In volo, ad olio di cucina

Importanti, e ormai collaudate, novità “decollano” nel mondo dell’aviazione civile per il trasporto passeggeri sempre più votato alle emissioni (tendenti a) zero. Non è più un segreto per nessuno, infatti, che sono stati messi a punto aerei capaci di utilizzare per i propri voli carburante alternativo ai combustibili convenzionali, tra cui l’olio da cucina esausto.

Un jet della Continental Airlines viene rifornito a biofuel

È tempo di biofuel e le compagnie aeree non sono state a guardare. Come il Boeing a lungo raggio della ANA, costruito all’Everett Modification Center, che ha attraversato l’Oceano Pacifico, da Washington a Tokyo, si dice, risparmiando il 30% di emissioni rispetto a velivoli di analoga misura. Oppure come l’australiana Qantas che, finanziata dal proprio governo con 500mila dollari, ha mandato in aria da Sidney ad Adelaide, un Boieng alimentato, sì da tradizionale cherosene, ma unitamente a olio da cucina raffinato. Si parla in totale di 15mila litri di olio, prodotto dall’olandese SkyNRG, azienda partner anche dell’asiatica Thai così come di altre compagnie, dalla Cina alla Finlandia. La stessa SkyNRG con cui si sono di recente accordate alcune compagnie aeree facenti parte del SAFUG, Sustainable Aviation Fuel User Group e che ha firmato un memorandum d’intesa con Heliae Arizona per la produzione di un carburante a base di alghe. 

Alghe trattate in laboratorio

Anche questa delle alghe, in effetti, non una novità nei cieli su cui fa rotta la Continental Airline e per la precisione lungo lo spazio aereo che collega Huston a Città del Messico, dove è salito in volo un Boeing alimentato da biocarburante cosiddetto “di seconda generazione”, ossia ad alghe e jatropa, un’arbustiva in grado di produrre un olio già noto per queste sue proprietà. Poiché poi questo biofuel sarebbe ricavato da generi non alimentari – visto appunto che la jatropa è null’affatto commestibile – alcuni ne ricaverebbero un impatto pressocchè nullo sulla filiera agroalimentare. Ma in tal senso in effetti, qualche dubbio pare sia sorto anche alla compagnia tedesca Lufthansa, tra le prime ad inaugurare i “voli verdi” su Amburgo e Francoforte, con un risparmio di quasi 1.500 tonnellate di CO2 nei 6 mesi della sperimentazione. C’è incertezza “sul rifornimento”, il biofuel sembrerebbe ancora poco diffuso e, del resto, a detta di molti, metterebbe a rischio l’agricoltura sottraendo alla filiera alimentare suolo fertile.

Lufthansa è stata tra le prime compagnie aeree ad inaugurare i “voli verdi” su Amburgo e Francoforte

Secondo uno studio riportato dal National Geographic che cita il MIT (Massachusetts Institute of Technology), negli ultimi anni gli incidenti aerei hanno ucciso circa 1.000 persone l’anno, le loro emissioni inquinanti pari a 10.000 tonnellate. Soprattutto il sistema di scambio delle emissioni voluto dall’Unione Europea – appunto l’ETS, Emissions Trading System, che chiede il dimezzamento delle emissioni di CO2 entro il 2050 rispetto al 2005 – ha spinto così all’approvazione nel 2011 dell’utilizzo commerciale del biofuel. Ma alcune nubi, come s’è visto, restano.

 

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