“Imparate dal Sud”, la lezione di Lino Patruno

Lino Patruno
Lino Patruno, giornalista e saggista, è l'autore di "Imparate dal Sud. Lezione di sviluppo all'Italia"

L’autore di Imparate dal Sud – Lezione di sviluppo all’Italia racconta al Ambient&Ambienti la sua idea di Sud :” Bisogna imparare da questo Sud come si faccia senza i mezzi a disposizione degli altri”

 

Chiedere a Lino Patruno cosa pensa del Sud equivale a scatenare una appassionata disamina  che fa giustizia dei luoghi comuni con cui dall’Unità d’Italia ad oggi (purtroppo, ancor oggi) i territori a sud del Garigliano e le persone che li abitano vengono etichettati: Sud piagnone, poco produttivo, palla al piede;  gente pigra, poco attiva, non interessata al progresso e all’integrazione col resto del Paese. Invece Patruno mostra, dati alla mano quanto, al contrario, sia il tanto bistrattato Sud a fare da battistrada a un’Italia in affanno; e lo fa nel suo Imparate dal Sud – Lezione di sviluppo all’Italia (Magenes ed.), ultimo di una serie di saggi che ripercorrono non da oggi potenzialità e opportunità delle regioni meridionali.

Patruno, giornalista e direttore della Gazzetta del Mezzogiorno per oltre 13 anni, opinionista, editorialista, oggi docente universitario e soprattutto saggista, non ha dubbi: il Sud “fa la differenza” rispetto al resto d’Italia per l’immenso patrimonio in termini di conoscenze, innovazione tecnologica, capitale umano, con l’aggiunta di un gap in termini di opportunità rispetto al Nord.  E troviamo meridionali che “fanno” innovazione in tutto il mondo. Cosa accadrebbe se tutti questi bravissimi – non vergogniamoci a dirlo – meridionali non fossero andati via dalla loro regione?

Perché allora “Il Sud è una soluzione, non un problema”?  Ambient&Ambienti lo ha chiesto all’autore di Imparate dal Sud.

“La mia idea di Sud”

Patruno, quale Sud ha lasciato il passato Governo e quale Sud è nella mente del nuovo?

«Un Sud penalizzato dall’impari spesa dello Stato che almeno da 21 anni (dal federalismo fiscale) privilegia il Centro Nord, come se un meridionale valesse meno di un settentrionale. Il nuovo governo dice che il Sud è in testa ai suoi progetti, ma poi approva l’autonomia differenziata per le tre regioni più ricche del Paese che invece accentuerebbe in maniera definitiva il divario».

Quale è la sua idea di Sud?

«Un Sud al quale fare giustizia con un livello di servizi e di infrastrutture al pari del resto del Paese. Un Sud per il quale finora è stata violata la Costituzione secondo cui non deve esserci differenza di trattamento a seconda di dove nasci. Il Sud deve poter ripartire a parità di condizioni. Solo allora si potrebbe giudicarlo. Ma non si può iniziare sempre la partita da zero a due come finora».

“Fare il più col meno”

Già il titolo del suo ultimo libro, Imparate dal Sud – lezione di sviluppo all’Italia lascia capire che non abbiamo da imparare dal Nord, ma se mai è vero il contrario: perché?

«Perché il Sud riesce a fare il più col meno. Riesce “nonostante tutto”. E il libro è un sorprendente viaggio in un Sud che non si conosce perché finora raccontato con pregiudizio. Bisogna imparare da questo Sud come si faccia senza i mezzi a disposizione degli altri. E figuriamoci se questi mezzi li avesse come gli spettano. Il Sud farebbe diventare l’Italia una Francia o una Germania».

Conferma quello che ha detto: “Il cittadino meridionale è un cittadino di serie B, è un diversamente italiano”? Non le sembra un luogo comune?

«Macché. Quello del Sud è il più grande e vecchio divario d’Europa. Ma più (e oltre) che economico, è un divario di trattamento da parte dello Stato. L’Italia è il Paese che ha ricevuto la quota maggiore del Recovery Fund proprio perché in Italia c’è questo Sud. E l’Europa vuole che sia eliminata la diseguaglianza. Perché va a danno non solo dell’Italia, che può crescere solo al Sud, ma della stessa Europa».

La “diversa modernità” del Sud

Lei insiste molto sul valore identitario del meridione, ma questo non è in contrasto con il processo di globalizzazione di beni e servizi? Quanto può incidere l’affermazione della propria identità meridionale?

«Ma anche in tempo di globalizzazione nessuno rinuncia alla sua identità perché le differenze sono ricchezza. E poi gran parte di quella identità è uno stile di vita ricercato anzitutto dalle genti del Nord che l’hanno perduto. Stile di vita mediterraneo. Il Sud è l’ultimo paese d’Italia, nel senso in cui ne parlava Cesare Pavese: tutti dovremmo avere un paese dentro.  E a chi dice che il Sud è in difetto di modernità, si può

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Quello dell’aerospazio è un settore in cui la Puglia detiene la leadership. Qui, alcuni tecnici al lavoro all’Aeroporto di Grottaglie per testare la sicurezza dei droni negli spazi aerei intorno ad un aeroporto

rispondere che ha una diversa modernità. Fatta anche di lentezze, perché no? Al Nord il tempo corre, al Sud scorre. E questo è un passo avanti, non indietro».

Murgia Valley, un’opportunità per tutta l’Italia

Giovani, infrastrutture, energia: sono questi i pilastri del successo del Sud?

«Anzitutto i bellissimi giovani che quando vanno al Nord sono sempre i migliori; perché abituati al sacrificio, alla ricerca di soluzioni, all’inventiva. Fino al punto che quando nelle città dell’emigrazione (purtroppo) li vedono all’opera, dicono: tu non sembri meridionale, quindi brutto, sporco e cattivo. Quanto all’energia, è al Sud oltre il 50 per cento di quella alternativa: il Sud sarà la luce di tutto il Paese».

Quali possono essere le aree maggiormente interessate allo sviluppo nel Mezzogiorno e in particolare in Puglia?

«La Puglia ha la Murgia Valley dell’alta tecnologia: un esempio e un emblema di ciò che era finora considerato solo un deserto. Rimando al mio libro: ci sono prodigi in questa regione e in tutto il Sud. Insieme a ciò che non va: comune a tutta l’Italia e solo peggiore al Sud».

 Può dare una sua definizione di Sud?

«Soluzione dei problemi dell’Italia. La sua salvezza se l’Italia vorrà capirlo».

 

 

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