Impianto di acquacoltura che inquina mare e suolo, intervento dalla Guardia Costiera a Taranto – VIDEO

Sversava liquami e acque reflue a mare e sul suolo in un’area a vincoli ambientali. Cinque gli indagati. Impianto sequestrato per reati ambientali già nel 2019

 

Inquinamento ambientale, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, gestione illecita dei rifiuti, impedimento del controllo e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.

Sono questi i reati contestati a 5 indagati dalla Guardia Costiera di Taranto, coinvolti a vario titolo in attività illecite eseguite da uno dei più importanti impianti di pescicoltura del litorale ionico.

La complessa indagine della Guardia Costiera ha permesso di accertare che l’impianto scaricava prima a mare e poi sul terreno gli scarti di lavorazione del processo industriale, inquinando così l’ecosistema marino e terrestre. Gli sversamenti illeciti avvenivano in un’area sottoposta ad una serie di vincoli paesaggistici, ambientali, idrogeologici e demaniali, dove si trovano anche numerosi allevamenti di mitili e vongole.

Già nel 2019 l’impianto era stato sequestrato per occupazione demaniale abusiva. Il giudice, nell’occasione, aveva concesso la facoltà d’uso a condizione che lo smaltimento delle acque reflue avvenisse esclusivamente con le autocisterne.

Invece, i militari hanno accertato che ciò non avveniva, anzi, il proprietario e i dipendenti eludevano regolarmente i controlli periodici. Durante le ore notturne veniva montata una tubatura che bypassava la conduttura che va verso le vasche di raccolta, portando invece i reflui prima verso mare e poi sul suolo.

In questo modo, quindi, non utilizzando le autocisterne, l’azienda avrebbe risparmiato 362.041,68 euro, secondo i calcoli degli inquirenti. Solo qualche volta sono state utilizzare le autocisterne specializzate per dimostrare agli organi di controllo che si stava rispettando la legge.

I rilievi dell’Asl ha accertato invece l’immissione incontrollata nell’ambiente di batteri come escherichia-coli, scarti di mangime, feci animali e sostanze chimiche come gli ipocloriti, che hanno contaminato l’ecosistema. Tra dicembre 2021 e giugno 2022 l’area è stata declassata da A a C, perché gli allevamenti dei mitili distanti a poche centinaia di metri dall’impianto risultavano inquinanti. Sempre a giugno 2022 due rapporti di prova evidenziavano valori di escherichia coli, rispettivamente pari a 780 MPN/100gr e 4900/100gr, che risultavano decisamente elevati e ingiustificati.

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