Il V Contro Energia è legge. Il commento di Legambiente e Confapi

Il V Conto Energia ora è legge. Su proposta del ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera e del ministro all’Ambiente Clini, il decreto che riguarda la promozione degli impianti fotovoltaici è stato convertito definitivamente in una legge dello Stato.

Secondo Francesco Tarantini di Legambiente e Giuseppe Bratta di Confapi, però,  questa legge «rappresenta la pietra tombale per molte aziende Italiane e Pugliesi (in Italia ci sono circa 250.000 addetti, di cui in Puglia almeno 25.000) ed è l’ennesima opportunità che viene “gettata al vento” di creare un settore industriale forte in grado di competere sui mercati internazionali e compatibile con l’ambiente».

Nello specifico, il V Conto Energia possiede lacune come l’assenza di un periodo transitorio per tutelare gli investimenti in corso (solo 45 giorni) e introduce appesantimenti burocratici, a cominciare dai registri obbligatori anche per gli impianti di piccola taglia superiori a 12 kWp.

Ma, mentre il nostro governo “tecnico-miope” pensa ai proclami nei quali si parla di sviluppo e decreta, invece, la fine del solo settore industriale, che in questi anni è cresciuto – denunciano i due -, la Germania ha varato un nuovo poderoso Conto Energia che darà forza alle già vitali aziende tedesche, in controtendenza con tutto il mondo industriale e produttivo.

Cosicché, sempre secondo Tarantini e Bratta, nelle prossime settimane molte aziende del settore saranno costrette a licenziare collaboratori e dipendenti e a veder drasticamente ridotto il loro giro di affari, nonostante la produzione di energia dal sole a giugno abbia fatto segnare un incremento del 100% rispetto al 2011.

Il fotovoltaico soprattutto abbassa fortemente il prezzo in Borsa nelle ore diurne  – è scritto nel comunicato – e se lasciato libero di diffondersi, senza registi e burocrazia che il nuovo DM gli accolla, anche con tariffe molto ridotte rapidamente raggiungerebbe quella soglia della copertura del fabbisogno elettrico totale del 10% che tutti prevedevano, appena due anni fa, non prima del 2020.

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