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Il Ponte si, il Ponte no, è l’Italia dei cachi…

Sospendere per due anni il progetto del Ponte sullo stretto di Messina per fare verifiche sulla fattibilità dell’opera e sulla sua bancabilità. Il governo Monti ci ripensa.

Meno di un mese  fa, l’esecutivo faceva sapere di aver chiuso per sempre la pagina che riguarda il Ponte sullo Stretto di Messina ed era pronto a stanziare 300milioni di euro per le penali, come previsto nella Legge di stabilità 2012. Invece.

Secondo il WWF Italia, quella del governo Monti “è una decisione pilatesca degna della prima repubblica”, perché “ci sono già tutti gli elementi per chiudere dopo nove anni di studi scandalosi”. Il WWF aggiunge: “Il governo dopo ben nove anni di studi (il progetto preliminare è stato presentato nel 2003)  ha già oggi tutti gli elementi per chiudere con il progetto, con il General Contractor (senza pagare penali) e con quell’ente inutile che è la Stretto di messina SpA.  Sarebbero decisioni conseguenti al de-finanziamento di 1.300 milioni deciso in CIPE lo scorso 20 gennaio e con la proposta di andare a transazione contenuta nella Legge di Stabiltà 2013, nonché con la decisione della Commissione Europea che già a fine ottobre 2011 ha escluso il ponte dal piano di investimenti per le opere prioritarie su scala continentale per il periodo 2014-2020 Connecting Europe Facility.”

Il governo in carica – dice il WWF – sa perfettamente che il ponte costerebbe al Paese 8,5miliardi di euro, più del doppio di quello con cui il General Contractor Eurolink, capeggiato da Impregilo, ha vinto la gara (4,4 miliardi di euro posti a base di gara e 3,9 miliardi di euro di ribasso); non sarebbe ripagato dal  traffico stimato, che si aggirerebbe attorno all’11% della capacità complessiva (11,6 milioni di auto l’anno, contro una capacità complessiva teorica dell’opera di 105 milioni di auto l’anno nelle due direzioni); sarebbe costruito in una delle aree a più alto rischio sismico del Mediterraneo; l’opera ricade interamente nell’area di due ZPS – Zone di Protezione Speciale, in Calabria e Sicilia – di Interesse comunitario,

“Alla luce di questi elementi – afferma il WWF – il governo, come sembrava orientato a fare, può chiudere questa vicenda anche oggi, senza tra l’altro contribuire a devastare il territorio pur di accontentare i gruppi di potere locali con infrastrutturali immediatamente cantierabili connesse ad un’opera che non si farà, come incredibilmente viene sostenuto nel comunicato del Conisglio dei Ministri”.

 

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