Il territorio, i rifiuti “archiviati” dalla mafia e la politica del futuro

Una cava trasformata in discarica ad Oria (BR)

Ritorna di nuovo il tema dei rifiuti e di ciò si fa un gran parlare in queste settimane, specie dopo la diffusione delle rivelazioni di Schiavone ed i recenti ritrovamento ad Ordona, nel foggiano, o nel Salento. Schiavone aveva rivelato il nulla, mentre i ritrovamenti di rifiuti li abbiamo visti, ed aprono scenari da far paura, specie se si rapportano al sistema delle migliaia di cave abbandonate e tombate, un sistema impressionante, per le migliaia di cave presenti nella regione.

Avevamo già scritto che non serviva un pentito per evidenziare la vulnerabilità del territorio pugliese: bastava leggere vecchi lavori, indagini. Molti si sono chiesti perché non si è intervenuti a cercare “l’ago nel pagliaio” raccontato dal pentito; altri hanno cercato di cogliere l’occasione per “dibattere” e dimostrarsi attivi. Io ho guardato indietro e sono rimasto perplesso perché poco o nulla si è fatto nei primi anni ’90, quando il Piano Cave della Puglia raccontò di circa 700 cave attive, 2150 cave abbandonate, insieme a 600-700 cave senza confini presenti in una trentina di grandi “comprensori del degrado o dei rifiuti”.

Le cave dismesse possono essere riqualificate senza farle diventare potenziali ricettacoli di attività illecite (nella foto, una cava a Cursi, nel Salento)

Nessuno discusse la strategia che fu proposta. In quegli anni mi sembra che la magistratura cercò, fece il suo dovere, ma riuscì a trovare poco, stante la complessità del tema. Ma basta girare virtualmente per la Puglia, prima con lo stereoscopio ad interpretare le vecchie foto aeree degli anni settanta, poi con sopralluoghi in campo: si nota lo sconcerto del territorio. Che vergogna. Nel passato, come anche ora, a volte si riscontravano “laghi a cielo aperto” per gli scavi in falda, a volte “laghi sotterranei” nelle meravigliose cave nel sottosuolo: qui galleggiavano olii sulle falde idriche. A volte si vedevano, e ancora si vedono, gli “empori di rifiuti”: girando la Puglia di 25 anni fa c’era di tutto; neanche in un “museo del rifiuto” si riuscirebbe a raccogliere tutte le tipologie di scarti che si riscontravano dal vivo. Oggi quei rifiuti sono ancora lì. Negli anni ’90 si propose il riordino delle cave esistenti, specie in zona vincolata, solo per non abbandonare a se stesso il territorio ferito. Nessuno capì che intervenendo in queste aree le si poteva riqualificare, invece di trasformarle in altri potenziali ricettori di attività illecite.

Ma senza piangersi addosso, possiamo pensare al futuro veramente? Il settore pubblico ha l’opportunità di farlo. Il nuovo PPTR della Puglia ha dedicato un apposito capitolo a queste realtà, proponendo sperimentazioni per la riqualificazione paesaggistica, ma queste ottime azioni vanno accompagnate da altre con il coinvolgimento degli imprenditori lungimiranti, chiamandoli al “tavolo delle definizione delle strategie”. Dobbiamo capire con loro cosa fare, confrontarci con la loro cultura, sicuramente orientata verso il proprio utile, come è giusto che sia per un imprenditore, ma anche orientata verso il futuro. Il vero imprenditore non vuole il degrado delle cave, non vuole l’abbandono, non vuole i rifiuti, non vuole la mafia, bensì certezze degli investimenti, dei controlli, celerità nelle procedure di autorizzazione, pulizia e trasparenza.

Una recente operazione della GdF in una discarica di rifiuti pericolosi a Manfredonia (FG)

Il pubblico guarda altri obiettivi, ma se ci pensiamo, sono obiettivi che possono intersecarsi con quelli privati, culminare nella definizione di strategie che possono dare certezza alle produzioni sostenibili, al recupero. Quale migliore occasione per definire un percorso per la nuova programmazione 2014-2020 e costruire una vision al 2030? Quale migliore occasione per fornire supporto alla conoscenza attivando campagne di indagini e monitoraggi ad hoc, finanziandoli con le nuove risorse? Dopo appena un anno potremo così avere la conoscenza, in modo da orientare gli interventi successivi. Con 30 milioni di dollari gli americani hanno monitorato i dintorni di Napoli. Con 100 milioni di euro potremo monitorare non meno di 300-400 aree delicate della Puglia ed orientare con efficacia le risorse e gli interventi per la “costruzione del futuro”. Si può fare, costruendo il paese del futuro con un nuovo ruolo della politica, in piena sintonia con i privati, che possono portare allo sviluppo delle più opportune sinergie per la ripresa del nostro Paese.

 

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