Il ruolo dei vigneti nel contenimento dell’effetto serra. Il caso della Franciacorta

La vite, in quanto coltura agraria permanente, ha un ruolo significativo nel sequestro di CO2 all’atmosfera. Infatti, più di 3mila tonnellate di CO2 sono state “sequestrate” all’ambiente dai vitigni della Franciacorta (zona collinare situata tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo): questo è il dato presentato nei giorni scorsi a Brescia, durante un convegno dedicato al primo programma nazionale di monitoraggio ambientale condotto in via sperimentale proprio in Franciacorta.

Alcune delle aziende più rappresentative del settore vinicolo si sono sottoposte a un programma di autocontrollo e riduzione delle emissioni inquinanti. I risultati raggiunti sono stati misurati col metodo Ita.Ca, il primo calcolatore italiano di emissioni specifico per la filiera vitivinicola, condiviso a livello internazionale. Il programma Ita.Ca tiene conto anche dei valori di sequestro, ovvero l’effetto della fotosintesi operata dalle vigne, che sottrae l’anidride carbonica dall’atmosfera per fissarla nella sostanza organica al suolo e nelle strutture legnose permanenti: più carbonio viene bloccato permanentemente nel suolo sotto forma di sostanza organica (sequestrato), meno ne rimane in atmosfera sotto forma dei principali gas a effetto serra.

«Secondo le indagini effettuate – afferma Pierluigi Donna (studio agronomico SATA) – i modelli viticoli franciacortini possono immobilizzare almeno 15 tonnellate per ettaro di CO2 all’anno. Considerando la media delle emissioni è possibile stimare, per la Franciacorta, un credito di quasi 12 tonnellate/ettaro per anno relativi alla sola attività di campo».

Si può dunque affermare, secondo Andrea Pitacco dell’Università di Padova, che la vite, in quanto coltura agraria permanente, ha un ruolo significativo nella sottrazione di CO2 dall’atmosfera, finora riconosciuto solo a boschi e foreste.

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