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I sogni servono per guardare lontano: la mia sfida del futuro

“Autostrada dei sogni”, così avevo chiamato l’Adriatica che da Bari mi stava portando a Milano…

“Autostrada dei sogni”, così avevo chiamato l’Adriatica che da Bari mi stava portando a Milano, a quasi 900 km dalla mia famiglia, dai miei amici, dal mio mare e, per dirla con le parole di Domenico Modugno, dall’Amara terra mia. Avevo vent’anni e immaginavo un mondo meraviglioso tutto da esplorare, al di là dell’orizzonte dell’Adriatico, che m’incantava nei giorni di sole dal lungomare Nazario Sauro: occorrevano solo delle buone vele per partire! Fu così che scelsi Ingegneria Gestionale – “Ma a che ti serve, sei una donna?”,Brava, hai fatto bene! E’ un assegno sul tuo futuro!”,  “E che ingegneria è?” – perché era il mio sogno: l’unione delle materie scientifiche con quelle economiche, fisica e chimica insieme all’economia e al management!! Più tardi, avrei scoperto che a illuminarmi la mente e ad accendermi l’anima sarebbe stata la gestione dei progetti e dell’innovazione, e più tardi ancora, avrebbe tracciato il mio cammino di rinascita. Ho vissuto per vent’anni nel Nord Italia e, mio malgrado, ho visto infrangersi lì tutte le mie aspettative: anno dopo anno, in un viaggio attraverso la realizzazione dei miei stessi sogni, li ho visti affievolirsi e poi, probabilmente per non spegnerli del tutto, ho preferito dimenticarli. Dico probabilmente, perché non è stato un processo razionale, fin quando un giorno, guardandomi allo specchio mi sono auto-inchiodata con una domanda: “ma chi sei tu?”… Nella mente le parole di Indro Montanelli “Combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.” La decisione è maturata in me lentamente, avevo un lavoro a tempo indeterminato in una prestigiosa multinazionale, ma non ero felice. Dov’erano i miei valori? Cosa ne avevo fatto dei miei sogni? E, soprattutto, quale mondo stavo contribuendo a costruire? Come tanti, anch’io nel mio piccolo ho sempre sognato di cambiare il mondo, ma, come pochi, ho avuto la fortuna (o la benedizione) di invertire la rotta prima di rinnegare me stessa, perché è questo che succede quando si abbandonano i propri sogni, si smette di seguirli e s’incomincia a realizzare quelli degli altri, senza nemmeno accorgersene, per ritrovarsi a sopravvivere in un mondo che non ci appartiene e non ci rappresenta: inevitabile che qualcuno, prima o poi, ne paghi le conseguenze.

Ho voluto fortemente che Handy Innovation  nascesse nella mia terra madre, perché è qui che c’è la mia identità: la Puglia ha bisogno dei suoi figli

 Nasciamo in Terra con dei talenti, ed i sogni che ci vengono “infusi”, sono doni che ci servono per capire qual è il senso della nostra vita, quali sono le rotte fatte apposta per noi e … per nessun altro!! Dunque abbiamo tutto ciò che ci occorre, per essere unici e guardare lontano! Iniziamo a fare ciò che ci piace, costerà più o meno caro a seconda del momento in cui decidiamo di farlo, ma l’importante è ascoltarsi, sempre: con l’ascolto continuo, impariamo che ogni persona incontrata, ogni libro che ci ha incuriositi e richiamati, ogni sofferenza ed ogni gioia, sono i mattoncini del nostro personalissimo sentiero magico …Il mio si chiama oggi Handy Innovation: è un progetto web che divulga in modo gratuito la cultura d’impresa, rende l’innovazione accessibile a tutti, attraverso i racconti delle favole moderne – le storie delle donne e degli uomini coraggiosi che ce la fanno nonostante tutto, lottando impavidamente ogni giorno per difendere i propri credo –; attraverso la diffusione di strumenti e strategie innovative a disposizione degli imprenditori; contribuendo a propagare le correnti di pensiero basate sull’automotivazione e sull’autostima. La mission di Handy è divulgare la cultura d’impresa in un Paese storicamente radicato sulla cultura del “posto fisso” (che il mercato del lavoro odierno ha più volte smentito e continua a farlo), affinché ogni uomo sia libero: libero di scegliere di vivere nella sua terra natia, libero di scegliere il lavoro che lo rende appagato e soddisfatto, libero di scegliere di quali persone circondarsi; libero di realizzare i propri sogni. Ho voluto fortemente che Handy nascesse nella mia terra madre, perché è qui che c’è la mia identità: la Puglia ha bisogno dei suoi figli, se non l’ameremo noi, chi lo farà?

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