Ilva, che fare? Una nota del consigliere regionale Mazza

Il consigliere regionale Patrizio Mazza (Idv) ha diffuso la seguente nota:

«Mi lascia sdegnato che ancora oggi in regione Puglia a parte la discussione sul bilancio regionale non sia stato messo all’ordine del giorno della seduta di consiglio la discussione sulla prefigurazione di un finanziamento che preveda la progettazione di alternative economiche e lavorative per assorbire quanto prima i lavoratori occupati fino ad oggi in ILVA, in primis quelli dell’area ionica e della Puglia perché l’ILVA non può costituire l’unica realtà economica per Taranto e provincia; eppure all’improvviso è stato trovato un finanziamento di 8mil di euro per il Centro Ambiente Salute che provvederebbe a semplici misurazioni di inquinanti e ad allocare solo 41 unità lavorative per i predetti compiti!

Fa specie, inoltre, non aver ottenuto risposta all’interrogazione urgente a risposta scritta protocollata nel settembre scorso in Regione, che richiede giustificazioni circa il de-finanziamento del Distripark a Taranto, che costituirebbe, qualora fosse finalmente realizzato, una delle tante prospettazioni di alternativa economica, così come lo rappresenta l’aeroporto di Grottaglie, scalo nazionale al palo da anni, per il quale il nostro assessore al bilancio aveva garantito nella scorsa primavera durante una riunione istituzionale in Camera di Commercio di Taranto lo stanziamento di un milione di euro.

E mentre i finanziamenti per questioni spesso inutili si trovano è capitato di leggere ieri sul quotidiano TarantoOggi, un articolo interessantissimo inspiegabilmente assente nella nostra rassegna stampa regionale, dal titolo “L’Ilva ed il misterioso prestito da 400milioni della BEI” che tratta di un prestito concesso a Riva Fire S.p.A. per il progetto :” Riva Taranto Energia & Ambiente” presentato il 04 giugno 2010.

Perché è importante l’articolo? Oltre ad essere scomodo per coloro che ancora oggi favoriscono il sistema ILVA? Perché racconta di come il promoter Riva Fire S.p.A. sia riuscito ad ottenere un prestito dalla BEI ammontante a 400 milioni di euro pure in assenza di AIA, che come ben ricordiamo è stata rilasciata nel 2011, quindi successivamente al giugno 2010, nonostante codesto provvedimento fosse fattore preclusivo per l’ottenimento del finanziamento, e mi chiedevo : come mai la Regione Puglia non riesca a trovare la maniera di accedere a finanziamento della BEI, avendo tutte le prerogative, per progetti di alternative economiche all’ILVA? Mi risulta che recentemente abbia ottenuto ben 150milioni per l’AQP perché non chiedere finanziamenti per un sistema di alternative alle industrie inquinanti per Taranto? La BEI finanzia opere di ammodernamento o costruzione di infrastrutture e trasporto, piani d’intervento naturali ed urbani per la diminuzione dell’inquinamento, per i rifiuti etc. Sono finanziabili imprese per la creazione di posti di lavoro, in poche parole cosa stiamo aspettando?

Pertanto auspico che al prossimo consiglio regionale si affronti la discussione del bilancio ma anche il problema più impellente da mesi a questa parte, per il sottoscritto lo è da sempre, che resta quello di come risolvere per gli operai ILVA e per le generazioni future di Taranto il ricatto salute o lavoro; l’ILVA non è futuro ma è un passato industriale da dimenticare e che non può fungere da esempio per nessun imprenditore.

Un’assunzione di responsabilità l’ha chiesta ai politici la magistratura affichè tutti possano recuperare credibilità, in primis quelle istituzioni firmatarie accordi di programma (i famosi atti d’intesa 2003, 2004, 2005 e 2006) mai attuati grazie al “disinteresse interessato” degli enti locali e dei sindacati, e per questo giustamente ridicolizzati dal gip Patrizia Todisco nell’ordinanza dello scorso 25 luglio, nella quale li bollò come “la più colossale presa in giro dell’Ilva ai danni del territorio ionico”».

 

Articoli correlati