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I RAEE e le abitudini di utilizzo degli italiani

Gente in fila per acquistare l'ultima generazione di cellulare

Nell’era del consumismo sfrenato – per un momento non teniamo conto del periodo di recessione che stiamo attraversando – la gente si è abituata a comprare e a buttare i rifiuti generati, ricomprare e ributtare e così all’infinito. Ci siamo mai chiesti, però, se tutto questo è davvero sostenibile per l’Ambiente che ci circonda?

Prima di buttare un oggetto, proviamo a riflettere se non sia possibile riciclarlo, recuperarlo, rivenderlo, regalarlo, scambiarlo o usarlo in modo diverso. Quando acquistiamo un oggetto, ci troviamo di fronte a imballaggi che possono essere di vario tipo, come carta e cartone, vetro, plastica o metallo che generano rifiuti riciclabili; poi ci sono i rifiuti pericolosi, come le pile o le batterie. E ci sono i rifiuti tecnologici, come il videogioco che si è rotto, cellulari, radio, computer, fax, videoregistratori, televisori.

Un mucchio di rifiuti elettronici composto in maniera prevalente da cellulari

Questi rifiuti sono chiamati RAEE, cioè Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che per funzionare hanno bisogno di un attacco elettrico oppure di pile o batterie. I RAEE sono tossici e pericolosi perché contengono metalli, come oro, argento, platino, rame e piombo, che possono creare un forte inquinamento dell’Ambiente. Queste sostanze, però, se recuperate e trattate in maniera adeguata, oltre a evitare un grande spreco di risorse possono essere reimpiegate nella produzione di nuovi beni.

La legge italiana ha disposto di separare, raccogliere e conferire questi tipi di rifiuti tecnologici in centri di raccolta dedicati presso le piattaforme ecologiche, oppure di consegnarli al rivenditore nel momento in cui si desidera sostituire un’apparecchiatura non più funzionante con un’altra nuova. I rivenditori, dal canto loro, devono assicurare il ritiro gratuito dell’apparecchiatura elettrica o elettronica vecchia e occuparsi.  Provvederanno poi loro al corretto smaltimento.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una corretta dismissione degli elettrodomestici che non sono più utilizzati perché obsoleti o fuori uso, Ecodom, il Consorzio italiano di Recupero e Riciclaggio degli Elettrodomestici, ha commissionato a Ipsos un’indagine quantitativa su un campione di cittadini italiani tra i 18 e i 74 anni. La ricerca sulle “abitudini di utilizzo e smaltimento dei RAEE da parte dei consumatori italiani” ha evidenziato che ogni famiglia tiene in casa, in media, più di 8 apparecchiature elettroniche rotte, vecchie o non più in uso, quasi il 20% del totale degli elettrodomestici posseduti. Alcune di queste apparecchiature sono obsolete (come ad esempio i videoregistratori o i monitor a tubo catodico), altre non sono più funzionanti. Tra queste apparecchiature meritano una citazione le pianole, 48 % dei casi, e i televisori a tubo catodico, 38% ma ci sono anche condizionatori portatili, boiler elettrici, friggitrici, tostapane, bollitori, macinacaffè, videoregistratori ecc.

“È importante informare e sensibilizzare i cittadini sulle corrette modalità di dismissione degli elettrodomestici rotti – afferma Giorgio Arienti, direttore Generale di Ecodom -, sia per incrementare la raccolta e raggiungere gli obiettivi imposti dalla Nuova Direttiva Europea (Pubblicata in Gazzetta Ufficiale dall’UE, il 4 luglio 2012. L’Italia è chiamata a recepire la Direttiva entro 18 mesi dalla pubblicazione), che impone il raggiungimento dell’85% di raccolta dei RAEE generati, o il 65% della media di apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti, sia per contribuire alla salvaguardia dell’Ambiente.”

Una lavatrice recuperata da ambientalisti di Greenpeaces sui fondali dell'isola del Giglio

Dallo studio di Ipsos, inoltre, emerge che il principale canale di dismissione dei cosiddetti “ingombranti”, cioè lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie, è rappresentato dalla Grande Distribuzione, che ritira l’elettrodomestico da buttare in cambio dell’acquisto di un’apparecchiatura equivalente, secondo il decreto sul “ritiro uno contro uno”, come già accennato.

Nel caso dei piccoli elettrodomestici, come tostapane, ferri da stiro, forni a microonde e di apparecchi informatici come le stampanti, desktop, tastiere e monitor, il canale preferenziale di dismissione è la municipalizzata locale. Mouse e tastiere, invece, sono gli apparecchi che più di tutti sono dismessi in maniera scorretta, cioè buttati nella spazzatura indifferenziata.

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