Il “gioco” che piace all’ILVA (ma non ai tarantini)

Progetto Scuole a firma dell’ Ilva di Taranto lascia davvero perplessi. Soprattutto nella sezione “Gioca e impara”. L’intento è quello di creare un sito web per illustrare l’operato dell’Ilva -prettamente educativo- o si è in presenza di una distorta comunicazione? Un incipit necessario solo per passare invece alla questione di fatto, la denuncia raccolta dal documento redatto dall’associazione  AltaMarea contro l’inquinamento(che ha accolto fino ad oggi e rappresentato le istanze della cittadinanza verso i problemi costituiti dalla presenza di questa grande industria sorta a Taranto), intervenuta senza esitazione per sollevare passo dopo passo una serie di “stranezze” rilevate sul portale. Forse «per continuare a far credere -leggiamo dal testo di Altamarea- che l’unica possibilità economica e occupazionale sia l’ILVA e che, pertanto, si debba accettare ogni compromesso sul piano della salute e dell’ambiente, pur di non rinunciarvi. Un modo incompleto e fuorviante di veicolare informazioni, un artificio per addolcire una realtà da rifiutare d’istinto, proprio come i bambini fanno con l’olio di ricino».

Stabilimento ILVA di Taranto

Se andiamo su www.ilvaprogettoscuole.it «appare, su una mongolfiera, un ragazzino sorridente, che dimostra l’età dei bambini a cui si rivolge, ma che indossa una tuta da operaio. E invita a visitare lo stabilimento, il più grande d’Europa. Ma notiamo subito – precisa ancora AltaMarea- che nell’avviare questa “operazione simpatia”, i tanto attenti vertici dell’azienda non si sono preoccupati di rivolgersi ad una delle aziende locali, bensì ad una della lontana Varese. Perché a Taranto non hanno trovato chi fosse disposto a prendersi oneri ed onori dei suoi contenuti?» E qui iniziano le inconcludenze. «La prima sezione del sito è dedicata alle visite guidate, nell’ambito del progetto Open Day, che l’ILVA organizza per le scuole mostrando solo una piccola parte, una sorta di “salotto buono” preparato ad hoc».

Il fumetto "La fabbrica delle cose" pubblicazione rivolta ai bambini delle scuole elementari e medie e prodotto dall'Ilva

Che in teoria potrebbe essere di utile illustrazione, se la carellata di foto di studenti in visita non ponesse il primo importante ed inevitabile quesito (dei tanti) «di quanto salutare possa essere per quei ragazzini e per i loro insegnanti -prosegue lo scritto- visitare quei luoghi a fronte di quanto affermano organi istituzionali di controllo come l’ARPA Puglia». La sezione fumetto, sempre con protagonista il ragazzino in tuta, illustra invece il ciclo produttivo dell’acciaio ed i molteplici usi quotidiani. Peccato però che spesso ci troviamo ad usare utensili, posate ed attrezzi con acciaio made in China e non made in Taranto – sottolinea ancora una volta AltaMarea nella sua denuncia. Altra osservazione è legata al fatto che il fumetto continui, con foto, a mostrare uno stabilimento in cui ordine, pulizia, sicurezza e salubrità regnano, non corrispondente alla realtà, per l’esistenza ad esempio di un processo ed una condanna definitiva, di emissioni diffuse e fuggitive e del lungo elenco d’ incidenti occorsi ai lavoratori.

E si arriva all’incriminato “Gioca e Impara”. Qui l’ILVA invita i ragazzini a scoprire il valore della sicurezza, sia a casa che nel tempo libero con una serie di documenti dove non c’è alcun cenno a quella sicurezza obbligatoria all’interno dello stabilimento. Ma non finisce qui: oltre alla possibilità di scaricare una sagoma (si chiama Cubotto) ci sono poi una serie di giochi a tema, di cui quello più incredibile appare essere “Raccogli il minerale”. E il già citato Cubotto ha il compito di raccogliere pepite di minerale rappresentando così- conclude AltaMarea- «un autentico sberleffo per i cittadini di Taranto e per quelli del rione Tamburi, che con quella “caduta” si confrontano quotidianamente spazzandone in quantità rilevanti dalle proprie case, balconi, giardini, macchine e strade». Con le conseguenze sulla salute che tutti conosciamo.

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