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Il mare della Corsica nei sacchetti

Una veduta di Calvi, Corsica

Nel Golfo della Ravellata a Calvi in Corsica è in corso uno dei più interessanti esperimenti avviati sull’ecosistema marino. La Stareso Mesocosm Experiment ha in programma di studiare i cambiamenti, per valutare gli effetti e le incidenze dell’aumento dell’anidride carbonica sul Ph marino; fino al 22 luglio nella Stareso Station situata ai piedi di un faro dove alloggiano i componenti dello staff di ricerca, sono stati installati i nove mesocosmi. Sul blog medseastareso2012.wordpress.com è disponibile il diario di bordo quotidiano curato dallo staff.

Il mesocosmo, questo mistero – Altro non è che la struttura utilizzata per le ricerche ed è diviso in diverse parti; un tetto di copertura fa da riparo alla pioggia, agli spruzzi del mare e ai volatili. È costituita di un particolare tessuto plastificato che lascia passare la luce non modificandone spettro e intensità. Il mesocosmo è tenuto in superficie da boe e da una borsa sostenuta da una struttura rigida in Pvc, realizzata con tubi collegati tra loro da giunture in plastica fissati da anelli di Colson capaci di resistere anche alle più basse temperature. Un’altra parte è il sacco di polietiliene dal diametro di 2,3 metri, 14 metri di altezza e un volume di 50 m³.

Il materiale utilizzato è totalmente ecocompatibile e non rilascia molecole di plastica nell’acqua; inoltre la parte emersa è stata progettata per resistere a turbolenze generate all’interno del mesocosmo, alle correnti marine e alle onde. Sul fondo di ognuno è posizionata una sacca di raccolta dei sedimenti che sono quotidianamente raccolti da un sub.

Il posizionamento nel mare – Non appena pronti, i nove mesocosmi saranno sigillati simultaneamente. In sei dei nove, l’effetto dell’acidificazione dell’acqua marina sarà aumentato progressivamente insufflando anidride carbonica, mentre gli altri tre serviranno da ambiente di controllo. La concentrazione di C02 sarà fatta salire dai livelli attuali (circa 385 ppm) ai valori attesi registrabili nella metà del prossimo secolo e cioè 1000-1250 ppm.

L’esperimento è stato possibile grazie alla collaborazione di sedici istituti di ricerca di diversi Paesi.

Il progetto – “MEDSEA – MEDiterranean Ocean Acidification in a changing climate” è stato avviato nel 2011 dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici. La società consortile ha sede legale a Lecce e filiali a Bologna, Venezia, Capua, Sassari, Milano e Benevento. La società non persegue fine di lucro, promuove e coordina le ricerche e le attività scientifiche e applicative nel campo dello studio dei cambiamenti climatici sul Mediterraneo. MEDSEA prevede cambiamenti chimici, climatici, ecologici, biologici e socio-economici del Mediterraneo causati dall’aumento dei gas ad effetto serra e CO2. L’approccio  è interdisciplinare e coinvolge biologi, geologi ed economisti che, attraverso osservazioni, esperimenti e modelli matematici ed economici dimostreranno gli effetti combinati di acidificazione e riscaldamento sull’ecosistema marittimo e le ripercussioni sui territori.

Partner del progetto – Il progetto può dirsi veramente internazionale, visto che sono coinvolte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. Grecia, Francia, Spagna, Egitto, e naturalmente Italia, sono tra i partner coinvolti. Ecco l’elenco degli istituti che partecipano alla ricerca: UAB – Universitat Autònoma de Barcelona, UPVD – Université de Perpignan. BIU – Bar Ilan University. HCMR – Hellenic Center for Marine Research. CMCC – Centro Euro -Mediterraneo per i Cambiament Climatici. UPMC – Laboratoire d’Océanographie Villefranche. PML – Plymouth Marine Laboratory. CSIC – Instituto Mediterraneo de Estudios Avanzados. UOP – University of Plymouth. AWI – Alfred Wegener Institute, Bremerhaven. ConISMA – Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare. INHR – Institut National de Recherche Halieutique. NIOF – National Institute of Oceanography and Fisheries. USS – University of Sfax. OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. LSCE – Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement.

PHOTOGALLERY

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