Il governo autorizza la ricerca di petrolio in Adriatico. Nicastro: ci opporremo anche con la disobbedienza civile

Carta nautica del basso Adriatico, che evidenzia l’area destinata alla ricerca di petrolio

L’8 giugno scorso, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e quello della Cultura e Turismo Dario Franceschini hanno firmato il decreto che autorizza la Northern Petroleum ltd alle prospezioni geosismiche per la ricerca di petrolio in Adriatico, al largo della costa pugliese compresa tra Polignano e Monopoli.

«Mi assumo la paternità di questa informazione», ripresa solo oggi e divulgata dai media, ci ha detto l’ingegnere Giuseppe Deleonibus esperto di tutela ambientale e consulente del Comune di Polignano, che dal 2009 segue con attenzione l’evolversi della vicenda.

«La questione fondamentale è che tutti i politici sono contrari al petrolio, però tutti dormono – lamenta Deleonibus -. La firma di un decreto non può sfuggire. Abbiamo un bel numero di parlamentari pugliesi, qualcuno è sceso anche in piazza a manifestare contro il petrolio in Adriatico e quindi ci si aspettava che la popolazione fosse informata nel giusto tempo».

Giuseppe Deleonibus

La Northern ha aggirato l’ostacolo che vieta le prospezioni in superfici d’acqua superiori ai 750 chilometri quadrati frazionando l’area individuata in quattro aree più piccole, D-61, D-66, Fr-39 e Fr-40; ciascuna per le quali è stato chiesto un permesso. Il TAR di Lecce, nel 2011, aveva contestato la manovra della multinazionale per evitare il divieto. Il governo, invece ha emesso il parere di compatibilità ambientale che autorizza la ricerca degli idrocarburi al largo delle coste della Puglia.

«L’unica cosa da fare in questo momento – risponde Deleonibus – è un ricorso al TAR entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, oppure al Consiglio di Stato entro 120 giorni. In questo momento storico i comuni sono privi di risorse economiche, quindi cercheremo di fare una cordata di comuni, un’azione di lobby positiva. Ho sentito anche il neo eletto governatore Michele Emiliano che è d’accordo con la nostra iniziativa».

Il decreto ministeriale è un provvedimento esecutivo, quindi la compagnia petrolifera comunicherà a breve la data di inizio della prima fase con la ricerca con la tecnica degli air gun, i cannoni che sparano grosse bolle di aria compressa sul fondale e dalla riflessione dell’onda d’urto si riscontra la presenza di sacche di idrocarburi.

Nel caso in cui sia accertata la presenza di petrolio, un secondo permesso autorizza l’azienda petrolifera a procedere all’estrazione e alla coltivazione degli idrocarburi, che prevede la messa in posa di piattaforme offshore. «Petrolio che nel caso dei nostri fondali è scarso e neppure dei migliori, un petrolio cosiddetto “amaro”». 

Lorenzo Nicastro

Di manifestazioni per proclamare il dissenso popolare, l’ingegnere non ne vuole sentire parlare perché «non che io non le approvi ma mi sembrano sempre un’esibizione dei politici che vengono solo per sfilare in testa al corteo».

L’assessore all’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, che ha saputo del decreto dai notiziari, ribadisce che «la Regione Puglia ha rilasciato parere negativo di compatibilità ambientale; ci siamo opposti in tutte le sedi ma purtroppo le prospezioni offshore seguono una via ministeriale; quello della Regione è solo un parere consultivo procedimentale, per cui può essere tranquillamente disatteso».

La Regione ha, quindi, le mani legate «ma certamente ci opporremo con tutti i mezzi». I governi dirimpettai, a loro volta, hanno già autorizzato permessi analoghi di prospezioni geosismiche ed eventualmente di coltivazione di idrocarburi, quindi «rischiamo di trasformare l’Adriatico, o dalle nostre coste, o da quelle dirimpettaie o da entrambe, in un enorme bacino di ricerche petrolifere – continua Nicastro -. Noi ci opponiamo dal 2011 e continueremo a farlo in tutte le sedi. Ma, soprattutto con tutti i mezzi. Anche con la disobbedienza civile».

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