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Il diavolo veste… ecosostenibile

Il diavolo veste… verde e indipendente. Ci hanno pensato quelli di “Terre di mezzo eventi”, in collaborazione con “Isola della Moda” e “AG22”, a portare una sei giorni di moda verde e indipendente sulla più famosa ribalta delle passerelle internazionali di Milano.

produzioni ecosostenibili alla Settimana della moda a Milano

L’iniziativa So critical so fashion sfonda il muro del lusso e del fashion, con i suoi principi ben vestiti di ecologia e sostenibilità. Due gocce di profumo ed etichette ecocompatibili sono il must delle passerelle più alternative nella settimana della moda di Milano, che apre l’inverno italiano alle prossime collezioni primavera-estate più cool ed eco-friendly del momento, all’insegna di tessuti biologici, coloranti naturali, materiali riciclati e tanti tantissimi colori.

Si scrive “moda critica”, si legge sostenibilità e buon gusto. Produzioni indipendenti, appunto critiche del sistema moda, così come tutti lo conosciamo, e strutturate secondo responsabilità sociali e ambientali, che sono anche tutela dei lavoratori, trasparenza del prezzo di vendita e microcosmi produttivi di singoli designer o imprese familiari.

produzioni ecosostenibili alla Settimana della moda a Milano

Abiti non più passivi, che non vengono indossati, ma che vogliono vestire, parlando con chi li porta e parlando di chi li porta. Prima infatti si fanno scegliere, e poi distinguono. Ma comunque, sempre, raccontano di manualità artigiana e rispetto di buone pratiche. La fibra del banano ideale per la mezza stagione, il cotone biodinamico, i gioielli fatti in carta, ateliers che nascono nelle stalle di vecchie cascine, la tradizione della tintura naturale appresa in Bolivia che ogni giorno si batte con il mercato delle aniline chimiche… Chi indossa determinati abiti spesso fa una scelta di campo. Come, a monte, chi li produce.

produzioni ecosostenibili alla Settimana della moda a Milano

In quest’ottica nasce così anche il progetto EDUfashion, attivato ad ottobre 2009 e finanziato dall’Unione Europea, che ha inaugurato il brand  Openwear, collezioni collaborative che coinvolgono diversi stilisti assieme e che riprendono un po’ anche nel nome in concetto dell’open source dei programmi per computer, con codice condiviso e implementato dagli utenti.

Qui, si parla appunto di modalità di produzione che mettono al bando la concorrenza, in favore della collaborazione, come ad esempio per quanto riguarda la sperimentazione di nuovi strumenti dai codici aperti per telai e cartamodelli, ma non solo.

“Moda e consumo critico per definire un nuovo stile, estetico e di vita”, incalzano gli organizzatori dell’ecosfilata che hanno voluto dare spazio a “piccole imprese di qualità attente all’ambiente; giovani marchi indipendenti della sartorialità, ricercata e ricca di storia; progetti stilistici socialmente responsabili che non rinunciano alle tendenze e all’innovazione”.

produzioni ecosostenibili alla Settimana della moda a Milano

produzioni ecosostenibili alla Settimana della moda a Milano

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Al bando il consumismo, allora, tutto questo ha potuto trovare il suo momento di lustro all’interno di Milano Fashion City, iniziativa ad opera della Camera di Commercio di Milano, con più spazi. Un corner di vendita per la collezione in corso. Uno show-room per presentare la prossima ad operatori e stampa di settore. Una piazza per fare chiacchiere e tessere relazioni commerciali. Nonché una serie di eventi collaterali, come la sfilata inaugurale Dressed up e workshop molto pratici, utili per personalizzare il proprio abbigliamento vintage con serigrafie o per cucirsi una borsa “a km zero”.

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