IFAD, l’agricoltura contro le catastrofi umanitarie

«Lavorando insieme nella realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – a partire dall’azzeramento della povertà e fame zero  – possiamo spezzare la catena della disperazione». Il Presidente dell’IFAD Kanayo F. Nwanze ha chiuso con parole di forte ottimismo i lavori della 39esima conferenza annuale del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

Con la consapevolezza che lo sviluppo rurale giochi un ruolo fondamentale non solo nella stabilizzazione delle comunità ma anche nella riduzione dei fenomeni migratori, dei conflitti armati e degli estremismi, gli alti rappresentanti dei 176 Stati membri dell’IFAD hanno rinnovato il loro impegno a investire nella piccola agricoltura e a ridurre la povertà nei paesi in via di sviluppo.

Il presidente dell'IFAD Kanayo F. Nwanze (©IFAD/Giulio Napolitano)
Il presidente dell’IFAD Kanayo F. Nwanze (©IFAD/Giulio Napolitano)

I rappresentanti dei governi membri dell’IFAD hanno esortato a un’azione congiunta per stimolare nuovi investimenti a favore dei piccoli agricoltori così da raggiungere sicurezza alimentare, adattamento ai cambiamenti climatici e prosperità, ed eliminare le cause profonde di conflitti e flussi migratori.

Durante la conferenza tenuta  da Mohamed Ibrahim, Fondatore e Presidente della Fondazione Mo Ibrahim, la discussione si è concentrata sulle nuove generazioni e sul ruolo chiave dell’agricoltura nel combattere gli estremismi. Ibrahim ha rimproverato i governi per non aver  tenuto fede ai loro impegni di investimento nei confronti del settore agricolo. Secondo Ibrahim infatti, creare opportunità di lavoro per i giovani nel mondo agricolo è un passo essenziale per sottrarli dal richiamo dell’estremismo.
Nel dibattito dedicato al settore privato, Sunny Verghese, cofondatore e amministratore delegato di Olam International, ha evidenziato la necessità di iniziative coraggiose che permettano di favorire l’accesso dei piccoli agricoltori ai mercati. Mentre Ismahane Elouafi, Direttore Generale del Centro di ricerca internazionale ICBA, ha ricordato come il mondo si trovi a un bivio in termini di uso eccessivo delle risorse naturali e come la regione mediorientale e dell’Africa del Nord siano già aree gravemente colpite da siccità. «I cambiamenti climatici hanno un impatto molto forte sulle popolazioni povere e tendono a emarginarle», ha spiegato Ismahane Elouafi.

Gli organizzatori del Forum degli Agricoltori, la due giorni tenutasi in concomitanza con il Consiglio dei Governatori dell’IFAD, hanno infine annunciato tra i risultati raggiunti un piano per rendere la piattaforma per il dialogo più inclusiva: pastori e allevatori sono stati infatti invitati a farne parte in modo da creare legami più forti con i piccoli proprietari agricoli e coltivatori.

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