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Trentino: fanalino di coda nazionale nella mappatura del rischio amianto?

Trento, una vista della città

Il Trentino è fanalino di coda nazionale nella mappatura del rischio amianto? La querelle è sorta quando sulla stampa nazionale è apparsa la notizia, all’indomani della sentenza di condanna a Torino per i decessi da amianto negli stabilimenti Eternit Italia, a febbraio scorso. Alla notizia di cronaca fa seguito una interrogazione in Terza Commissione permanente del Consiglio provinciale di Trento della consigliera Franca Penasa. La risposta giunge dall’assessore Mauro Gilmozzi secondo cui, invece, la mappatura cominciata già negli anni Novanta con un primo censimento dell’amianto friabile e proseguita poi nel 2009-2011 sulle coperture in cemento-amianto, è a due terzi del cammino e fino a quel momento sono stati censiti 1.878.000 metri quadrati contaminati.   Per saperne di più, Ambient&Ambienti ha incontrato telefonicamente la consigliera Franca Penasa.

Franca Penasa

«Nella Provincia di Trento abbiamo discusso una legge che riguarda l’amianto – chiarisce la consigliera -. E io mi sono accorta che noi arrivavamo da buoni ultimi, nel senso che gli adeguamenti che venivano proposti in questa legge si adeguavano alla legge 257 del ’92, nazionale. Mi sono chiesta quindi come mai questa faccenda. Io ho fatto il sindaco per quattordici anni e quindi so bene che anche da noi c’erano molti opifici e molte situazioni di edilizia (molte anche le caserme – ndr) realizzati negli anni in cui l’amianto era di uso comune, che presentavano questa situazione, che era di fatto un pericolo per la popolazione ».

Intende forse dire che la problematica dell’amianto è stata volutamente sottaciuta?

«Noi avevamo anche una situazione rispetto alla presenza delle acciaierie, (nella zona di Borgo Valsugana – ndr) sulle quali, come gruppo consiliare avevo sollevato alcune questioni. Il tutto poi si è chiuso con una legge anche lì sinceramente molto all’acqua di rose, che secondo me non aveva affrontato bene la materia. La legge, come io avevo intuito, scarica molte responsabilità più sul cittadino che non sulle amministrazioni. Inoltre, qui in Trentino Alto Adige non è chiara la tenuta del Registro Nazionale dei Mesoteliomi e gli adempimenti obbligatori che riguardano l’Osservatorio della Salute».

La signora Franca Penasa, della Lega Nord Trentino, inizia la sua attività politica nel 1993; nel 1996 a seguito della riforma della legge istitutiva del Parco Nazionale dello Stelvio è stata eletta presidente del Comitato di gestione per la provincia di Trento, incarico che ha conservato per dieci anni. Attualmente è allo stesso tempo consigliere provinciale e consigliere regionale del Trentino-Alto Adige (la regione a statuto speciale lo consente – ndr). È impegnata in molti campi del sociale.

Quali sono i suoi programmi nell’immediato futuro?

Molti edifici in Trentino sono coperti ancora da onduline di Eternit

«Penso che ci sia davvero bisogno di una seria tutela delle persone esposte a questi rischi dal punto di vista della salute». «Nella prima seduta del consiglio provinciale di metà settembre, chiederò conto dell’esistenza di questo registro, perché questo registro è il punto di partenza per quanto riguarda gli aspetti della salute. Quindi presenteremo un disegno di legge nuovo, a integrazione di quello già esistente perché assolutamente inadeguato; presenteremo un’interrogazione a livello nazionale e l’11 di ottobre terremo un seminario informativo, presso la sede della Regione Trentino Alto Adige a Trento, nel corso del quale daremo notizia ufficiale della presenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Trentino Alto Adige».

Perché l’Osservatorio?

«Per noi è vitale avere un’organizzazione come l’ONA, forte e credibile a livello nazionale. Perché solo riverberando la notizia a livello nazionale, abbiamo la possibilità che venga raccolta anche a livello interno». «Un amico comune che conosce la mia sensibilità verso la salute e i problemi sociali mi ha presentato l’avvocato Ezio Bonanni».

E cosa è maturato dal vostro incontro?

«Bonanni è venuto in Trentino per alcuni giorni; abbiamo lavorato intensamente, abbiamo confrontato le leggi, le situazioni. Mi ha detto che qua non avevano referenti; c’è stato quindi un reciproco interesse, che ha saldato questa opportunità di far parte dell’Osservatorio».

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