Il caso dell’orsa Daniza

Mamma orsa sorveglia i suoi due cuccioli

Sono già tre giorni che gli agenti del Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Trento sono impegnati nelle ricerche dell’orsa Daniza e dei suoi cuccioli. Il plantigrado, che il giorno di ferragosto ha aggredito, per motivi del tutto casuali e sfortunati, un cercatore di funghi nei boschi di Pinzolo in Trentino – l’uomo, secondo testimonianze, si è trovato inaspettatamente nei paraggi della famigliola che dormiva, come fanno di solito gli orsi di giorno e anche senza fare rumore perché le foglie erano bagnate di pioggia -, è costantemente monitorato dai forestali grazie al GPS e a una radiotrasmittente VHF che l’animale, di 18 anni, porta al collo.

La ricerca, però, non è del tutto semplice, come ci spiega il dottor Claudio Groff responsabile del Servizio Foreste e Fauna della Provincia e la cattura può richiedere tempi non tanto brevi. Nel frattempo si sta valutando se e quando ci saranno le condizioni per cercare di catturarla. Per prendere l’orsa, le guardie forestali hanno anche predisposto comuni trappole a tubo, le più sicure e quindi preferite dalle stesse, all’interno delle quali l’orso è attirato da un’esca alimentare. Una volta dentro, il tubo si chiude alle sue spalle.

Per catturare mamma orsa, le guardie forestali hanno predisposto comuni trappole a tubo

Un’opzione – illustra il dott. Groff – è quella in free ranging con fucile lancia-siringhe. Ma obbliga il tiratore ad avvicinarsi troppo all’orso – a meno di 20 metri perché il dardo possa avere effetto – spiega Groff – e questo potrebbe essere sconveniente per l’uomo se l’orso fiuta “il pericolo”. Una terza tecnica ma del tutto non presa in considerazione è quella dei lacci di Aldrich (dal nome del suo primo artefice).

Ma una volta catturata, chiediamo, quale sarà la sorte di Daniza e dei suoi cuccioli?

Mamma orsa – commenta Groff -, per motivi di sicurezza, è destinata a vivere in cattività permanente. Come previsto dal Protocollo PACOBACE (Piano d’Azione per la COnservazione dell’orso Bruno nelle Alpi CEntro-orientali, un documento firmato da Provincia autonoma di Trento, provincia autonoma di Bolzano, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Regione Lombardia, Regione del Veneto, ISPRA e ministero dell’Ambiente), se un’orsa, anche se solo per proteggere i suoi piccoli, attacca e ferisce, mortalmente e non, una persona, deve essere rimossa dal territorio perché può essere pericolosa per l’uomo. I due piccoli, invece, che hanno superato gli otto mesi e quindi hanno la possibilità di sopravvivere in natura senza l’aiuto di mamma orsa, saranno lasciati liberi.

Daniza è stata introdotta dalla Slovenia in Trentino nel 2000, nell’ambito del progetto Life Ursus

«Ai due giovani – fa sapere con un comunicato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi – peraltro non responsabili di alcun comportamento aggressivo, va garantita la possibilità di diventare adulti in grado di sopravvivere nell’ambiente selvatico».

Bianchi auspica, inoltre, che «le amministrazioni competenti che dovranno assumere i provvedimenti conseguenti all’aggressione dell’orsa Daniza operino con la massima scientificità e rigore, rinunciando a soluzioni “di comodo” sbrigative o demagogiche e valutando con serenità e calma tutti gli elementi, umani, animali e ambientali, volontari e involontari che contribuiscono a definire il contesto in cui tale aggressione è avvenuta».

[nggallery id=349]

Articoli correlati