Il “Treno dell’Inferno”

5 novembre. Parte da La Hague, in Normandia, Francia, un convoglio ferroviario di undici vagoni carichi di scorie nucleari vetrificati, tedeschi, per raggiungere la miniera di sale di Gorleben, nel centro della Germania, scelta per ospitare il deposito permanente dei rifiuti nucleari provenienti dai 17 reattori tedeschi,  ed essere stoccati temporaneamente in un capannone sul sito della Bassa Sassonia, “in attesa di una soluzione”.

un convoglio adibito al trasporto di materiale nucleare

Undici vagoni “Castor” da 100 tonnellate, ognuno dei quali porta 28 contenitori pieni di scorie ad altissima radioattività “riprocessate” alla centrale di La Hague gestita da Areva. Si tratta del trasporto più radioattivo mai esistito a oggi. È calcolato che la concentrazione della radioattività di questo trasporto è doppia rispetto all’inquinamento radioattivo dopo la catastrofe di Chernobyl in Ucraina. 3917,4 peta becquerels (Pbq)

il deposito di scorie nucleari a Gorleben in Germani

Cioè 3917,4 milioni di miliardi di becquerels, contro i 1900 peta becquerels registrati da uno studio del Ministero dell’energia degli Stati Uniti a Chernobyl. Il “Treno dell’Inferno” – denuncia la Rete francese “Sortir du nucléaire” – concentra dunque, una radioattività più di due volte superiore alla radioattività emessa al momento della più grave catastrofe nucleare conosciuta ai giorni nostri, a Chernobyl, il 26 aprile del 1986.

il reattore nucleare di Chernobyl

(FOTO The Chernobyl reactor  – Data 18 settembre 2006 (2006-09-18), 20:07:00 Autore Carl Montgomery)

Non tutti i Paesi nuclearizzati hanno centrali che permettono di riprocessare il combustibile usato, come la Germania, per esempio, quindi le barre di uranio vengono mandate in Francia, alla centrale di La Hague, gestita da Areva, o in Inghilterra a Sellafield. 

la centrale nucleare di Sellafield in Gran Bretagna

(Photo of Sellafield from gyrocopter, Photo by Simon Ledingham, www.nwgyro.co.uk).

Poi questi rifiuti, una volta ritrattati, vengono vetrificati e rimandati nel Paese di origine. Tra questi Paesi c’è anche l’Italia. Proprio a giugno scorso, si è concluso l’ultimo trasporto verso la Francia del combustibile irraggiato presente nella centrale elettronucleare di Caorso, a poco più di venti chilometri da Piacenza, di proprietà della Sogin SpA, chiusa nel 1990.

la centrale elettronucleare di Caorso vicino Piacenza

In base a un accordo inter-governativo fra Italia e Francia, sottoscritto da Sogin SpA e Areva, 1032 barre di combustibile irraggiato sono state inserite in appositi cask e trasportate via ferrovia all’impianto di riprocessamento di La Hague. L’ultimo carico, appunto, è di 64 elementi, pari a 11 tonnellate di uranio. Dal 16 dicembre 2007 ad oggi, sono state effettuate 16 spedizioni, il cui costo finale dell’operazione si aggira intorno ai 450 milioni di euro.

Tornando al “Treno dell’Inferno”, questo trasporto-record – dicono gli ambientalisti di Greenpeace e della Rete “Sortir du nucléaire” è l’opportunità per ricordare alcune verità sulle migliaia di trasporti nucleari che circolano ogni anno in Europa, e sulla realtà della rilavorazione dei rifiuti nucleari.

gli ambientalisti di Greenpeace e della Rete "Sortir du nucléaire" protestano contro il passaggio del "Treno dell'Inferno"

Ogni trasporto di materie altamente radioattive comporta dei rischi reali. Tuttavia le popolazioni locali non sono informate del passaggio dei convogli e dei rischi associati. “I francesi e i tedeschi devono poter sapere”, spiegano gli attivisti, “dove e quando un convoglio di tale pericolosità passerà nelle loro vicinanze”.  Da venerdì scorso, 5.000 attivisti insieme con i contadini, gli abitanti dei luoghi attraversati dal convoglio e gente che è venuta da lontano per dire no ai pericolosi rifiuti radioattivi hanno dormito sulle rotaie, scatenando la dura reazione della polizia. Nel 2004 un militante ambientalista che protestava contro un analogo treno delle scorie si sdraiò sulle rotaie. Il convoglio in corsa gli tranciò via le gambe e il ragazzo di appena ventidue anni morì. Era il 7 di novembre, il giovane si chiamava Sébastien Briat.

il treno delle scorie nucleari fotografato con apparecchi a raggi infrarossi (fotografie di Greenpeace)

Grazie alla fotografia a raggi infrarossi specialisti di Greenpeace hanno messo in evidenza un’anomalia termica a una ruota del convoglio; i rivelatori di radiazioni e radioattività, invece, nonostante i carri siano piombati, hanno riscontrato una dose di radiazioni equivalente al limite massimo previsto per un anno, se si sosta anche una sola ora in prossimità dei vagoni. La notte scorsa gli attivisti di Greenpeace sono stati da due anziani che vivono in una casa a dieci metri dai binari dove il treno era fermo e hanno chiesto loro di misurare il livello di radioattività nella loro stanza. Nonostante l’opposizione della polizia, gli esperti di Greenpeace sono riusciti a entrare in casa, dove hanno riscontrato la presenza di una forte radioattività. In mattinata il treno è ripartito e ha raggiunto Gorleben ma la strada del “Treno dell’Inferno” è ancora lunga.

Ultimo aggiornamento l’8 novembre 2010

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