I rami di ulivo diventano energia utile per l’aeroporto di Bari

Cosa succede ai rami d’ulivo dopo la potatura? Si sta testando un progetto innovativo che, utilizzando gli scarti della potatura, fornirà energia per alimentare la caldaia dello scalo aeroportuale Karol Wojtyla di Bari

 

Il progetto, semplice quanto innovativo, intende utilizzare le biomasse prodotte localmente, nello specifico gli scarti provenienti dalla potatura degli ulivi, presenti in maniera abbondante su tutto il territorio pugliese, per alimentare la caldaia dello scalo aeroportuale.

I residui di potatura degli olivi, spesso destinati alla combustione o allo smaltimento, vengono trasformati in una fonte energetica sostenibile, svolgendo così un ruolo chiave nel fornire energia all’aeroporto, dimostrando come sia possibile usare l’economia circolare nel settore energetico. L’Università di Bari ha condotto un’analisi dettagliata di questo sistema, valutandone la fattibilità sia dal punto di vista energetico che economico. La ricerca ha dimostrato come l’impiego di un’unità ORC (Organic Rankine Cycle) da 280 kWe possa soddisfare non solo il fabbisogno termico e di raffreddamento degli edifici dell’Aeroporto di Bari, ma anche contribuire significativamente alla produzione di energia elettrica.

Il progetto è stato avviato nel 2012, è ancora in fase di test, ma ha visto la realizzazione di un impianto di cogenerazione a biomassa da 280 kWe (quantità di energia elettrica prodotta). L’impianto, alimentato da sfalci di potatura degli olivi, produce energia elettrica, calore e raffreddamento, contribuendo a soddisfare il fabbisogno energetico dell’aeroporto e riducendo le emissioni di CO2.

Tipologia dell’impianto

Il terrapieno all’aeroporto di Bari Palese

Una centrale di cogenerazione, cioè un impianto che fornisce sia elettricità che calore, viene alimentata a biomassa agricola, cioè residui arborei derivanti dalla cultura dell’ulivo, approvvigionati obbligatoriamente attraverso la cosiddetta “filiera corta”. Questa tipologia d’impianto presenta il grande vantaggio di mettere a disposizione due diverse forme di energia, quella elettrica e quella termica, in un unico processo di trasformazione. L’energia termica, infatti, è ricavata dallo scarto della produzione elettrica, permettendo così di proseguire sulla strada di efficienza ed efficacia del processo energetico.

I dettagli del progetto

STEAM (una Società di Ingegneria e Architettura di Padova) si è occupata nel 2012 di redigere un’offerta tecnico-economica per la partecipazione alla gara indetta dall’Aeroporto Civile di Bari per la realizzazione e gestione di un sistema di cogenerazione basato sui residui arborei provenienti dalla coltivazione dell’ulivo. Ha sviluppato un progetto integrato per l’efficientamento energetico nell’ambito del Programma Operativo Interregionale 2007/2013 “Energie rinnovabili e risparmio energetico”, realizzato in accordo con Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ENAC e Regione Puglia.

Il team STEAM ha effettuato rilevamenti geologici che hanno consentito di valutare le condizioni geomorfologiche, lito strutturali e idrogeologiche dell’area così come analisi delle interferenze svolte in sito nel corso dei sopralluoghi e una verifica della fattibilità tecnica degli interventi proposti.

E’ stato inoltre eseguito uno studio di fattibilità ambientale con lo scopo di individuare le caratteristiche peculiari del territorio, di verificare gli aspetti programmatici e normativi in materia di tutela delle risorse naturali e di individuare gli eventuali impatti attribuibili all’opera in esame e al suo esercizio nonché di affrontare la localizzazione di misure di mitigazione e compensazione.

L’impianto di cogenerazione proposto da STEAM è basato sul ciclo Rankine Organico (ORC) ed è costituito da una caldaia a biomassa per la produzione di olio diatermico ad una temperatura di circa 300°C e un turbogeneratore che impiega l’olio diatermico (un fluido costituito da una miscela di idrocarburi minerali e/o sintetici impiegato nella trasmissione di calore) per riscaldare e vaporizzare un altro fluido che espande in turbina producendo energia elettrica.

I vantaggi di usare un fluido organico anziché acqua sono quelli di avere un flusso elevato e più lento, un maggiore diametro della turbina e una minore usura nel tempo di palette e parti meccaniche. Tale fluido, riscaldato dalla biomassa, viene fatto espandere in una turbina per generare energia elettrica. Il calore residuo viene poi utilizzato per produrre acqua calda o raffreddare gli edifici dell’aeroporto.

Un progetto a km. zero

Nell’aeroporto di Bari Palese è attivo anche un impianto fotovoltaico che contribuisce per il 30% al fabbisogno energetico dell’azienda

L’impianto è stato progettato per sfruttare al massimo le risorse locali. La biomassa utilizzata proviene da un raggio di 70 chilometri dall’aeroporto e contribuisce, così, a creare un’economia circolare nel settore energetico.

La nuova centrale a biomassa prevista è caratterizzata esternamente da un terrapieno in aderenza e continuità con la morfologia del terreno circostante, ad accoglimento delle funzioni secondarie (sistema di alimentazione, silos, stoccaggio, container ceneri, spazi del personale e infopoint). All’interno un involucro massiccio a pianta rettangolare, custodisce la sala macchine e gli impianti.

Il progetto sta dimostrando di essere economicamente vantaggioso, con un periodo di ritorno dell’investimento di soli 6 anni e un TIR (vale a dire il Tasso Interno di Rendimento) del 21% e l’impianto ha contribuito a ridurre le emissioni di CO2 dell’aeroporto di Bari di circa 1.200 tonnellate all’anno.

I vantaggi dell’utilizzo della biomassa

L’utilizzo della biomassa per la produzione di energia rinnovabile presenta numerosi vantaggi. Innanzitutto, la biomassa è una risorsa rinnovabile, che non produce emissioni di CO2 se utilizzata in modo sostenibile. Inoltre, è disponibile localmente il che vuol dire sostenere l’economia circolare.
Il progetto dell’impianto a biomassa segue la realizzazione di un impianto fotovoltaico. Sull’aeroporto di Bari sono installati dei pannelli solari da 200 Kilowatt che contribuiscono per il 30% al fabbisogno energetico dell’azienda.

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