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Imprigionare il nucleare con una rete di solidarietà: L’associazione San Michele Arcangelo e i “figli di Chernobyl”

Il recente disastro nucleare di Fukushima, in Giappone e il referendum del prossimo 12 e 13 giugno hanno acceso nuovamente i riflettori sul “pericolo nucleare”, riportando alla memoria (e sulla coscienza di molti) l’ombra di quella nube radioattiva che 25 anni fa si sprigionò dal reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, rilasciando su gran parte dell’Europa orientale il peso (e le tragiche conseguenze) della contaminazione.

Giacinto Barone

Si muove il volontariato – Ma c’è chi, durante quest’ultimo quarto di secolo, non ha perso di vista il dramma dei “figli di Chernobyl” offrendo loro ospitalità, aiuto e sostegno, sia materiale che spirituale. E’ il caso dell’associazione San Michele Arcangelo – Pro bambini di Chernobyl, onlus costituitasi a Monte Sant’Angelo, nel Foggiano, nel 1996 e che proprio nella figura dell’Arcangelo, santo patrono della cittadina garganica e della città di Kiev, vede un ideale punto di contatto tra le due realtà. «L’associazione, dal 1999 con sede a Foggia, – spiega il presidente Giacinto Barone – è costituita da una trentina di famiglie che condividono un grande sentimento di solidarietà verso le vittime di una catastrofe che ha colpito la popolazione a più livelli: fisico, sociale, morale ed economico». La principale attività dell’associazione è fornire ospitalità temporanea a bambini e adolescenti, per lo più orfani, che attualmente vivono in condizioni disagiate o in istituti nella Regione di Kiev, in Ucraina.

Ragazzi in istituto a Kiev

Per 200 ragazzi, non solo salute – «Promuoviamo due progetti di accoglienza in diversi periodi dell’anno: un soggiorno estivo di 60 giorni a luglio e agosto, ed un soggiorno invernale di 30 giorni, a cavallo delle festività natalizie». In 15 anni di attività, sono stati accolti nella provincia di Foggia almeno 200 ragazzi, molti dei quali sono tornati in Puglia più volte, stringendo rapporti strettissimi e di grande affetto con le famiglie ospitanti. Oggi l’associazione San Michele Arcangelo – Pro Bambini Chernobyl ha creato una “rete di solidarietà” che abbraccia quasi tutta la provincia: da Foggia a Deliceto, da Orta Nova a Mattinata, passando per San Severo, Torremaggiore, Manfredonia e Monte Sant’Angelo.

Un momento di attività nella sede dell'Associazione San Michele Arcangelo - Pro bambini di Chernobyl

Lontano dai territori contaminati, rinvigoriti dal sole della Daunia e del Gargano e dalla salubre alimentazione mediterranea, i figli di Chernobyl possono smaltire parte della radioattività accumulata negli anni, limitando le possibilità di contrarre malattie gravi. Dei numerosi elementi radioattivi liberati nel cielo di Kiev il 26 aprile del 1986, infatti, il più pericoloso per l’uomo è il Cesio 137, in grado di causare mutazioni genetiche, leucemie e tumori (soprattutto alla tiroide, ai polmoni, ai reni), malattie cui sono maggiormente esposti i bambini, anche a molta distanza di tempo dall’avvenuta contaminazione (è stato calcolato un range temporale di 70 anni circa). «Durante questi anni i ragazzi sono stati sottoposti ad esami specifici che hanno dimostrato – spiega Barone – come in un solo mese di permanenza in Italia diminuisca il livello di cesio radioattivo, in una percentuale che corrisponde grosso modo ad un anno di cure in Ucraina, ma senza l’uso di medicinali specifici».

 

 

 

 

 

 

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