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In Campania l’importante è fare un orto

Un esempio di orto urbano, con ampia partecipazione della collettività

La riscoperta di un’antica pratica contadina significa recuperare lo stile di vita dei nonni con i loro valori e le tradizioni: un mondo meraviglioso, scandito dai tempi della semina e del raccolto o dalla cura delle coltivazioni, racchiuso in un orto urbano, che in Campania si caratterizza per la riqualificazione di suoli abbandonati o la valorizzazione aree sottoposte a tutela. La coltivazione di un “pezzo” di terra permette la trasmissione di saperi e abilità, frutto della saggezza popolare. E’ possibile far emergere, attraverso la socializzazione e il coinvolgimento delle famiglie, una solidarietà sociale e un senso di comunità, la cui espressione principale è il volontariato. Questa forma d’impegno civile si concretizza poi nell’assunzione di responsabilità nella gestione del proprio territorio. Sono esperienze dinamiche e vitali, insomma, nate anche in una regione che intende fare degli orti di città un modello di tutela del territorio. La Regione Campania, infatti, ha messo in atto un progetto, che dovrebbe essere realizzato al più presto, con uno stanziamento di 1,8milioni per realizzare mille orti urbani nel territorio regionale. In questo modo sarà data una risposta alle molte richieste che le associazioni avevano fatto pervenire presso gli uffici regionali.

Si tratta, comunque, di un’esperienza virtuosa nel territorio campano, a tal punto da meritare un riconoscimento. Non è un caso allora che nel 20011 Gino Buccino, volontario del Circolo Solaris di Legambiente, abbia ritirato a Bari il Premio “Virtù Civica” al convegno “La bellezza ci salverà” organizzato da Legambiente e Comieco.

Un orticello molto ordinato

E’ lui che spiega ad Ambient&Ambienti la storia e la funzione degli orti. A Pontecagnano, per esempio, l’orto urbano è nato nel 2001 all’interno di un sito della Soprintendenza ai Beni archeologici della Campania e nel 2003 a Eboli in un suolo dismesso di proprietà comunale, una vera e propria discarica a cielo aperto. L’area è stata recuperata grazie all’attività di riqualificazione svolta con il contributo di ragazzi volontari provenienti da tutta Europa durante un campo estivo. Qui i volontari hanno deciso di praticare rigorosamente l’agricoltura biologica, non utilizzare anticrittogamici e concimi inorganici e coltivare le colture tipiche locali, in parte abbandonate. Quest’orto, inoltre, ha anche uno scopo didattico: in primavera, infatti, le classi delle scuole elementari e medie effettuano visite per scoprire nella realtà le varie piante e le pratiche di coltivazione. Successivamente sono partite altre esperienze ad Acropoli, Nocera e Succivo, quest’ultima gestita da Legambiente. Ci sono, invece, terreni cittadini a esclusivo uso familiare e condotti dalle amministrazioni comunali. Poco importa, quindi, che un’area urbana sia di 70 oppure di 80 o 100 metri quadri (la dimensione varia a seconda della conformazione del territorio), l’importante è fare un orto.

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