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In Trentino un museo della memoria

A Pracorno di Rabbi , nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio (www.stelviopark.it), il Mulino Ruatti, reinaugurato come Museo della memoria  al termine di un articolato intervento di restauro condotto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici della provincia di Trento, rimane ad oggi l’unica testimonianza di una lunga tradizione, iniziata nel 1200, di opifici lungo il Torrente Rabbies, legati alle colture tradizionali.

Il museo della memoria a Pracorno di Rabbi (Trento)

Il museo della memoria a Pracorno di Rabbi (Trento)

Attraverso questa rinnovata opera si vuole valorizzare l’identità di una valle, la Val di Rabbi, da sempre attenta alla valorizzazione del paesaggio: il mulino, infatti, è un museo vivo, della memoria, con il quale ricordare le attività economiche di Rabbi e la sua storia. L’idea che ha spinto ad iniziare i lavori era quella di rimettere in funzione l’impianto del mulino non per una finalità produttiva, ma con uno scopo didattico, attraverso la creazione di una casa – museo, preziosa testimonianza di archeologia artigianale di montagna. Infatti la struttura, che potrebbe risalire della fine del 1700, è stata studiata per essere messa a disposizione della collettività e aperta a varie iniziative culturali.

L’opera è Il. Fino a pochi decenni fa mulini e opifici situati presso i corsi d’acqua appartenevano all’immaginario quotidiano del paesaggio di questa che è una delle più belle regioni d’Italia;  non v’era torrente che non recasse i segni di un’antica fruizione. Ad esempio lungo la val di Rabbies che prende il nome dal  rio Rabbies, nella seconda metà del 1700 in questa valle ne erano censiti ben 18. Le prime notizie storiche dei mulini in zona risalgono addirittura al XIII secolo, quando queste strutture vennero annoverate tra le proprietà del principe vescovo e i loro proventi considerati come parte delle entrate della famiglia feudataria del territorio. Anche il mulino Ruatti  di Pracorno rientra in questa microstoria. È rimasto in funzione fino a tempi recenti e i lavori di ristrutturazione iniziarono nel 2004.

Oggi l’allestimento propone al visitatore una sorta di luogo della memoria nel quale viene presentata una panoramica generale sulla società rurale e sull’economia contadina della Valle di Rabbi, dalla particolare ottica dell’attività che nel mulino si svolgeva, attraverso l’esposizione di oggetti quotidiani.

Nelle altre regioni d’Italia ci sono esperienze simili. A Morano calabro, nel cosentino, un interessantissimo museo diffuso curato dal Centro studi naturalistici “Il nibbio” (www.ilnibbio.it)  di  si snoda lungo le stradine del caratteristico centro storico e rappresenta una delle attrattive del parco del Pollino; ma per restare in Puglia, tra i tanti luoghi riportati dal portale dell’assessorato al Turismo della regione, si pongono in sintonia col mulino Ruatti in Trentino, il museo della civiltà contadina “Dino Bianco”all’interno di Palazzo Caracciolo  a Sammichele di Bari (www.museodinobianco.net ) e la masseria Lupoli a Crispiano, in provincia di Taranto (www.masserialupoli.eu) : esempi virtuosi di una sensibilità verso il “vissuto” di una regione.

una sala della masseria lupoli a Crispiano (TA)

una sala della masseria lupoli a Crispiano (TA)

il museo diffuso a Morano Calabro

il museo diffuso a Morano Calabro

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