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ILVA: oltre la rabbia, le proposte

Lo stabilimento deve andare avanti, ma se inquina, va posto sotto sequestro

ILVA sotto sequestro. Lo stop dell’area a caldo significa di fatto bloccare tutto. Operai in lacrime, disperazione. Mogli e madri in lacrime, però, anche laddove vi siano famiglie colpite da perdite dei propri cari per esposizione a sostanze cancerogene. Penso al difficile ruolo dei magistrati nell’assumere decisioni dure e certamente profondamente vissute. Non è facile per nessuno firmare simili provvedimenti, ma penso che abbiano a disposizione documenti e studi e che abbiano applicato la legge. La realtà è sotto gli occhi di tutti: Taranto è una bellissima città inquinata e sofferente. Occorre ricordare che tre anni fa per colpa di un inquinamento sono stati bloccati i fondi per la riqualificazione del Quartiere Tamburi. Nessuno ha parlato: oltre cinque milioni di euro persi perché occorreva fare prima una bonifica. 5 milioni poi diventati oltre 60.

Chiunque osserva nel tempo cosa sia successo non può non accorgersi della città sofferente, non può non accorgersi che è così, né può modificare le proprie convinzioni perché ci sono 11000 posti di lavoro oltre all’indotto, che li raddoppia o triplica.

La verità è questa e la legge si applica. E la verità la si comunica, fino in fondo.

Poi, ci si assume le responsabilità di essere quadri dirigenti di questo paese e ci si attiva per dare risposta immediata a 11000 persone, oltre l’indotto, che rischiano di perdere il posto di lavoro, come anche a dare risposta alle centinaia di morti bianche di 50 anni di storia di Taranto e alle migliaia di morti dell’Italia intera, nostri familiari, amici, conoscenti, morti per l’amianto, per la diossina, per le polveri sottili, per le falde inquinate, per i terreni la cui storia geologica di milioni di anni è cambiata in pochi decenni di inquinamento.

La protesta degli operai all'annuncio della chiusura di una parte degli impianti

Lo stabilimento deve andare avanti, è il più grande d’Europa, è il fiore all’occhiello dell’industria italiana, ma, se inquina, va posto sotto sequestro, va posto in “libertà vigilata”, in amministrazione controllata, per salvare i posti di lavoro ed avviare processi di risanamento e di produzione sostenibile per il rilancio dell’economia.

È possibile, la tecnologia lo consente: l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili (le BAT – Best Available Technology) previste da una Direttiva comunitaria già nel 1996 non può che essere completata. La normativa nazionale aveva recepito ciò dal 1999 e per gli impianti nuovi e le modifiche sostanziali il recepimento era previsto entro l’anno. È previsto l’accesso all’informazione da parte del pubblico. Cosa si è fatto? Cosa è successo nel passaggio da ILVA-IRI al privato? Questi aspetti sono stati valutati? I costi sono stati previsti nei prezzi d’acquisto? Se sì, risponda il privato; se no, risponda lo Stato.

Cosa è successo nel passaggio da ILVA-IRI al privato?

Ma basta con l’utilizzare le lacrime dei lavoratori per fini speculativi e per continuare ad inquinare nel tempo: lo stabilimento può andare avanti ma in amministrazione controllata, con lo Stato che arruola manager veri, onesti, l’Università che pone a disposizione i propri cervelli se vuole ancora soldi per sopravvivere, con lo Stato che manda via coloro che hanno svenduto la propria dignità ma anche la salute dei lavoratori.

Rattrista quanto si legge sulla Repubblica di oggi circa arresti per corruzione in atti giudiziari: se questo è vero c’è da unirsi nel pianto con gli operai anche per tale motivo, ma subito dopo bisogna avviare un processo virtuoso di rinascita per salvare i posti di lavoro e riprendere a produrre, questa volta nel rispetto dell’ambiente. È qui che servono le grandi capacità del Ministro dell’Ambiente Clini, che da direttore generale ha conosciuto la storia dell’Italia che inquina; è qui che serve l’innovazione di Vendola, che da Presidente della Regione Puglia rappresenta gli operai e i quadri dirigenti della regione.

Una riflessione profonda per essere diversi ed individuare la strada che dal sequestro porti alla ripresa della produzione passando da interventi di restyling industriale. È così che si ridà il sorriso ai lavoratori e la speranza per un futuro migliore e pulito ai nostri figli.

 

 

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