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ILVA, il dramma shakesperiano di Taranto

I lavoratori dell'Ilva in sciopero occupano le strade di accesso al capoluogo jonico

Sospeso lo sciopero dei lavoratori dell’ILVA, dopo l’ordinanza di sequestro dell’acciaieria firmata giovedì dal Gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Una decisione sicuramente sofferta, quella del magistrato ma che il sottoscritto non si sente di giudicare, se non convenire che la giudice ha applicato la legge e solo quella decisione poteva prendere. Non aveva altra scelta. Alle 6.30 di questa mattina gli operai sono entrati regolarmente in fabbrica dopo le proteste di ieri. Nel corso della notte i lavoratori hanno rimosso i blocchi stradali sulle statali 106 e 100 e sulle strade provinciali, che per due giorni avevano isolato il capoluogo jonico.  Sciolti i presidi in città e liberato il del ponte girevole. Sospesa anche l’occupazione simbolica del municipio. Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil di Puglia e di Taranto Donato Stefanelli, però, ha rimarcato che i lavoratori non lasceranno nulla di intentato per creare «tutte le condizioni, anche dal punto di vista normativo e, quindi, anche con interventi immediati del governo, per consentire il riesame dell’ordinanza di sequestro». Rinviata, quindi, una nuova manifestazione al 2 agosto, alla vigilia del riesame sui ricorsi presentati da Ilva per i sequestri e dai legali degli 8 dirigenti ed ex dirigenti raggiunti dall’ordinanza di arresto domiciliare.
I lavoratori dell’ILVA non condividono la decisione del magistrato, ha fatto sapere Stefanelli, tuttavia «non ci permettiamo di invadere le loro prerogative, però serve un provvedimento di urgenza che consenta a tutte le parti e a chi ne ha la competenza di esaminare adesso la situazione affinché le attività possano continuare; se non accade questo c’è da temere il peggio».

Patrizia Todisco

Il Giudice delle indagini preliminari giovedì ha firmato il provvedimento di sequestro senza facoltà d’uso dell’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico, cioè i parchi minerali, le cokerie, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi.

«La gestione del siderurgico di Taranto – scrive Todisco nel dispositivo -, è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all’ambiente e alla salute delle persone e impone l’immediata adozione, a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo».

Che significa, in pratica, sospensione della produzione siderurgica, per tutto il Paese. Ma significa anche rischio per centinaia di famiglie di finire sul lastrico. «Operai in lacrime, disperazione – ha descritto il direttore di Ambient&Ambienti Tommaso Farenga nel suo editoriale -. Mogli e madri in lacrime, però, anche laddove vi siano famiglie colpite da perdite dei propri cari per esposizione a sostanze cancerogene».

La protesta degli operai dell'Ilva di Taranto si riversa nel centro cittadino

E la protesta è divampata. Gli stessi lavoratori che fino a qualche giorno prima protestavano per ottenere una migliore qualità di vita, si lamentavano dell’ambiente inquinato dalle emissioni del siderurgico e protestavano per la tante morti tra operai e tarantini hanno inscenato la manifestazione per conservare il posto di lavoro, coscienti di andare loro stessi incontro a danni irreversibili per la salute se non alla morte.

«La storia di Taranto è cambiata per sempre. Nulla sarà come prima», hanno scritto in una nota Luigi Boccuni, Paola Casieri, Saverio De Florio, Alessandro Marescotti, Annamaria Moschetti, Rino Raffone e Massimiliano Saracino, del cartello di associazioni ambientaliste “Taranto respira”, riferendosi al provvedimento di sequestro degli impianti inquinanti dell’Ilva disposto dalla magistratura. «Dopo anni di omissioni, incuria, negligenza e connivenza – hanno sottolineato – sono arrivati al pettine tutti i nodi irrisolti dell’Ilva. La magistratura è intervenuta perché la politica ha fallito. In questo momento deve prevalere il senso di responsabilità per dare un futuro a tutti i lavoratori e per costruire assieme un’alternativa di sviluppo ecosostenibile».

Aggiornato alle ore 09.00 del 28 luglio 2012

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