
Roma ha ospitato il Vertice Italia-Africa, con la presenza dei rappresentanti di 46 Stati africani, delle istituzioni europee, delle organizzazioni internazionali e delle banche multilaterali di sviluppo. Ma tra prospettive e Piano Mattei, non mancano anche le perplessità sul progetto del governo
Un giornale come il Corriere della Sera ha affidato alla matita del suo vignettista Emilio Giannelli la fotografia del summit: il nuovo ‘Piano Mattei’ viene raffigurato con l’Africa coperta da parole di integrazione, inclusione e sviluppo ma sotto la coperta che protegge il continente, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni infila anche il cane a sei zampe dell’Eni. Immagine forte, potente che, sostanzialmente, rende sotto forma di satira quello che 4 grandi associazioni ambientaliste hanno rimarcato a fine vertice: “Il Piano Mattei puzza di gas”.
Il “successo”
Un evento storico, è indubbio. E una mobilitazione capitanata dall’Italia con l’obiettivo chiaro di rendere il Paese protagonista a livello internazionale di una sinergia vincente con l’Africa. La premier si è lasciata andare a commenti entusiasti, definendo “un successo” il summit ospitato nella Capitale. “Ritengo davvero che questo Vertice abbia raggiunto lo scopo che si era prefissato, e cioè essere un momento soprattutto di condivisione, di dialogo, di scambio di opinioni tra l’Italia e le Nazioni africane”. Giorgia Meloni ha però dovuto ammettere, nel suo discorso conclusivo, che “non abbiamo una scatola chiusa da consegnare, da presentare”. In realtà, infatti, non c’è un vero e proprio Piano e se il governo Meloni parla di 5 pilastri del Piano Mattei – Istruzione e formazione, Agricoltura, Salute, Energia e Acqua – mancano però particolari e dettagli.
La freddezza

Quella replica, la premier l’ha dovuta fare come una sorta di risposta indiretta al presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, che nel suo discorso in Senato aveva un po’ congelato l’entusiasmo: “L’Africa è pronta a discutere i contenuti e le modalità di attuazione del Piano Mattei, sul quale avremmo auspicato essere consultati”. Il futuro degli africani senza interpellare gli africani. Con la richiesta, poi, di passare dalle parole ai fatti: “Capirete bene che non ci possiamo più accontentare di semplici promesse che spesso non sono mantenute”.
Le perplessità
Ascolto, ma anche tanta freddezza. Idee e impegni ma nessuna esaltazione. E ancor più perplesse appaiono le associazioni ambientaliste, tra cu i Greenpeace Italia, Kyoto club, Legambiente e WWF Italia, che hanno firmato un documento condiviso, esordendo così. “Anche se la Presidente non lo ha esplicitamente nominato, in realtà è molto chiaro che nel Piano Mattei le rinnovabili non sono protagoniste, protagonista è ancora il gas, insieme ai disegni di ENI sui biocarburanti”.
Per gli ambientalisti “è una visione miope sul futuro energetico del Paese e sul concetto di transizione ecologica. Il suo unico obiettivo pare essere quello di trasformare l’Italia in un hub energetico del gas attraverso una cooperazione che passa dall’Africa e dalle fonti inquinanti, aumentando la dipendenza energetica del Paese. Una scelta insensata e anacronistica che sa di neocolonialismo, come è stato sottolineato anche in una lettera aperta della società civile africana”.
Inoltre, il Piano rischia seriamente di compromettere gli impegni esistenti per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e quelli presi nelle due ultime COP sul clima. A Dubai, tra l’altro, si è sancito l’impegno ad una “transition away from fossil fuels” cioè la fuoriuscita da gas, petrolio e carbone: l’Italia dovrà dire in che modo intende procedere in tal senso.
Un’opportunità mancata

Anche per ECCO, il think tank italiano per il clima, ha letto il discorso della premier “un’opportunità mancata”. E la valutazione sul Vertice e sul Piano Mattei è quello di un summit delle ambiguità.
Per Silvia Francescon, Senior expert di politica estera del think tank ECCO, “la partecipazione dei leader africani è andata oltre le aspettative. Tuttavia, affinché il Piano Mattei sia davvero innovativo e inclusivo ci aspettiamo un’apertura verso la società civile italiana e africana, assente oggi dal Summit. Clima e energia si confermano pilastro centrale del Piano, ma rimangono diverse ambiguità. Manca inoltre un chiaro riferimento agli impegni internazionali sul clima, ribaditi dal Governo italiano anche in occasione dell’ultima COP28 di Dubai. Un’opportunità persa se gli obiettivi del Piano non si allineeranno agli impegni sul clima e alle opportunità della transizione”.
E Lorena Stella Martini, Analista di politica estera del think tank ECCO, ha sottolineato come “la premier Meloni ha citato una lista di progetti pilota in ciascuna delle aree di lavoro del Piano Mattei. Tuttavia, rimane il rischio che queste iniziative rimangano slegate e singole, e che manchi un quadro strategico in grado di orientare una nuova fase di relazioni tra i Paesi africani, l’Italia e l’Europa”.
“Riemerge l’ambizione di fare dell’Italia un “hub energetico” tra Europa e Africa. Anche questo rimane però al momento un concetto ambiguo: ci si riferisce a fonti rinnovabili, a fonti fossili, o a entrambe? Per ECCO, “nonostante l’estrema vulnerabilità al cambiamento climatico che caratterizza il Continente africano, nessun riferimento è stato fatto alla dimensione climatica nel parlare del partenariato energetico Italia-Africa. All’impatto del clima sulle migrazioni, fattore sempre più centrale, si è accennato soltanto con riferimento alla questione della scarsità idrica, che genera e aggrava conflitti e aumenta i flussi migratori. Il fatto che il Fondo Italiano per il Clima sia stato citato come maggiore veicolo finanziario del Piano fa sperare che le dimensioni della mitigazione e dell’adattamento al cambiamento climatico costituiscano davvero delle aree centrali del Piano Mattei”.


