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Il clima impazzito causa di malattie respiratorie

smog maschera

I cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico hanno ripercussioni sulle malattie allergiche e respiratorie

Degli effetti dei cambiamenti climatici, cui si sta cercando di porre rimedio in questi giorni a Parigi nel corso della COP21, si è parlato qualche settimana fa anche al Congresso Nazionale AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri) Congresso Nazionale FIP, a Napoli.

«I cambiamenti climatici – ha spiegato Isabella Anmesi Maesano dell’Université Pierre et Marie Curie Paris – hanno ripercussioni sulle malattie infettive, su quelle cardiovascolari, sulle nascite premature, sui problemi della pelle, la malnutrizione, le malattie psichiatriche, allergiche e sulle malattie respiratorie. Il cambiamento climatico agisce generando un aumento in termini di morbidità e di mortalità. Possiamo distinguere fattori diretti quali temperatura, umidità e precipitazioni e fattori indiretti quali allergeni, inquinanti».

Numerosi studi scientifici dimostrano come le variazioni di temperatura incidono sulla mortalità. Quando fa troppo caldo o fa troppo freddo si muore di più. I cambiamenti climatici determinano un aumento dei livelli di ozono e del particolato fine e provocano un aumento dei decessi, «soprattutto a carico di soggetti giovani che tendono a sottovalutare la sintomatologia ostruttiva respiratoria. L’inquinamento dell’aria – ha chiarito l’esperta – ha effetti acuti negli asmatici e provoca bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (bpco) e tumore al polmone».

Il clima impazzito, ormai, è sotto gli occhi di tutti. Un fenomeno che non possiamo azzerare ma che possiamo arginare con le decisioni che saranno prese sotto la Torre Eiffel.

«La riduzione degli inquinanti è una strategia che può venirci in aiuto in un’ottica di contenimento degli effetti legati al suddetto fenomeno – ha commentato Annamaria De Martino del ministero della Salute, Ufficio prevenzione e segretaria del comitato GARD “Ambiente, clima e salute respiratoria”. Le strategie di contenimento sono volte a rendere gli individui più adattabili ai cambiamenti climatici. I sistemi di previsione di eventi acuti devono essere potenziati», conclude De martino.

Secondo l’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE, servirebbe una certificazione scientifica dei rilevamenti dell’inquinamento atmosferico. «I dati scientifici devono poi ottenere una validazione da parte dei decisori politici al fine di porre in atto strategie efficaci di contenimento del fenomeno» ha detto Gaetano Rivezzi presidente della sezione Campania dell’Associazione.

«Gli studi internazionali hanno lanciato un allarme: le alterazioni epigenetiche causate dall’inquinamento determinano un danno transgenerazionale che non colpisce solo le persone esposte ma anche le generazioni successiveha continuato Rivezzi -. Gli pneumologi sono stati i primi medici a interessarsi alle problematiche ambientali. È importante che l’AIPO si adoperi per sensibilizzare le altre specialità in un’ottica di strategia comune al fine di ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini».

A conclusione dei lavori è stato, quindi, assodato che gli agenti dell’inquinamento atmosferico favoriscono la penetrazione nei bronchi e nei polmoni di aero allergeni, causa di infiammazioni delle vie aeree e dell’insorgenza di affanno e tosse.

«Per fortuna attualmente abbiamo numerosi farmaci inalatori utili a curare queste patologie – commenta Gennaro D’Amato responsabile del gruppo GARD Ambiente, Clima e Salute respiratoria del ministero della Salute -. È solo con una corretta educazione che si può ottenere un controllo dell’asma riducendo il rischio di aggravamento e di mortalità».

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