Il verde tra “i luoghi dello Spirito”

Abbazzia Ognissanti di Cuti

Si perde tra uliveti, mandorleti e prati in fiore un gioiello dell’architettura romanica pugliese, risalente all’XI secolo. La pietra bianca si fonde e si confonde tra il verde rigoglioso di una vegetazione spesso spontanea e incolta che fa da contorno all’ambiente, in un luogo apprezzato molto dai forestieri ma ancora tutto da scoprire per tanta parte degli abitanti del posto. Si tratta dell’abbazia di Ognissanti di Cuti, a circa un chilometro dal centro abitato di Valenzano (Ba).

Un luogo di culto avvolto da un’aurea di mistero: secondo alcuni studi il monastero e la sua chiesa sorgono presso il sito di un precedente pantheon pagano dedicato a tutti i Numi; altri, invece, affermano che in quel luogo fosse già presente una chiesetta minore. Certa resta la datazione del corpus – tra il 1061 e il 1078 – voluto dall’abate Eustasio e che comprendeva, oltre alla chiesa, anche vari edifici monastici, campi coltivati e vigneti.

L'interno dell'abbazia di Ognissanti

Proprio grazie alle vaste proprietà fondarie ivi presenti e all’avvio della produzione olearia, la struttura fu oggetto di contesa tra la giurisdizione della Curia barese e il monastero di Cuti. Gli abati benedettini (Melo, Nicola, Maraldo, Nicola Gattuccio, Tommaso e Guglielmo) seppero resistere alle mire espansionistiche dell’episcopio barese fino alla fine del XIII secolo, quando la crisi del monastero divenne inevitabile. Dopo alterne vicende è nei primi anni del Cinquecento che il monastero sarà ufficialmente soppresso.

Oggi tracce di quell’antico splendore si ritrovano nel perpetuarsi – il primo novembre di ogni anno nel centro del paese – della fiera di “Tutti i Santi”, memore dell’antica fiera agricola promossa dalla Curia di Bari nel territorio monastico dell’abbazia e visitata dai mercanti provenienti dalla Terra d’Otranto, dalla Basilicata e dalla Capitanata. Intanto la chiesa, rimasta per anni chiusa e abbandonata, è stata di recente riaperta al pubblico nei giorni festivi e per ospitare iniziative culturali e sportive. L’edificio è meta per ciclisti, sportivi o semplicemente per chi ha voglia di godere di una vegetazione prorompente, con un paesaggio impagabile a due passi da Bari.

Il Santuario-Basilica dedicato alla Madonna del Pozzo

E partendo dall’abbazia è possibile percorrere parte di quel tracciato che già si prevede di valorizzare attraverso il piano di rigenerazione territoriale intercomunale, che tocca anche il vicino comune di Capurso. Nonostante lo stato odierno di abbandono, è degna di nota la Laura di Santa Barbara, all’interno dell’omonima contrada campestre. Sotto il manto stradale, lungo un sentiero sterrato, è presente una piccola grotta – nell’agro di una campagna appartenente a privati – nella quale si trova un’icona bizantina della Vergine. La Madonna di Santa Barbara è ritratta a mezzo busto mentre regge sul braccio destro il Gesù bambino benedicente.

In questo “itinerario dello Spirito” non può mancare la visita al trecentesco convento di San Francesco da Paola e del suo chiostro – un vero ritaglio di paradiso -, all’imponente Chiesa Madre legata al barocco del XVI secolo, per finire con il Santuario Basilica della Madonna del Pozzo. In una cavità ipogea è custodita l’icona della Vergine, il cui culto – tra i più importanti in terra di Puglia e in generale in Italia – ha origine nel settecento, da quando prese il via una lunga serie di eventi inspiegabili. E il 20 maggio è stato un vero evento il Corteo Storico che si è tenuto nell’ambito delle Celebrazioni per il 160° Anniversario dall’Incoronazione di S. Maria del Pozzo.

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