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ILVA: disastro ambientale doloso e colposo. Area a caldo sotto sequestro

Il Gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro, senza facoltà d’uso, degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva. Nell’inchiesta per disastro ambientale doloso e colposo a carico dei vertici Ilva, il Giudice delle indagini preliminari ha disposto anche misure cautelari per otto dirigenti passati e presenti dell’acciaieria. I sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm hanno organizzato una mobilitazione; circa 5mila operai hanno lasciato il posto di lavoro per dirigersi in corteo verso Taranto per raggiungere la Prefettura. Tutte le strade di accesso alla città di Taranto sono state bloccate per protesta.

Una dimostrazione di forza dei lavoratori della più grande acciaieria d’Europa che vogliono conservare l’occupazione, i cui destinatari sono gli ambientalisti, il Tribunale dove sarebbe pronto il decreto che chiude le indagini e Roma, dove il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il sindaco tarantino Ippazio Stefàno hanno incontrato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

Alla notizia sulle misure della magistratura giunte da Taranto, Vendola ha commentato che se si dovesse arrivare al processo la Puglia si costituirà parte civile. Clini, invece, chiederà il riesame con la massima urgenza Il ministro, inoltre, ha annunciato che le risorse per «interventi urgenti di riqualificazione ambientale» a Taranto saranno pari a «un importo complessivo di 336 milioni di euro». L’accordo prevede una “cabina di regia” presieduta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Credo che dobbiamo esprimere una grande solidarietà – ha detto il presidente Vendola – nei confronti di una comunità operaia che vive con grande apprensione una prospettiva che sarebbe disastrosa per la loro sorte, per la sorte della città di Taranto, per l’economia della Regione Puglia e per la tenuta del sistema industriale nazionale».

È una contraddizione, afferma Clini, il blocco degli impianti attuali in fase di risanamento ambientale. «L’acciaieria di Taranto, per effetto delle normative ambientali nazionali ed europee – ha spiegato il ministro -, negli ultimi cinque anni ha sostenuto investimenti importanti che ne hanno migliorato la produttività, riducendone l’impatto ambientale. C’è ancora molto da fare, c’è un ultimo miglio di investimenti che va accompagnato con le norme e sostenuto con investimenti. La magistratura sta intervenendo sull’attuale acciaieria avendo però in mente gli effetti dannosi degli impianti precedenti. L’intervento si basa su una valutazione epidemiologica dei danni per la salute provocati da quindici anni di attività».

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