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Il primo museo dell’emigrazione del sud est barese

Il Castello angioino – aragonese di Mola di bari ospiterà dal prossimo settembre il Laboratorio – Museo dell’Emigrazione

L’abbandono della propria terra d’origine per la ricerca di migliori condizioni di vita è la scelta – ed il destino – che accomuna molti emigranti. A Mola di Bari, definito il paese degli emigranti, già agli inizi della prima Guerra Mondiale molti abitanti hanno abbandonato il proprio paese per andare negli Stati Uniti. La grande emigrazione è avvenuta dopo la Seconda Guerra Mondiale. Agli inizi degli anni ’50 del secolo scorso si sono aperte le possibilità per i ricongiungimenti familiari. Da ’53 al ’57 si è registrato il boom di partenze che ha coinvolto anche i marinai molesi. Anche Sabino Rutigliano, presidente della Pro Loco di Mola di Bari, è partito per l’America ed è vissuto per 41 anni nella zona del Long Island, dove ha studiato e lavorato per lo Stato di New York. Ma non ha dimenticato le proprie radici ed è tornato nel proprio paese con l’idea di restituire l’esperienza da emigrante a coloro che non l’hanno vissuta, magari in un luogo permanente che ospitasse le testimonianze di questo passato.

La possibilità si sta concretizzando nel progetto della Pro Loco di Mola di Bari di realizzare il Laboratorio – Museo dell’Emigrazione, il primo nel sud est barese, grazie al bando Misura 421 Progetto “Pugliesi nel mondo” del Piano di Sviluppo Rurale Puglia 2007-2013. Lo spazio espositivo, ospitato nel Castello angioino – aragonese del centro barese, sarà inaugurato il prossimo settembre e coinvolgerà anche gli altri comuni di Rutigliano, Noicattaro, Conversano, Casamassima ed Acquaviva delle Fonti, che fanno parte della rete del Gruppo di azione locale (Gal) del sud est barese.

Saranno ricostruiti i principali aspetti che ha assunto l’emigrazione nei comuni rurali attraverso un lavoro di ricerca e reperimento di tutte le testimonianze storiche. Per questo c’è la necessità di raccogliere materiali (documenti, lettere e cartoline, fotografie, diapositive, filmini, opere di ingegno artistico, biglietti di viaggio, valigie). Il materiale sarà digitalizzato, restituito ai legittimi proprietari, esposto e archiviato tutelando il diritto di proprietà, attraverso l’esposizione del nome, cognome, data di nascita del proprietario.

Da 1953 al 1957 si è registrato il boom di partenze che ha coinvolto anche i marinai molesi (nella foto il porticciolo di Mola)

Il museo, dotato di un percorso didattico con tecnologie multimediali a carattere immersivo, sarà in rete con altre realtà museali italiane ed estere. «E’ un luogo strategico – ha sottolineato Rutigliano – per il territorio e la promozione turistica. Abbiamo avuto un riscontro positivo in Italia ed all’estero. Gli inviti si stanno estendo. E’ un bel momento da raccontare alle future generazioni e su cui riflettere». Per iniziare questo viaggio nella storia dell’emigrazione dal sud est barese sono stati organizzati nel mese di luglio quattro incontri con il giudice della Corte Suprema di New York, Michael Pesce, il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Prof. Vito Tanzi, ed altre realtà, fra cui il Circolo Italo-Americano di Mola di Bari e l’Associazione Amici degli Emigranti di Conversano.

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