Il calcio si fa green: eco-stadi, maglie autoprodotte e impianti plastic free

Old Trafford di Manchester

Verde come il campo di gioco. Il calcio si scopre attento alla sostenibilità, con una serie di iniziative che mirano al rispetto dell’ambiente e della natura.

Maglie autoprodotte, bar degli stadi plastic free, eco-impianti: sempre più società sportive decidono di vestirsi ‘green’.

Le casacche del St.Pauli

La scelta ecosostenibile del St.Pauli

L’ultimo modello positivo, in ordine di tempo, arriva da Amburgo. Con il motto “Se vuoi fare qualcosa, fallo da solo”, la squadra tedesca dell’FC St. Pauli si è posta l’obiettivo di produrre la collezione sportiva più sostenibile al mondo con il proprio marchio DIIY.

Ha interrotto la collaborazione con Under Armour e ha scelto di fare in maniera autonoma, “soddisfacendo l’espresso desiderio dei membri del club di continuare a perseguire la tematica della sostenibilità”.

Equo e trasparente

“Con il nostro marchio DIIY – ha sottolineato il responsabile delle vendite, Bernd von Geldern -, miriamo a dimostrare che qualità, sostenibilità e condizioni di lavoro eque non devono necessariamente escludersi a vicenda per l’abbigliamento sportivo. Siamo convinti che i nostri fan abbiano la stessa aspirazione”. Questo è il motivo per cui stanno iniziando in anticipo le vendite per la maglia home della stagione 2021/22,

L’eco stadio del Forest green Rovers

L’apprezzabile scelta del St. Pauli non rappresenta un caso isolato nel mondo del calcio. C’è anche chi della scelta eco ne ha fatto la propria casa. Basta chiedere al Forest Green Rovers Football Club, incoronato dalla Fifa come il club più ecosostenibile del Pianeta.

La sede e gli impianti del club inglese sono alimentati da energia elettrica al 100% verde, a emissioni zero. Il manto erboso del New Lawn è curato senza usare pesticidi, è tagliato da un tosaerba elettrico alimentato dall’energia solare e guidato da un gps.

Per migliorare ulteriormente le prestazioni, è in cantiere un nuovo impianto: la squadra giocherà infatti le proprie partite interne in uno stadio da 5mila posti interamente costruito in legno e disegnato dall’archistar Zaha Hadid. Tutte decisioni e iniziative che hanno permesso al club di ottenere la certificazione Onu come squadra di calcio “a emissioni zero” . E c’è un’altra scelta che le garantisce un primato: è l’unica squadra al mondo vegana.

Gli eco – impianti in Italia

Anche in Italia, gli impianti sportivi stanno mostrando sempre più attenzione all’impatto ambientale.

Per costruire l’Allianz Stadium della Juventus, ad esempio, sono stati riciclati i materiali del Delle Alpi, stadio in cui giocavano in precedenza i bianconeri. Il calore è fornito da un impianto di teleriscaldamento e la Juve è stata la prima società a sottoscrivere l’UNFCCC Sports per Climate Action Framework, con la comunità sportiva mondiale riunita nella lotta contro i cambiamenti climatici, in linea con l’Accordo di Parigi.

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A Genova, invece, il bar dello stadio Ferraris utilizzerà esclusivamente bicchieri PCUP. Niente plastica usa e getta, grazie a un progetto targato B Cafè (cioè il catering dello stadio), Amiu, l’azienda che si occupa della gestione dei rifiuti e della tutela dell’ambiente a Genova e con il contributo, anche economico, di Life Tackle e il co-finanziamento dell’Unione Europea. I due club genovesi, all’insegna del plastic free, hanno imposto l’utilizzo di bicchieri di silicone e “a rendere” (con pagamento di cauzione che viene restituita alla riconsegna) nei bar dello stadio. Un progetto che ha l’obiettivo di diminuire l’impatto ambientale delle partite di calcio e degli stadi e di sensibilizzare il settore calcistico alle tematiche ambientale.

We play green: Thorsby con il ministro Costa

L’attivista di centrocampo

E una ventata green a Genova l’ha portata anche il centrocampista blucerchiato, Morten Thorsby, che per il suo impegno ambientalista è stato ospitato dal ministro, Sergio Costa. Convinto e appassionato attivista ambientale è tra i promotori di “We play green”, un progetto di comunicazione tra calcio e ambiente.

Non mancano le azioni concrete. Un esempio? Quando si è trasferito dalla sua Norvegia a Genova, ha utilizzato solamente l’auto elettrica. Niente aerei, niente treni, solamente la sua vettura a zero emissioni per un viaggio durato due giorni.

Tra le proposte del progetto c’è quella di diminuire al massimo la presenza di plastica negli spogliatoi di tutte le discipline e degli impianti sportivi e di creare all’interno degli stadi appositi spazi dedicati alla raccolta differenziata. Inoltre, l’idea di un videospot sulle tematiche ambientali come quello che, prima delle gare, viene trasmesso contro il razzismo.

L’Arena del Cagliari

Anche a Cagliari, al posto di bicchieri in plastica ne vengono distribuiti in PLA, acido polilattico, un polimero dell’acido lattico che viene chiamato generalmente bioplastica. Si smaltisce nell’organico ed è riciclabile per la produzione di concimi, fertilizzanti ma anche bicchieri e piatti – naturalmente – in bioplastica.
Si tratta di una iniziativa lanciata dal Cagliari Calcio con il contributo di Ichnusa, Mood e Cagliariarena.srl, e collegata alla campagna “Un mare da salvare – Ocean Rescue” varata da Sky a tutela dei mari e degli oceani.

Tra City e United

A Manchester, sia sponda United che City , è di casa la sostenibilità. I red devils irrigano il campo con acqua piovana senza pesticidi, con una raccolta differenziata dei rifiuti all’interno dell’impianto molto minuziosa: persino gli avanzi di cibo dei tifosi sugli spalti vengono raccolti e portati in un impianto di eco-compostaggio.

Il City, invece, all’Etihad Stadium appoggia la campagna Show the Love, completando il centro sportivo con un impianto di riciclo che risparmia l’83% dell’acqua e impiantando duemila alberi. Il club ha anche aderito ad un’altra iniziativa insieme alla ong americana Parley for the Oceans, nata per ripulire gli oceani.

Tra Spagna e Germania

Ma altri positivi esempi non mancano e, fortunatamente, se ne aggiungono sempre più. In Spagna, il Real Betis (squadra di Siviglia) prepara le gare in un centro di allenamento da 50 ettari a emissioni zero ed energia garantita da pannelli solari, acqua riciclata, mezzi di trasporto elettrici.

Anche in Germania, oltre al St. Pauli, sono numerosi i “modelli”. L’impianto dell’Augsburg rappresenta la prima arena carbon neutral mentre il Borussia Park del Moenchengladbach ospita nello stadio  un pozzo che supporta l’approvvigionamento idrico. E l’Hoffenheim dal 2019 pianta alberi in un foresta ugandese (a Kikonda) per compensare le emissioni di carbone prodotte, circa tremila tonnellate di CO2, durante le partite casalinghe in Bundesliga.

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