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Il boom dei Green jobs

Secondo recenti stime dell’ISTAT (relative al marzo del 2011) l’Italia continua a collocarsi, all’interno dell’Unione Europea, nella parte alta della classifica dei Paesi con una percentuale più alta di disoccupazione giovanile. Sono circa il 28,6% i giovani italiani attualmente senza lavoro (peggio di noi, in Europa, stanno solo la Spagna, l’Irlanda e la Slovacchia), con punte ancora più alte per le giovani donne. Eppure in questo panorama avvilente e tutt’altro che luminoso, un segnale confortante sembra venire dall’ultimo dossier curato dall’Osservatorio Energia e Innovazione dell’IRES, in collaborazione con la CGIL, su “Energia e Lavoro Sostenibile”, che fa il punto della situazione sulle politiche per le energie rinnovabili nel nostro Paese e sulle concrete possibilità occupazionali offerte da questo settore.

Da tempo si discute, infatti, delle notevoli potenzialità occupazionali della green economy e il rapporto di IRES-CGIL prova a mettere sul tavolo cifre e ipotesi documentate. Il comparto delle energie rinnovabili rappresenta, in tal senso, una grande opportunità non solo per l’ambiente, ma anche per il mondo del lavoro, sempre più saturo e inaccessibile per i giovani italiani.

L’esercito dei lavoratori attualmente occupati nel settore delle fonti rinnovabili supera di poco le 100.000 unità: tra i comparti più gettonati quello leader delle biomasse (con circa 25.000 occupati), l’eolico (con quasi 10.000 addetti) e il solare fotovoltaico (con oltre 5.700 occupati), mentre il resto dell’occupazione verde si distribuisce tra il geotermico, il solare termico, il mini idrico e le altre forme minori di produzione di energia da FER che impiegano, tra diretti e indiretti, circa 50.000 lavoratori. Dati già di per sé piuttosto positivi e che fanno ben sperare in una prossima, ulteriore, rapida espansione dei cosiddetti “lavori verdi” che, secondo quanto stimato dall’IRES, rappresentano uno dei pochi settori in crescita nel nostro Paese, tanto che, a voler dar ascolto alle previsioni più ottimistiche, l’occupazione nel comparto delle rinnovabili entro il 2020 potrebbe raggiungere le 250.000 unità.

Con la green economy nuove opportunità di lavoro

Innumerevoli i nuovi profili professionali richiesti dall’espansione della green economy: dall’Avvocato ambientale al Manager della programmazione energetica, dall’Ingegnere della smart grid all’Assicuratore ambientale, per un totale di 54 diverse figure professionali, alcune trasversali, altre relative a comparti specifici del settore energetico (fotovoltaico, eolico, termico, biomasse, ecc.), delle quali è offerta una panoramica completa, oltre che nel già citato dossier dell’IRES, anche nella “Guida ai Green Jobs” recentemente pubblicata per le Edizioni Ambiente a cura di Tessa Gelisio e Marco Gisotti.

Non a caso, il rapporto di IRES-CGIL attribuisce un’assoluta centralità al tema della formazione professionale, poiché la crescita del settore delle rinnovabili rappresenta indubbiamente un’occasione interessante di sbocco lavorativo e una concreta via d’uscita dalla profonda crisi occupazionale che attanaglia al giorno d’oggi l’Italia e, particolarmente, le nuove generazioni. Reinventarsi stando al passo con le nuove tecnologie ambientali, senza abbandonare le proprie aspirazioni professionali, può dunque essere per i giovani italiani un modo intelligente per sfuggire allo spettro della disoccupazione giovanile, scegliendo di investire le proprie capacità, risorse e competenze in un nuovo settore di professioni “sostenibili”, capaci di coniugare il rispetto dell’ambiente con un alto livello di professionalità e di specializzazione tecnica.

Molto, però, dipenderà anche da come la politica saprà porsi di fronte agli scenari energetici futuri e da quali scelte risulteranno prioritarie e saranno ritenute degne di essere sostenute economicamente. Se si scommetterà davvero su efficienza energetica e fonti rinnovabili, i numeri presentati nello studio di IRES-CGIL potranno davvero essere raggiunti, se non addirittura superati.

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