Il Ponte Romano sull’Ofanto

Veduta del ponte

Qualche tempo fa tra due comuni di Puglia, Canosa e Cerignola, singoli cittadini, a colpi di articoli giornalistici sul web, a supporto delle proprie comunità, si sono contesi il diritto di proprietà/appartenenza del Ponte Romano sull’Ofanto. Oggi, dopo queste schermaglie, la diatriba sembra non essere stata ancora risolta. Nell’attesa, al Ponte Romano sull’Ofanto, nonostante l’attenzione mediatica sul bene storico archeologico, null’altro è stato fatto affinché un’architettura costruita dai Romani potesse essere nuovamente restaurata, riordinata e ripulita dall’incuria e dall’abbandono degli uomini per metterla a disposizione, non solo delle comunità locali e pugliesi ma soprattutto italiane, europee ed internazionali.

Da una visita turistica recente sul Ponte è emerso in modo evidente che alcuni anni fa sono state eseguite opere di restauro conservativo, ma, come si evince dai segni lasciati dalle maestranze, i dettagli del restauro sono così contrastanti rispetto all’opera originaria da indurre chiunque ad immaginare che sia stato fatto non un restauro conservativo, ma una semplice manutenzione ordinaria cancellante tutti i segni costruttivi originari dell’Architettura Romana.

L’abbandono del bene ereditato si percepisce già dal difficile percorso, prima automobilistico, poi pedonale che bisogna fare per raggiungerlo, poi, i segni del degrado saltano subito agli occhi e toccano sia le opere fuori del pelo dell’acqua sia sotto. Le rapide in prossimità del ponte sul lato a monte, sono state divelte dalle piene autunnali e sono finite, per sempre, nel letto del fiume. I masselli di pietra naturale che originariamente rifinivano i due muri paralleli del ponte, sono stati sostituiti con cordoli di cemento vibrato prefabbricato. La pavimentazione, ripristinata con ciotoli di fiume e cemento, non esprime più la sua identità storica. Tutto ciò ha già occultato, in parte, i dettagli dell’identità architettonica originaria.

Il fiume "Ofanto"

L’Ofanto, nonostante l’incuria dell’uomo, continua a proteggere i suoi argini, i piloni e il ponte accumulando ai suoi piedi ciotoli tondi, terra, breccione, fango, arbusti, tronchi d’albero e canneti, costruendo protezioni naturali e spontanee ad un’architettura unica che lo ha nobilitato nel tempo e nella sua identità territoriale. Sul ponte Romano è passata la storia della Puglia, dell’Impero Romano, del Medioevo legata a Federico II, segnando e definendo il destino di un popolo e di intere generazioni di uomini di Puglia. Tutto ciò, per gli uomini degli anni duemila sembra essere nulla. Men che niente, ma d’altronde, come si può pretendere un’attenzione ad un’opera così importante da un gruppo di consiglieri comunali guidati da un sindaco e dai suoi assessori completamente ciechi e subalterni, da moltissimi anni, ora ad un politico ora ad un altro…Ciechi entrambi, per politiche opposte e controverse.

Particolare ponte

Il Ponte, le rovine archeologiche di San Leucio, la Tomba Vaggese e il Parco Archeologico intorno alla Basilica di San Sabino, per restare nell’ambito di Canosa, versano tutti in uno stato di apparente cura ma contestuale abbandono dei luoghi, non solo sotto l’aspetto tecnico manutentivo, ma anche e soprattutto museografico. Opere e luoghi che, se ben restaurati e gestiti, potrebbero essere utili, sia all’economia locale, sia alla cultura pugliese, italiana, europea ed internazionale, in virtù dell’art. 9 della Costituzione Italiana che così recita: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

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