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Ilva: Stefàno, “Timidi segnali ma Taranto aspetta ancora cambiamento”

L’Ilva torna a far discutere in Senato per l’approvazione del decimo decreto che porta il suo nome e che punta a dare soluzioni urgenti alla crisi dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa e soprattutto stabilità alla procedura per la scelta della cordata che si dovrà aggiudicare la guida dell’Ilva del futuro.

I problemi sono tanti: chi si candida a guidare ha bisogno di uno scudo giudiziario per non pagare colpe di cattive gestioni del passato e forse ha bisogno anche di maggior tempo per attuare le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dal Ministero dell’Ambiente nel 2012.

Foto Whiroo - LaPresse27 09 2012 Taranto, ItaliacronacaIlva, la protesta degli operai blocca TarantoNella foto: la protesta degli operai ILVA

Il decimo decreto Ilva punta a dare soluzioni urgenti alla crisi dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa e stabilità alla procedura per la scelta della cordata che si dovrà aggiudicare la guida dell’Ilva del futuro (Foto Whiroo)  

La maggioranza, compatta anche al Senato, ha votato a favore in quanto è stato posto il voto di fiducia dal Governo, mentre la minoranza ha votato contro perché il provvedimento contiene delle criticità e le positività sono invece annullate dal voto di fiducia, come visto durante l’approvazione alla Camera dei Deputati pochi giorni fa. In Senato si è registra una presa di posizione chiara e netta di critica dal parte del Sen. Dario  Stefano, presidente del movimento “La Puglia in più“,che si è astenuto e non ha partecipato al voto, ma che però guarda anche a degli aspetti positivi presenti nel decreto, come risulta dalla sua dichiarazione, che riportiamo.

«Condivido la volontà di affrontare la questione per evitare la chiusura della realtà produttiva e occupazionale più grande del Paese ma, a distanza di 4 anni dall’applicazione dei sigilli “virtuali”, ci troviamo a votare l’undicesimo provvedimento che riguarda l’Ilva senza che siano definitivamente sciolti i nodi che strozzano lo stabilimento ma soprattutto la città di Taranto che soffoca sempre di più nell’inquinamento”. Sono le parole con cui il Senatore Dario Stefàno, Presidente de La Puglia in Più, ha annunciato, durante il suo intervento in dichiarazione di voto in Senato, la sua decisione di non partecipare al voto di fiducia sul decreto legge in materia di cessione dello stabilimento siderurgico.»

«Questo provvedimento non si discosta poi così tanto da quelli precedenti, anche se compie qualche timido passo avanti come nel caso della previsione di aumento dell’organico di Arpa Puglia, proposta già avanzata più volte e bocciata dal governo nelle puntate precedenti. Spiace però che la stessa volontà non sia stata manifestata anche per autorizzare il potenziamento degli organici ASL e garantire così un migliore controllo del territorio, o per dare urgenza agli interventi previsti dall’Aia, necessità che abbiamo più volte posto in risalto, anche in passato. Apprezziamo invece la marcia indietro su quello che poteva essere definito come “super Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri” che di fatto superava i vincoli della VIA, dalla Valutazione di Impatto Ambientale, mentre è giusto tenere in conto le richieste che vengono da tutti i portatori di interesse, raccolte nelle osservazioni che ora vengono ritenute finalmente necessarie».

«L’ordalia messa tragicamente in essere tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro, di cui Ilva e Taranto sono una drammatica sintesi, non può – continua Stefàno – essere affrontata nè tantomeno risolta solo a colpi di decreti e ancora di più a colpi di cieca fiducia. Spero sia abbastanza chiaro che la decretazione d’urgenza non funzioni per casi come quello dell’Ilva, che non funziona la strategia di operare soluzioni tampone e che manca soprattutto una visione strategica. Resta centrale dunque l’importanza di costruire, in maniera allargata e condivisa, un percorso di futuro per una città meravigliosa che ha troppo sofferto per la mancanza di prospettive ampie e globali».

«Ci troviamo sempre allo stesso punto, si spostano magari un po’ più in là le scadenze e le proroghe, concedendo o estendendo qualche “guarantigia” a commissari o possibili acquirenti ma il territorio ferito di Taranto – conclude Stefàno – sta ancora aspettando, e merita, un percorso di cambiamento, la sua “volta buona”, per dirla usando una locuzione cara al Premier, che purtroppo da quest’Aula, ancora oggi, tarda ad arrivare»

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