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Il taipei 101 e la certificazione Leed

Deriva il nome dai suoi 101 piani e con 508 metri di altezza è il considerato il secondo grattacielo più alto al mondo, superato solo agli inizi del 2010 dagli 828 metri del Buri Khalifa di Dubai (in realtà anche la Willis Tower di Chicago, con i suoi 527 metri lo supererebbe). Il Taipei 101, di proprietà della Taipei Financial Center Corporation, è stato costruito a Taiwan nel 2004 dallo studio di architettura C.Y.Lee & Partners sotto la guida dell’architetto Chung Ping Wang: 63 ascensori, oltre 240mila metri cubi di calcestruzzo e 107mila tonnellate di acciaio. La realizzazione della struttura è ai tempi costata attorno al miliardo e mezzo di euro.

<p>Taipei 101</p>

Taipei 101

Ora, quasi altrettanto (1,8 milioni di dollari) è l’investimento stanziato per renderlo il grattacielo “verde” più alto al mondo, recuperando un ben più importante primato. Un traguardo che gli consentirà di ridurre il proprio impatto energetico sull’ambiente attorno, ma anche di risparmiare denaro. Si stima in effetti che i costi dei lavori di adeguamento energetico verranno recuperati in soli tre anni grazie al minor consumo di energia.
L’edificio taiwanese a forma di bambù – 8 moduli uno sull’altro a partire da un basamento piramidale e 4 facciate con monete, draghi e nuvole simbolo di felicità – ospita ogni giorno circa 10mila impiegati, quasi 2mila automobili e 3mila motociclette. Già dotato di finestre schermate, un sistema per il riciclaggio dei rifiuti e uno per la gestione delle acque grigie e dell’energia, il Taipei 101 punta adesso ad ottenere la certificazione internazionale Leed.

<p>i più alti grattacieli esistenti</p>

i più alti grattacieli esistenti

 

 

 

 

 

 

Leed, che è l’acronimo del termine americano Leadership in Energy and Environmental Design, è un termine coniato nel 1998 dall’USGBC (US Green Building Council) per identificare un insieme di standard tramite cui valutare costruzioni ambientalmente sostenibili. Il sistema considera appunto una progettazione integrata dell’intero edificio: il sito (minor impatto possibile sul territorio e sull’area di cantiere); l’efficienza idrica (recupero dell’acqua piovana e rubinetti con regolatori di flusso); l’energia (fonti rinnovabili); i materiali (naturali e locali); innovazione nel design (best practice) e qualità interna (comfort abitativo). La scala di giudizio prevede 4 passaggi (certificato, argento, oro e platino) tramite un range di punteggio che varia da 26 fino ad un massimo di 69 punti. Ed esistono inoltre certificazioni specifiche suddivise a seconda della tipologia della costruzione: per palazzi nuovi o già esistenti, per abitazioni private, scuole…

 

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A partire dal 14 aprile, anche in Italia c’è la possibilità di certificazioni Leed grazie al lavoro di GBC Italia, un’associazione non profit promossa dalla Società Consortile Distretto Tecnologico Trentino che conta ad oggi circa 300 associati. GCB Italia, visitabile al sito www.gbcitalia.org; ha infatti ricavato una versione locale del Leed; il protocollo nostrano per nuove costruzioni e ristrutturazioni è stato presentato con grande successi e interesse. Il 6 e 7 maggio, i primi corsi presso il Greenbuilding Veronafiere.

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