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Ilva. Quanto costa un tumore

Risarcimento per danno biologico: questo ha decretato la sentenza per un operaio dell’Ilva di Taranto. All’uomo, che ha contratto un tumore a causa dell’attività lavorativa svolta, sarà corrisposto un risarcimento di 198mila euro. Condannata dunque l’Ilva, per il giudice del lavoro Annamaria Lastella, responsabile di aver permesso che un proprio dipendente lavorasse in un ambiente contaminato, a contatto con sostanze tossiche come il toluene (solvente) ed l’apirolio (pcb). Sostanze che hanno provocato una epatopatia cronica tossica e un tumore al fegato, per cui all’operaio è stata riconsciuta un’invalidità del 36%. Intanto contrarietà dinanzi alla sentenza arriva in queste ore dal mondo politico. In particolare è il Dr. Patrizio Mazza, consigliere regionale della Puglia, a sollevare la questione e a parlare di un risarcimento piuttosto esiguo, ritenendo che «il danno subito dalla persona e quindi da riconoscere debba essere determinato in un “quantum” anche maggiore rispetto alle 198mila euro, da risarcire dall’industria». Mazza non si astiene, poi, da sottolineare lacune nell’intero sistema legato ai risarcimenti per le cosidette “malattie professionali”: «a tutti i lavoratori ammalatisi di tumore, quindi patologie correlate ad attività lavorative riconosciute come “perniciose” per la salute – dichiara il consigliere -, non dovrebbe essere applicato un danno forfettario come fatto sino ad oggi dall’Inail né calcolato secondo una tabella standard».

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