Il grattacielo di Renzo Piano che dialoga con l’Ambiente

Il grattacielo di Renzo Piano a Torino, è alto 166,26 metri, un metro in meno della Mole Antonelliana

È stato consegnato alla città di Torino il grattacielo che “dialoga con l’ambiente”. L’edificio progettato già dieci anni fa dall’archistar Renzo Piano ha un impatto ecologico molto basso.

La nuova torre del capoluogo piemontese è alta 166,26 metri, uno in meno della Mole Antonelliana, che così continuerà a detenere il primato di edificio più alto della città. I piani sono trentasette, trentacinque dei quali destinati agli uffici per duemila dipendenti di Intesa Sanpaolo, la banca più grande d’Italia, che nel progetto ha investito 500milioni di euro.

50mila metri quadrati di superficie, ampie vetrate su tutte le facciate, doppie pareti per far entrare l’aria nelle intercapedini dei solai per sfruttare la ventilazione naturale; pannelli fotovoltaici di ultima generazione per la produzione di energia elettrica alternativa: le luci si accendono quando serve e si spengono progressivamente quando la luce del giorno se ne va. Sono state impiantate vasche per raccogliere l’acqua dei climatizzatori e serbatoi per raccogliere l’acqua piovana, per la geotermia di un edificio… che “respira”, come lo stesso progettista lo ha definito.

Gli ultimi due piani ospitano il giardino d’inverno verticale sul lato Sud, e la serra sul lato Ovest. Su entrambi i lati sono stati posti i brise soleil di lamine mobili: frangisole per proteggere, d’estate, le facciate dell’edificio per evitarne il surriscaldamento; si apriranno d’estate e si chiuderanno d’inverno.

Il penultimo piano ospita una sala destinata a mostre d’arte e attività culturali e il ristorante; all’ultimo, invece, ci sono due passerelle, una sopra l’altra, che girano tutt’intorno al centro direzionale e all’esterno due terrazze, con tanto di giardino zen, da cui i visitatori – l’ingresso della torre è aperto a tutti – possono godere di un panorama da mozzare il fiato.

L’edificio, realizzato dal gruppo Rizzani de Eccher, accanto alla stazione ferroviaria di Porta Susa, ha le fondamenta in un monolite di cemento, il secondo al mondo per grandezza, dove sono stati interrati cinque piani di parcheggio auto. Il piano terra ospita, invece, l’auditorium da trecentosessanta posti, dove è stata celebrata la cerimonia di inaugurazione alla presenza del sindaco Piero Fassino (Pd), del governatore Sergio Chiamparino, lo stesso Renzo Piano – il cui progetto si è imposto a quelli di Hiroshi Hara, Carlos Lamela, Dominique Perrault e Daniel Liebeskind – e i vertici del Gruppo Intesa San Paolo.

«L’aspetto più importante è quello sociale – ha risposto Renzo Piano a una domanda di Carlo Grande de “Il Secolo XIX” – : il grattacielo dialogherà con la città, il piano terra è ampiamente accessibile e inserito nel parco, con le scale mobili dell’atrio si sale verso spazi disponibili a tutti. È coronato da una serra pubblica che si raggiunge con ascensori indipendenti e a 160 metri una terrazza panoramica è aperta a chiunque: farà in modo che l’edificio sia adottato dalla gente, apparterrà anche a loro».

Tante polemiche e le critiche che hanno accompagnato la costruzione, paragonata anche a un simbolo del potere; di seguito la valutazione del collega di Ambient&Ambienti, l’architetto Domenico Tangaro: «Piano, insieme a Matthews e a Paul Vincent definisce nel 2006 le condizioni ideative per la struttura a Torre più alta d’Italia, insieme a Chris Wise ossia: “…una torre bioclimatica di seconda generazione con il baricentro strutturale eccentrico…”. E’ questo punto di osservazione che, chiunque voglia affrontare e valutare il progetto della RPBW, deve imporsi».

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