Il lupo è preda o predatore dell’uomo?

Foto di Mila Kusmenko da Pixabay

Paure ingiustificate che vanno convertite in risorse, per tutelare gli ecosistemi e gli equilibri naturali a cui è soggetto anche l’uomo. Cosa fa il WWF. Chiatante (Università di Pavia): “Con una gestione adeguata e sostenibile, è possibile ridurre i conflitti e convivere pacificamente”

Sembra un caso di Stato. Così come le scorie nucleari e i rifiuti in genere che nessuno vuole nel proprio territorio ma che produciamo in gran quantità, lupi e cinghiali nessuno li vuole nella propria zona.

Interpellanze parlamentari, ordinanze regionali e comunali, anche divergenti, per tutelare e allontanare da noi la paura del lupo, simbolo di libertà e paure ancestrali, una piada per gli allevatori, una manna per il territorio.

Gli animali selvatici sono parte integrante dell’ambiente, come lo siamo noi. Tante le proposte e le azioni per “convivere in pace”, ma spesso sono intraprese senza un vero confronto con le associazioni ambientaliste che propongono strade diverse, sostenibili, per risolvere il problema, ma che il più delle volte sono inascoltate o applicate “a metà”.

La reintroduzione del prolifico cinghiale ha portato scompiglio nei territori, costringendo le amministrazioni locali e regionali a prevedere anche forme di abbattimento controllato per ridurne la popolazione e limitare i danni alle colture. Ora, i cinghiali sono nelle città, mangiano i rifiuti e caricano anche qualche cittadino, quando si sentono minacciati.

Foto di Marcel Langthim da Pixabay

Fondamentale allora il lupo, predatore naturale per eccellenza, che mangia proprio i cinghiali, ma evidentemente, il numero è ancora troppo esiguo per formare i branchi, capaci di attaccare le prede naturali. Così, per vivere, i lupi solitari attaccano qualche animale da allevamento, più facile da cacciare. E ciò ha messo sul piede di guerra gli allevatori, già provati dal Covid, che ora hanno la necessità di aiuti, soprattutto economici, per sopportare le perdite.

Non solo lupi

I predatori svolgono un ruolo fondamentale nella catena alimentare, perché mantengono costante l’equilibrio naturale e predano gli animali più deboli, migliorando l’evoluzione delle specie.

In questo contesto, le attività delle associazioni ambientaliste e il monitoraggio dei luoghi diventano indispensabili per permettere agli animali e all’uomo di convivere pacificamente.

Se lupi e cinghiali sono sempre più presenti in tutto lo Stivale, in Puglia c’è anche una pantera nera che si aggira indisturbata nelle campagne e nei boschi. La sua presenza ha così sconvolto le città che i sindaci hanno emanato una serie di ordinanze per scongiurare situazioni pericolose.

Sul rapporto tra uomo e animali, in primis il lupo, abbiamo sentito il prof. Gianpasquale Chiatante, assistente in Ecologia Applicata del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia e risorsa importante del WWF Puglia.

L’intervista

Tra lupi, cinghiali e una pantera, come vivono in Puglia gli animali selvatici?

«Negli ultimi anni, alcune specie di animali selvatici hanno allargato il loro areale in Puglia soprattutto a seguito dell’istituzione delle aree protette, della maggiore tutela dell’ambiente, dell’abbandono di alcune aree agricole svantaggiate e di politiche di conservazione attuate non solo a scala locale, ma anche a scala nazionale e comunitaria. Tra queste specie, ci sono il cinghiale e il lupo. Queste due specie, purtroppo, sono quelle che creano maggiori conflitti con le attività umane in Puglia, anche se con una gestione adeguata e sostenibile, è possibile ridurre i conflitti e convivere pacificamente.

La povera pantera è solo vittima dell’ignoranza e della stupidità umana, in quanto è fuggita o, peggio, è stata rilasciata intenzionalmente dal suo carceriere, che molto probabilmente la deteneva illegalmente. Il traffico illegale di animali selvatici, infatti, è ancora piuttosto diffuso sia in Italia sia nel mondo».

Il lupo è una paura atavica dell’uomo, ma chi è più pericoloso tra i due?

Foto di WikiImages da Pixabay

«L’uomo ha paura del lupo essenzialmente per due motivi: per paura di essere attaccato e per paura che attacchi il suo bestiame. Gli attacchi di lupo diretti all’uomo nel mondo si possano contare sulle dita delle mani, soprattutto nell’ultimo secolo. E in molti casi non c’è la sicurezza che siano stati effettivamente attacchi di lupo in quanto potrebbe esserci stata confusione con cani randagi o inselvatichiti.

Anche il lupo ha paura dell’uomo e lo evita quanto più gli è possibile. Il lupo sa che l’uomo è un pericolo. Da considerare che in Italia circa 300 lupi ogni anno vengono uccisi dall’uomo e che solo il 6% dei lupi muore per causa naturali. E il lupo non ha alcun modo di difendersi se non nascondersi.

Perciò per rispondere alla sua domanda, potrei dire che l’uomo è il più pericoloso. Il lupo è un predatore perché è la sua natura, l’uomo può scegliere se essere pericoloso oppure no».

Progetti di conservazione per il lupo

Quali politiche state attuando con i territori per ristabilire il normale equilibrio naturale e per permettere all’uomo di convivere pacificamente con la fauna selvatica?

«In natura, dopo una catastrofe, l’equilibrio si ristabilisce autonomamente. In presenza dell’uomo, l’equilibrio è sempre compromesso, in quanto l’uomo tende a prendere dalla natura sempre di più, senza considerare che noi facciamo parte di un’ecosistema in cui ci sono anche altri essere viventi. Per venire in aiuto degli ecosistemi e delle specie maggiormente a rischio, si attuano progetti per la conservazione di habitat e specie a maggior pericolo. Anche per il lupo sono previste attività. Infatti, oltre al monitoraggio nel Parco delle Gravine che il WWF Trulli e Gravine porta avanti da 5 anni in collaborazione con l’Università di Bari, il progetto prevede azioni di informazione e di sensibilizzazione della comunità locale, la diffusione presso gli allevatori delle buone pratiche gestionali per la convivenza con il lupo, l’acquisto di cani da guardiania da affidare ad alcuni allevamenti, e la caratterizzazione dei pascoli per valutarne il rischio di danno.

Il WWF, perciò, lavora per ridurre l’avversione della gente nei confronti del lupo, favorendo al contempo la diffusione dei sistemi di prevenzione del danno.

E se la fauna selvatica fosse un volano per l’economia o per il turismo?

«Ci sono numerosi esempi in tutto il mondo. È possibile che gli animali selvatici e le bellezze naturali in generale possano essere sfruttate come volano per il turismo, a patto che sia sostenibile per la loro sopravvivenza, anche perché la normativa nazionale e comunitaria ci impone di preservare habitat e specie in pericolo».

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