decisioni agli stessi stakeholders, ma di arricchirsi delle proposte che possono derivare dagli stessi. Questo si chiama partecipazione, la vera strategia che serve per ridurre i conflitti. E la Puglia dallo scorso luglio ha una legge sulla partecipazione. Non facciamo che resti sulla carta, rendiamola concretamente attiva.

 

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