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Il Giappone abbandona il nucleare

Marcia indietro del Giappone sul nucleare (nella foto una delle cinquantaquattro centrali nucleari disseminate nell’arcipelago giapponese). Il Pese del Sol levante che dipende per il 30% dall’energia nucleare ha deciso di abbandonare completamente questa fonte energetica, non più nel 2030 come stabilito in un primo momento, ritenendo che esporre la popolazione al rischio atomico per almeno diciotto anni ancora sia un pericolo troppo alto.

“La strategia del governo prevede un’uscita dal nucleare troppo lenta – commenta Kazue Suzuki, di Greenpeace Giappone -. Questa dev’essere il punto di partenza per una politica energetica orientata alle rinnovabili più ambiziosa, per  una maggiore efficienza energetica e, in generale, per una sterzata più decisa verso la green economy che assicurerà il benessere del Giappone”.

Secondo il rapporto di Greenpeace “Energy [R]evolution”, il Giappone può sostenere la propria ripresa economica e rispettare i suoi impegni di riduzione di gas serra entro il 2020, senza far ripartire nessuna delle centrali atomiche chiuse dopo il disastro di Fukushima.

Gli incentivi alle rinnovabili (tariffa Feed in) adottati dal governo stanno già dando ottimi risultati. Il 1° luglio, dopo solo un mese dalla loro adozione, sono stati raggiunti 560 MW di rinnovabili, cioè il 20% dell’obiettivo del governo previsto in nove mesi.

 

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