Idrogeno per pulire l’acciaio di Taranto

Lo stabilimento dell'Ex Ilva

Emiliano: “Metteremo fine all’emergenza ambientale a Taranto con la hydrogen valley e la produzione di acciaio pulito”

 

Hydrogen valley e acciaio pulito. Sono i due elementi principali del discorso che il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha fatto durante il primo Italian Hydrogen Summit, organizzato da H2IT – Associazione Italiana Idrogeno, che si è tenuto a Roma lo scorso 4 luglio.

Il Governatore Emiliano

L’evento ha riunito istituzioni nazionali ed europee, aziende, esperti e operatori del settore per fare il punto sull’enorme potenziale del vettore idrogeno, sulle prospettive aperte con il PNRR e sulle criticità.

“In Puglia abbiamo in ballo una delle sfide più urgenti e interessanti, cioè la decarbonizzazione dell’ex Ilva, la più grande acciaieria d’Europa”, ha detto il presidente Emiliano, illustrando il progetto finanziato dal Governo Draghi e promosso dal presidente di Acciaierie d’Italia Franco Bernabè per portare nell’ex Ilva la tecnologia Direct reduced iron (DRI).

Taranto, ex ILVA

“Il Governo Draghi ha acconsentito di realizzare i primi due forni a riduzione diretta, che non è in realtà una novità tecnologica assoluta, ma consentirebbe di fare a meno dell’utilizzo del carbon coke e quindi di cambiare il sistema produttivo dell’acciaio dal ciclo integrato alla riduzione diretta, mantenendo altissima la qualità. Questo avrebbe come conseguenze sull’ambiente la riduzione delle emissioni quasi del 90%, e significherebbe evitare alla città di Taranto tutto quello che accade, che noi chiamiamo spolverio, quando cioè la città si colora di rosso per l’ossidazione del ferro, perché in maniera selvaggia sia il combustibile che il minerale ferroso vengono scaricati da navi all’aperto e caricati sui nastri trasportatori, un’operazione che inquina e che inoltre blocca tre moli su cinque del porto di Taranto, che è un porto importantissimo e che ha mezzi e pescaggi che potrebbero essere utilizzati per altro. La riduzione diretta invece consentirebbe di prelevare da una nave in rada, attraverso un tubo aspiratore, le biglie di ferro che poi vengono utilizzate per la produzione di acciai di qualunque tipo. Ora per far funzionare i forni a riduzione diretta c’è ovviamente l’ipotesi del gas, che può essere un’ipotesi transitoria per passare poi all’utilizzo dell’idrogeno”.

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L’ex presidente del consiglio Mario Draghi alla cerimonia di apertura di COP26 (Foto messa a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT)

“Il Governo Draghi – continua Emiliano – ha condiviso il nostro progetto, ci hanno assegnato una somma simbolica di più o meno una decina di milioni di euro, anche se ne servono ovviamente molti di più, e noi siamo pronti a collaborare anche con il Governo in carica, il quale non ha disdetto gli accordi che avevamo fatto con il Governo precedente anche se non li sta spingendo più di tanto”.

“E nel momento in cui noi dimostriamo al mondo di essere in grado di produrre acciaio con circa il 90% in meno delle emissioni riducendo i pericoli per la salute – conclude Emiliano – l’Unione Europea, che ci finanzia, con facilità potrebbe stabilire che in Europa si possono commerciare solo acciai prodotti con queste tecniche e non con quelle utilizzate in Cina o in India, che hanno emissioni di 8-9 volte superiori con conseguenze gravissime per l’ambiente.”.

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