Input your search keywords and press Enter.

ILVA di Taranto: le emissioni pericolose

Il disastro ambientale consumatosi a Taranto, causato dalle emissioni altamente inquinanti dell’ILVA, vede il Tribunale del Riesame sulla stessa lunghezza d’onda del G.I.P. Patrizia Todisco: sussiste un pericolo concreto per la salute pubblica e per l’ambiente, accanto ad un conclamato e comprovato disastro. Pertanto il Riesame conferma, quasi integralmente, le misure cautelari precedentemente applicate: i comparti a caldo resteranno sotto sequestro, ma aperti e con facoltà d’uso, soltanto per effettuare il lungo processo di messa a norma dei luoghi, al fine di ridurre le emissioni.

Sulla base di tali premesse ed in attesa di conoscere i futuri ed ulteriori sviluppi processuali di questa drammatica vicenda, è possibile abbozzarne un primo quadro criminoso e sanzionatorio.

Una manifestazione dei tarantini davanti al Tribunale

I Reati contestati. I principali reati, ascritti ai dirigenti ed ex dirigenti dell’ILVA, sono il disastro ambientale colposo e doloso aggravato (art.434c.p.)1 (clicca qui per scaricare i riferimenti normativi), l’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro(art. 437c.p.)2 e il getto e sversamento di sostanze pericolose (art.674c.p.)3. Le costanti, in tutte le condotte, sarebbero il dolo, cioè coscienza e volontà di nuocere in nome del profitto e la natura permanente dei reati(caratterizzati da una condotta continuativa nel tempo, iniziata, verosimilmente, a partire dall’insediamento dei dirigenti e mai interrotta). Il disastro è un reato di pericolo, che scatta con la sola messa a rischio del bene protetto(rischio per la vita, salute e ambiente, causato dalle emissioni di polveri ferrose) e senza che si verifichi un evento dannoso. In questo caso, però, sussiste anche l’aggravante dell’evento, ex art.434c.p., 2°c.(ad es. l’evento-morte generato dalle malattie contratte con le inalazioni). Circa il dolo e colpa, il primo sussisterebbe, in virtù della consapevole emissione delle sostanze, pur conoscendone la portata cancerogena e pur potendosi prevedere il rischio di strage ambientale; la seconda, in virtù di una possibile imputabilità dei dirigenti per negligenza, ma solo per i danni successivi all’adozione delle misure per ridurre il tasso inquinante delle emissioni(anche se il G.I.P. ha considerato queste ultime una semplice opera di “maquillage” non risolutiva).

Taranto sotto la cappa dei fumi dell'impianto siderurgico

A conferma di ciò, le perizie medico-epidemiologiche, svolte su determinate fasce di popolazione in un dato lasso di tempo, proverebbero il nesso causale tra l’inalazione delle sostanze tossiche, le malattie contratte(cancro allo stomaco, alla pleura, tumori neonatali ecc.) e le morti che ne sono scaturite. In fine il disastro è ambientale perchè le continuative emissioni, inquinanti oltre i livelli consentiti dalle norme di sicurezza e perpetrate in spregio dei numerosi rilievi e moniti dell’ARPA per farle regredire, coinvolgono una vastissima area della città e non solo, a partire dai quartieri limitrofi allo stabilimento.

L’omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche aggravata dall’evento morte, dipende dall’esposizione continuativa dei dipendenti alle polveri ferrose(stillicidio), senza idonee misure di protezione. Ciò avrebbe provocato malattie professionali(ad es. tumori) e, in molti casi, la morte. Anche questo reato è di pericolo ed è aggravato dall’evento-morte di alcuni dipendenti. Inoltre il G.I.P. parla di dolo (cosa inedita perché solitamente in materia di sicurezza sussiste la colpa per negligenza) perché, secondo i periti, i dirigenti non potevano non sapere della nocività delle polveri e, ciò nonostante, non hanno protetto adeguatamente gli operai, perseverando consapevolmente in pratiche dannose

Il getto pericoloso è una contravvenzione, usata in passato per le emissioni inquinanti, prima che la normativa in materia si evolvesse. Nel caso ILVA il getto in atmosfera si sostanzia nell’emissione di fumi tossici in atmosfera e nello sversamento di diossine sul suolo e sul terreno, provocando l’inquinamento del raccolto, del bestiame destinato al consumo umano e, di conseguenza, del cibo!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *