Immagini di città: Bari, mezzogiorno di festa tra Natale e Capodanno

“…Lo sguardo di Mandela, rivolto lungo il Corso Vittorio Emanuele, verso il Teatro Margherita mi sospende…” “Sul marciapiede un ragazzo offre opere d’arte create in estemporanea, a pochi euro”

L’immagine di Nelson Mandela steso sulla facciata del Teatro Piccinni è la prima immagine forte di un mezzogiorno di festa. Cielo grigio, aria calda, il freddo non si fa sentire. Non c’è vento e questa circostanza climatica, permette tutto all’aperto, a Bari, d’inverno. Ma lo sguardo di Mandela, rivolto lungo il Corso Vittorio Emanuele, verso il Teatro Margherita mi sospende. Mi chiedo se la musica ad alto volume che arriva dai chioschi all’aperto davanti ai caffé ha qualcosa in comune con la data,il giorno, l’ora.

In Italia, a Bari, in questi ultimi giorni dell’anno, sono giorni di festa e allegria, una festa tra il sacro (il Santo Natale), legato alla religione cattolica, molto sentita in questa città e il profano (Capodanno) con i suoni, i rumori, la gioia, la festa, l’alcol a fiumi, l’odore di fumo che aleggia nell’aria e i decibel da discoteca sui marciapiedi e nei caffé. Dopo un anno di pressione fisica e psicologica, sotto l’effetto della crisi continua, questi giorni sembrano più dei giorni di liberazione che di raccoglimento. Tutto, in città, è anomalo, commerciabile, vendibile, acquistabile. Tutto è legato all’idea del dono e dell’allegria. Tutti cercano doni per la festa che verrà. Ma i doni e la festa profana sono la metafora della crisi. Attraverso loro si cerca di uscire dalla crisi fisica e mentale.

La scultura d’acciaio e carbone di Jannis Kounellis sembra ritrarsi dal baccano sotto i suoi piedi e le inferriate esterne dell’antico mercato colme di maglie appese e coloratissime dei giocatori di calcio

Mi chiedo se questa è una società in crisi economica o è una società in crisi di valori? I doni che vedo sono virtuali, virtuali e leggeri, leggeri e veloci, hanno sostituito la fisicità dei vecchi doni, ormai obsoleti. Forse la leggerezza dei doni è  legata alla leggerezza della nuova generazione che vedo allegra e spensierata e si allinea alla leggerezza dell’informazione culturale che viaggia sul web; ciò mi rallegra, mi rasserena, immagino un nuovo mondo, ma soprattutto un nuovo modo di vivere.

Mi tuffo nella folla gioiosa e superficiale, facendomi trascinare dal flusso dei ragazzi. Si va verso Piazza del Ferrarese sfiorando vetrine di focacce calde e fumanti. La piazza, tra l’Antico Mercato del pesce e lo spazio chiuso dedicato alle esposizioni, è sovraffollata di ragazzi, adulti, bambini e bancarelle di legno a forma di casette, dove si vende di tutto sotto una cappa di fumo prodotto dalle braci accese. La scultura d’acciaio e carbone di Jannis Kounellis sembra ritrarsi dal baccano sotto i suoi piedi e le inferriate esterne dell’antico mercato colme di maglie appese e coloratissime dei giocatori di calcio. Sul marciapiede un ragazzo offre opere d’arte create in estemporanea, a pochi euro.

Verso Piazza Mercantile si vive un’altra dimensione stretta e affollata fra ragazzi in transito verso la piazza che guarda sul mare e la folla che spinge all’interno del centro storico. La folla ti porta, senza volerlo, in prossimità di pizzerie, pasticcerie, caffé dove odori zuccherosi si mescolano a profumi da forno intrecciati a ricche risate, grida allegre e schiamazzi, un’umanità giovane, forte e immediata. Forse è il vero modo di vivere la città e la vita in essa non solo in questi giorni.

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