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Il Giffoni racconta giovani e ambiente

Per l’ottavo anno consecutivo il Giffoni Film Festival sfoggia anche il suo “abito verde”; è dal 2005, infatti, che tra i vari premi è stato inserito – con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente – il “Premio CiAL per l’Ambiente”, dove CiAL sta per “Consorzio Imballaggi Alluminio”. Il premio è una scommessa assolutamente vinta dall’organizzazione cinematografica più importante d’Italia a livello giovanile, perché guarda a due aspetti imprescindibili per il nostro avvenire: i giovani, appunto, e l’ambiente. È l’occasione – un’altra, fortunatamente l’ennesima – di mettere a confronto i giovani sulla questione ambientale e su come il mondo, che lo si voglia oppure no, è parte di noi e specchio di ciò che si è e che si fa.

170 HZ – È questo il curioso nome del film vincitore del Premio. Di nazionalità belga, ma girato nei Paesi Bassi, il film ha avuto un forte impatto sul pubblico – ed evidentemente anche sulla giovane giuria di dieci studenti che l’ha consacrato al primo posto – per il grande senso comunicativo che è stato dato alla storia: una comunicazione fatta di comunicazione-non-convenzionale, dato che il racconto ha per protagonisti due giovani innamorati – ragazzo e ragazza rispettivamente di 19 e 16 anni – entrambi sordomuti. Come la maggior parte delle storie d’amore giovanili, anche la loro vive una situazione travagliata per l’opposizione dei genitori, soprattutto quelli di lei; troppo “diverso” questo amore, e forse proprio per questo ancor più forte, al punto che i due scappano e si rifugiano in un sottomarino sovietico abbandonato, lontani da tutti quei rumori che anche due sordomuti ascoltano con disagio.

Giovani, natura, silenzio – A questo punto sarebbe lecito chiedersi cosa abbia che fare questa bella storia con l’ambiente naturale. La motivazione ce la offre la stessa giuria del concorso, che nella motivazione del Premio scrive come «questa grande scatola di metallo [il sottomarino, n.d.r] sarà per loro il nido dove essere se stessi e conoscersi profondamente, anche attraverso l’elemento naturale dell’acqua, vera catarsi dei loro sentimenti». Il sottomarino è come un grembo materno, con l’acqua intorno: è una chiara metafora della vita. E il silenzio dei due protagonisti è lo stesso silenzio del mondo naturale, è la natura che «protegge e rende liberi», che non parla ma racconta.

Il bravissimo regista ed autore del film, Joost Van Ginkel, ha sapientemente miscelato tutti questi ingredienti, vi ha creato, continua la morivazione della giuria, un “armonioso travagliato equilibrio” per mille motivi lontano da noi e dalla nostra quotidianità, eppure troppo affascinante per non sentire di volerne fare in qualche modo parte.

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