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Il caso ex cementiera

Nicola Magrone (foto Sudcritica)

La prima riflessione che ho fatto lasciando la casa del “giudice Magrone” – le due parole sono una specie di lasciapassare per districarsi nel dedalo di viuzze della vecchia Modugno dove vive – è stata: “ma questo, che paese è?”. La storia, più che altro un’analisi sociologica degli abitanti di uno dei centri italiani, alle porte di Bari, con maggior numero di industrie, me l’ha raccontata la persona che più si batte, da anni, per portare a termine quella che vorrebbe essere la sua ultima inchiesta, anche se non più togato per aver superato i limiti di età: “il caso ex cementiera”.

La cementiera di Modugno è una bomba ecologica a cielo aperto, una fabbrica in disuso da anni, con un grado di inquinamento da amianto altissimo, che si sviluppa su 65mila metri quadri di superficie, oltre 16mila mq di onduline di Eternit sui tetti, in attesa di essere bonificata completamente.

Nicola Magrone, mentre ricostruisce le vicende relative all’ex cementiera, cita con il piglio di tanti anni di carriera nelle aule dei tribunali, i documenti da lui raccolti che provano la presenza di amianto nel sito. E quando è iniziato lo smantellamento – senza che siano state adottate cautele per la ricaduta delle polveri e la loro diffusione attorno per chilometri, racconta il giudice – «una demolizione come quella della ex cementeria, che ha fatto andare in aria nuvole enormi, dove sono andate a finire?». Gesticolando e trasportato da tanta enfasi che mi pareva di vedere i nuvoloni di polvere carichi di amianto sollevarsi dietro il muro di cinta dello stabilimento. Anche Modugno paga lo scotto di una fabbrica che ha dato lavoro a una società di origini contadine, che nel tempo, poi, ha ripagato con tante morti per malattie asbesto correlate.

Onorevole (Nicola Magrone è stato anche deputato, eletto con l’associazione Italia Giusta secondo la Costituzione collegata ad Alleanza Democratica, n.d.r.)   esiste un nesso di causalità tra le patologie e l’amianto della cementiera?

«Morti ce ne sono stati a Modugno. Da una ricerca medica pubblicata, risulta che la percentuale di morti per patologie legate all’amianto è maggiore nei modugnesi. La più alta di tutte. E tuttora muoiono ex dipendenti della cementeria».

Tutta la storia è nata grazie al dottor Giuseppe Di Ciaula, medico anestesista che, colto dall’asbesto denunciò tutto il malaffare. Ma denunce dei familiari delle vittime, ce ne sono state?

«Questo è il problema. La forza persuasiva del magma che governa il paese, almeno da quindici anni a questa parte, è talmente forte che la gente pensa più a trovare e tenersi il lavoro che a esporsi. Il nesso di causalità è diventato un po’ una specie di ostacolo insormontabile, è una grande s…».

A Modugno, due amministrazioni hanno avuto il coraggio di dire che “è un problema che non mi riguarda”.

«Il paese è proprio feudale. Lo stesso Di Ciaula, quando all’epoca della mia inchiesta esercitava la professione di medico, mi scrisse una mail suggerendomi di concentrarmi sul laghetto. Da qualche mese è diventato assessore all’Ambiente del Comune di Modugno e adesso anche di lui si sono perse le tracce».

Un laghetto all’interno della fabbrica?

«Un laghetto che insiste su una lama e dove, a parte la visione poetica, ci buttavano di tutto. Noi abbiamo chiesto di andare a vedere lì sotto: nulla».

Modugno (BA) - Piazza del Sedile

Torniamo alla gente, giudice. Non si rende conto del pericolo dell’amianto che incombe sul paese, per restare nei confini di Modugno? Ma il vento non ha confini. Purtroppo.

«Le domande classiche sui luoghi dove questo drammatico fenomeno si verifica sono: cosa si fa lì dov’era l’amianto? Cosa si fa per togliere l’amianto? Il problema è primitivo. Cioè, ci si chiede, prima: c’è l’amianto? Ma a questa domanda nessuno risponde. La seconda domanda, è: ma l’amianto se c’è, è stato tolto? E anche a questa nessuno risponde. E alla terza domanda: se l’amianto c’era ma è stato tolto, cosa ci volete fare là dentro? Ma nessuno risponde!». Il silenzio generale è stato rotto qualche anno fa solo dall’ex sindaco di Modugno Rana che, con una presa di posizione disse in un’assemblea che “il problema è risolto, non c’è amianto, non fatemi più questa domanda”.  Invece, l’anno scorso, c’è stato un piano di rigenerazione urbana, promosso dalla Regione Puglia, con fondi europei, cui il Comune di Modugno ha partecipato ricevendo un finanziamento, per risolvere il problema dell’area della cementeria che costituisce una vera polveriera ecologica. A noi non ha mai dato una risposta – il sindaco – alla domanda se c’è amianto lì. Ma quando si tratta di soldi, li hanno chiesti e ricevuti.

C’è dell’altro, però. Un piano regolatore prevedeva in quell’area la realizzazione di oltre 2mila appartamenti di edilizia popolare.

«I proprietari dell’area dell’ex cementiera sono i padroni del paese. Se tu ti contrapponi e impedisci loro di fare quegli investimenti oceanici, te li metti contro. Sono loro che comandano qui oggi. Che comandano in tutti i sensi. Dall’edilizia, alle fabbriche, finanziariamente. Finché non esplode questa situazione, per una consapevolezza che riesce a crescere fra le persone, ogni singolo si guarda bene dall’esporsi».

Lei è presidente del movimento “Italia giusta secondo la Costituzione”(Nicola Magrone è uno tra i maggiori esperti italiani di Costituzione, n.d.r. ) che pubblica la rivista “Sudcritica.it”. Giudice, il suo movimento cosa intende fare?

«Noi riteniamo che Modugno sia un paese inquinato, come la cementeria, nelle strutture politiche.  Sono tutti indagati questi . Ma non si schiodano. Abbiamo così iniziato le nostre ricerche e trovato una serie infinita di documenti ufficiali dell’Arpa, del NOE dei Carabinieri ecc. che abbiamo pubblicato, in cui si parla addirittura di tonnellate e tonnellate di amianto, in quell’area. A questa voce dovrebbe insorgere una preoccupazione collettiva, invece non è insorto proprio nulla. Tutti sono rassicurati dal silenzio, non dalla parola rassicurante delle amministrazioni, dal silenzio! Tutti fanno finta di non sapere».

Il Comune di Modugno affidò il progetto di rigenerazione delle aree della ex cementiera al Politecnico di Bari.

«Il Politecnico preparò il progetto ma disse, pure, che lì c’è l’amianto. Ed è ragionevole pensare che tutto questo amianto abbia contaminato anche la falda. Attraverso quello che il popolo chiama ormai da anni il laghetto. È uno spettacolo, sembra un lago alpino. E il Politecnico afferma che quell’acqua è andata a finire nella falda. Quindi, dopo il suo percorso, nel mio rubinetto: il silenzio».

“Questo misero modo

tengono l’anime triste di coloro

che vissero sanza ‘nfamia e sanza lodo.

Fama di loro, il mondo esser non lassa

Misericordia e giustizia li sdegna

Non ragioniam di loro, ma guarda e passa!”.

(Dante, Inferno, Gli Ignavi c.III – vv. 34-36;  49-51)

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