Il caffè è sostenibile? Sì e no…

La moka, un piacere tutto italiano, che si conferma icona di stile e sostenibilità in Italia e nel mondo, ma produrre caffè costa…

Il caffè, pur essendo una bevanda che contraddistingue il nostro Paese, non viene prodotto in Italia ma in altre zone del mondo. Ora principalmente in America Latina, ma la pianta anticamente si trovava solo in Etiopia e nello Yemen.

Con le migrazioni e le colonizzazioni nel corso dei secoli, la pianta del caffè è diventata una bevanda universale, esportata, importata, amata, apprezzata e consumata da tutti. Vista al sua universalità, ha le caratteristiche per diventare un simbolo universale di sostenibilità.

Bialetti e Oceana

La Bialetti, storica azienda di produzione di caffettiere fondata nel 1919 che ha inventato nel 1933 la “moka”, ha stretto una partnership con Oceana, la più grande organizzazione internazionale al mondo focalizzata esclusivamente sulla salvaguardia degli oceani, per realizzare una campagna per tutelarli dagli inquinanti, puntando soprattutto sulle plastiche monouso e post-consumo.

Il testimonial ideale è la Moka Express, l’unico metodo ecosostenibile al 100% in quanto l’unico rifiuto è compostabile al 100%. E si lava con acqua. Lo sanno tutti. Inoltre, l’azienda ha sostituito i vecchi pacchetti di plastica con involucri in carta riciclabile al 100%.

Uno sgabello fatto di caffè

È la novità dello scorso anno del Padiglione Satellite al Salone Internazionale del Mobile di Milano, il Melbourne Movement di Ian Wong, firmato dalla designer australiana Kristen Wang. Lo sgabello Re.Bean Coffe Stool è fatto con gli scarti del caffè macinato in loco e dai sacchi. Il progetto Re.Bean punta a riutilizzare uno dei principali rifiuti organici in tutto il mondo, trasformandolo in un oggetto di stile e di arredo, nell’ottica del riciclo creativo e dell’arte sostenibile. Lo sgabello ha ottenuto anche il premo speciale di 5mila euro assegnato da Banca Intesa Sanpaolo all’interno del concorso SaloneSatellite Award.

Illy e 175 tonnellate in meno di plastica all’anno

Proprio così. Illycaffè ha presentato a luglio l’iniziativa #ONEMAKESTHEDIFFERENCE, che porterà l’azienda a diventare carbon neutral entro il 2033. Per fare ciò, eliminerà 175 tonnellate di plastica l’anno, utilizzando nei bar nuovi materiali monouso ecosostenibili, come i bicchieri take-away. L’azienda triestina, inoltre, fa sapere che “Da ottobre sarà disponibile sul mercato la macchina da caffè X1 ESE & Ground, dotata di una tecnologia che la rende sempre in grado di erogare il caffè, vapore e acqua calda annullando i tempi di attesa legati al raggiungimento della corretta temperatura. Dopo ogni somministrazione la macchina entra istantaneamente in stand by, garantendo così un notevole risparmio energetico. La macchina unisce due sistemi di preparazione ambientalmente sostenibili: le nuove cialde ESE in carta compostabile e il caffè macinato. Tutti i materiali di cui è composta la macchina sono stati studiati e scelti per durare nel tempo. Anche l’imballo rispetta tutte le caratteristiche dei materiali eco-friendly. L’iniziativa proseguirà nel corso degli anni con lo sviluppo di ulteriori prodotti sostenibili.”.

“Da Chicco a Chicco”

Il programma di Nespresso per raccogliere e riciclare le capsule esauste in Italia è in crescita. Nato nel 2011, con una convenzione tra CiAl (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio), Utilitalia e CIC (Consorzio Italiano Compostatori), “Da Chicco a Chicco” prevede che le capsule usate siano gettate in apposite area recycling presente all’interno delle Boutique Nespresso o in alcune isole ecologiche distribuite sul territorio nazionale. Da qui, poi, vengono ritirate e recuperate in un impianto di Brescia, dove l’alluminio viene separato dal caffè. Il metallo viene trasformato in nuovi oggetti, mentre il caffè viene trasformato in compost che viene consegnato ad una risaia in provincia di Novara. Questo riso viene acquistato da Nespresso e viene donato al Banco Alimentare della Lombardia e del Lazio.

Il caffè è sostenibile?

Il CTCU ritiene, invece, che il ciclo del riciclo delle capsule è una “favola”: in realtà, secondo Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti “la maggior parte delle persone non porta le capsule utilizzate nei pochi punti di raccolta messi a disposizione dal leader di mercato, ma le getta insieme al loro contenuto nei rifiuti residui, che finiscono nell’inceneritore. Dalle capsule usate, poi, anche se smaltite separatamente, non si ricavano capsule nuove, bensì, oggetti in alluminio di minor valore, perché non viene utilizzato allo stato puro, ma sotto forma di lega con altri metalli che non sono più scindibili.

L’alluminio si ottiene dalla bauxite. Per estrarlo, è necessaria molta energia, che provoca il rilascio di una notevole quantità di diossido di carbonio, ed è necessario abbattere la foresta pluviale, distruggendo spazi vitali, mentre come scarto si generano fanghi rossi, altamente tossici.

Le soluzioni più ecologiche delle capsule per il caffè sono la classica moka, la caffettiera a stantuffo (French press) oppure l’utilizzo di capsule in acciaio inossidabile ricaricabili in casa. Anche le capsule monouso in materiale sintetico “biodegradabile” non finiscono nel compost, ma vengono smistate negli impianti di compostaggio ed eliminate nei rifiuti residui.

Ma la questione determinante è in quale misura la coltivazione del caffè, attraverso l’impiego di fertilizzanti e pesticidi e il disboscamento della foresta pluviale, incide sulla perturbazione ambientale. Inoltre, va tenuto conto anche del consumo d’acqua: per produrre una tazza di caffè si utilizzano circa 140 litri di acqua virtuale.”.

Insomma, il caffè è sostenibile? Sì e no. Come tutte le nostre cose…

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