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In Puglia verso uno sviluppo integrato

Parco Nazionale dell'Alta Murgia

E’ possibile lo sviluppo agricolo delle aree protette pugliesi? Per rispondere a questa domanda occorre tenere presente che la Puglia presenta un’elevata superficie dedicata alle aree protette, alcune delle quali sono state istituite sulla base di legislazione nazionale o regionale. Si tratta di parchi nazionali, naturali regionali, riserve orientate e statali che, secondo i dati dell’Ufficio Parchi dell’Assessorato all’Ecologia della Regione Puglia, ammontano a 262.827 ettari. I parchi nazionali sono la tipologia di aree protette a cui è destinata la superficie maggiore con il Parco del Gargano ed il Parco dell’Alta Murgia. Tale estensione è aumentata di circa 3.570 ettari per l’inserimento del Parco del Medio Fortore. Fanno parte delle aree protette anche quelle della Rete Natura 2000, uno dei più importanti progetti europei di tutela della biodiversità e conservazione della natura, che in Puglia si estendono su una superficie pari al 35,56% del valore complessivo regionale. Sono stati individuati sul territorio regionale 75  Siti d’Importanza Comunitaria (SIC), 21 Sic mare e 20 Zone di Protezione Speciale (ZPS).

Le chiavi di volta per uno sviluppo dell’agricoltura che tenga conto di questo patrimonio, dunque, sono la formazione e l’aggiornamento. In Puglia, se si parla di aree protette, ci si riferisce ad un territorio in cui l’agricoltura è protagonista del paesaggio, delle tradizioni alimentari e culturali, delle coltivazioni e degli allevamenti. In queste aree più che mai si può parlare di agricoltura sostenibile. Gli agricoltori devono essere rispettosi di una serie di vincoli e pratiche agricole che non vadano ad intaccare elementi chiave dell’ambiente.

Luigi Trotta

Un altro elemento da evidenziare è il fatto che l’agricoltura debba oggi porsi il problema di come essere l’epicentro dello sviluppo di queste aree. “Per cui – ha sottolineato Luigi Trotta, dirigente dell’Area Politiche per lo Sviluppo Rurale della Regione Puglia – l’agricoltura diventa il principale motore delle aree protette, delle quali deve essere assicurata la fruizione da parte di tutti i cittadini. Abbiamo, quindi, il dovere di porre tutte le condizioni perché l’agricoltura possa proseguire nel suo compito non solo di produzione di alimenti, ma anche di tutela di tutti gli aspetti”.
Occorre, insomma, mettere imprenditori agricoli al centro dello sviluppo di queste aree, favorendone la loro formazione ed aggiornamento sui temi dello sviluppo ambientale. Si potrebbero, per esempio, realizzare una progettazione integrata, azioni di emulazione di pratiche già svolte in aree protette o zone parco. Si potrebbero integrare le politiche di sviluppo con quelle delle piccole e medie imprese artigianali, turistiche. “L’agricoltore – ha concluso Trotta – diventa un co-protagonista dello sviluppo integrato. L’agricoltura pugliese è un po’ più legata alla tradizione e marginale rispetto a quella delle zone più fortemente competitive. Da punto di debolezza strutturale deve diventare di forza proprio sostenendo gli agricoltori su pratiche, coltivazioni, modalità ed interazioni nuove rispetto al passato”.

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