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Il Parco che non c’è (ma che ci sarà)

Dopo che il Ministero dell’Ambiente dichiarò l’area ex- di Bari sito di interesse nazionale, sancendone ufficialmente l’esigenza della messa in sicurezza e bonifica ambientale e dopo che il Comune  dovette farsi carico della sua messa in sicurezza permanente per tutelare la salute pubblica ( in quanto la Finanziaria Fibronit S.p.A., responsabile dell’inquinamento, non aveva mai proceduto all’obbligo di legge), l’area fu destinata a verde pubblico.

Bonifica dell'ex-Fibronit di Bari

Questo è l’antefatto alla base del parco che nascerà dove sorgeva la Fibronit. Ai primi del 2011 dovrebbero partire i lavori di bonifica del sito ex Fibronit (si attende il via libera dal Ministero dell’Ambiente, quindi l’approvazione delle Conferenze di servizi istruttoria) da concludersi in 32 mesi, cioè entro la fine del 2014. Poi si potrà cominciare a realizzare il parco urbano già chiamato Parco della Rinascita, per il quale c’è uno studio di fattibilità presentato all’Amministrazione comunale il 2008 da un pool composto dallo Studio Tedesi, l’AD.ENG. Srl, il prof.. F. Selicato, l’ing. M. Dell’Olio ; c’è quindi un’idea progettuale, c’è la stima dei costi che comporterà la trasformazione del sito in parco (poco meno di 15 mln di euro). Manca ora la progettazione nei suoi vari stadi, fino al dettaglio, ma soprattutto l’individuazione delle fonti di finanziamento. Dopo potrà pensarsi all’inizio lavori.

planimetria parco rinascita

Planimetria dell'area oggetto di intervento con individuazione delle aree confinate non fruibili

Molti e diversi gli obiettivi che la realizzazione dell’opera si propone: il ricongiungimento dei tre quartieri Japigia, San Pasquale, Madonnella; la trasformazione di un luogo “brutto”, perché emblema degli sbagli urbanistici del passato, in un polmone verde; il collegamento con aree frequentate come il Campus universitario e con le aree agricole a ridosso dell’ex fabbrica.

Il progetto è decisamente significativo della volontà di recuperare positivamente un’area industriale che un tempo sorgeva all’estrema periferia ed oggi è inglobata nel tessuto cittadino, e per giunta al centro di nodi infrastrutturali importanti come le ferrovie Sud-Est e il cavalcavia di via Omodeo; diventa praticamente obbligatorio dotare un quartiere come Japigia di quelle aree verdi e per servizi di cui manca, e il parco Ex Fibronit può, anzi deve, rispondere a questa esigenza. E si può anche sfruttare l’opportunità di raccordare quello che un tempo era “la fabbrica della morte” al Campus Universitario. Il progetto risponde a queste esigenze, infatti prevede un collegamento pedonale che metta in diretta connessione queste aree. Ma questa è solo una delle scelte di un’dea progettuale che vuole creare un unico grande spazio reso unitario da grandi passerelle sopraelevate e strutture poggiate sul terreno (per non procedere a scavi che farebbero emergere residui di amianto) e da un giardino verticale che ricoprirà il muro perimetrale dell’area. Aree erbose, zone alberate, percorsi con strade pedonali e ciclabili, aree attrezzate per campi da gioco, punti di ristoro, spazi per il gioco, anfiteatri all’aperto, cascatelle, strutture e percorsi sportivi costituiranno l’idea portante del parco. Gli spazi saranno organizzati anche in modo da creare zone fruibili in diverse fasce orarie e da gente di ogni età, col risultato di avere un parco sempre frequentato.

Parco della Rinascita : planimetria di progetto

Parco della Rinascita : planimetria di progetto

Intorno all’area, alcune rotatorie, aree di scambio intermodale e aree di parcheggio faciliteranno il collegamento con le grandi arterie stradali della zona. E per supplire alla mancanza di marciapiedi, ecco una passerella pedonale in quota che permetterà di attraversare parte di via Caldarola, fruibile anche dai diversamente abili. Previsto in seguito un ponte di collegamento che sovrasterà la rete ferroviaria e si innesterà in Via Amendola, nonché fermate delle FSE, con collegamenti alla Stazione centrale e verso i paesi del Sud-Est. «La vicenda Fibronit – è scritto nello studio di fattibilità – rappresenta per la costruzione di un nuovo paesaggio urbano sostenibile una possibilità duplice: 1) ricostruire una immagine nuova di una porzione di territorio che ha avuto un impatto sociale e storico grave; 2) fornire una chiave di lettura nuova e sostenibile di riqualificare ambiti residuali urbani applicando nuove visioni scientifiche a favore di un miglioramento ecologico della città e di conseguenza dei cittadini».

Parco della Rinascita: padiglione bagni

Parco della Rinascita: padiglione bagni

Parco della Rinascita: padiglione espositivo

Parco della Rinascita: padiglione espositivo

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La parola ora passa a chi deve programmare: come soprattutto individuare le risorse? Un intervento finanziario ad hoc sfruttando i fondi europei? Ma in tal caso come si concilia ciò con i programmi in atto e che prevedono di orientare queste risorse verso aree più critiche, come ad esempio quella di S. Girolamo? Oppure occorre pensare ad una grande operazione di Project Financing? E se si aprisse un confronto con tutti i cittadini e gli operatori pubblici e privati, tra cui importanti investitori? Potrebbe essere l’occasione per verificare le scelte, recepire suggerimenti importanti, orientare delle scelte in funzione della realizzazione finanziaria dell’opera, fermo restando la salvaguardia dell’interesse pubblico. E poi: perché non sperimentare un processo di democrazia partecipata con l’uso di moderne tecnologie e del web? I fondi per partire con questa ultima sfida ci sono. I cittadini sono pronti. Individuiamo una strategia per ricostruire Bari alla luce di un interessante studio che ora deve tramutarsi in realtà.

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